Racconti del giovedì. Terza Puntata.

Dopo la pausa per feste di Pasqua, torna il terzo incontro con le storie del giovedì scritte da Giuseppe Malandrino.

Preparatevi a scendere dal piedistallo…

 

Buona lettura!

FESTA SCUDETTO

Sono in casa da giorni. Devo dare una scossa alla mia apatia. Dai. Mi faccio una bella doccia calda, mi riempio di borotalco che neanche Luigi XV, brillantina stile mio nonno nei capelli, Paul Smith leggero intorno al collo come unica nota di colore e poi mi riempio di nero che sfina, è elegante, sta bene con tutto e tutto il resto.

Sento Andre; fra un paio d’ore è in piazza. Cosa faccio un paio d’ore vestito come un damerino in casa? Vada per il giro sotto i portici.

Piove. Ho una porta-finestra a 4 ante ma la mia furbizia evidentemente ne ha a malapena una. Avessi guardato prima. Comunque; ho l’ombrello, no? E poi è solo fino ai portici…

Appena li raggiungo capisco che oltre che alla finestra avrei dovuto prestare attenzione anche alla televisione. La Juve ha deciso di vincere lo scudetto proprio oggi riversando orde di tifosi in tutto il centro. Io, per vincere qualcosa a mia volta, provo con il record di imprecazioni trattenute in un minuto.

Decido comunque di arrivare in piazza Castello dedicandomi ad uno dei miei hobby preferiti: commento critico-estetico del passante. I passanti sono perlopiù i reduci dello stadio con birre in una mano e bandiere nell’altra. “Stai calmo e passala a Pirlo” è la maglietta che va per la maggiore. Io sto anche calmo, ma qui di pirli ne passano parecchi; jeans con cuciture improbabili che si afflosciano abbondanti su sgargianti scarpe da ginnastica, portati in giro da camminate strascicate e piedi accoglienti, aperti come le braccia di una madre quando torna il figlio in congedo. Sciarpe e magliette bianconere; anche loro sono dei vincenti. Puzza di birra e kebab. Cori. Ignoranza.

Mi viene quasi da ridere vedendomi da fuori.

Torno indietro e mi fermo sotto un portichetto di piazza Vittorio. Ho fame. Tiro fuori la mela.

Dopo 2 morsi mi passa davanti una coppia di vecchietti. In un attimo bam! Lei scivola, ma dal tonfo sembra cadere dal terzo piano, e non contenta, si tira giù anche il compagno. Vado a soccorrerli. Porgo il braccio a lei, a lui ci pensa qualcun altro. “Signora si sente bene?”. Niente. “Vuole sedersi un attimo?”. Niente. E’ sotto shock. Appena si alza l’uomo lo prende sotto braccio e se ne va, senza dire una parola.

Anni di psicologia mi hanno insegnato a rimandare una gratificazione. Sorrido nel vederla andare via, capendo che al momento ha pensieri più impellenti che quello di ringraziarmi.

Li guardo allontanarsi, poi ritorno alla mia mela. No. Si è sporcata di terra. La butto. Vabbè. Però… sento puzza… Ma si, è puzza di merda! Che ne abbia pestata una? Sinistra no. Destra no. Eppure… Noooo! Cremosa e fumante ce l’ho spalmata sul braccio! Capisco al volo l’iter: merda per terra – vecchietta per terra – vecchietta su braccio – merda su braccio.

Torno a casa. “Ma tu guarda ad aiutare i vecchi!”. La verità è che c’è voluta la saggezza di un’anziana per rimettermi al mio posto.

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L’autore

Giuseppe Malandrino, classe 1984, altoatesino di nascita, sangue siciliano, il cuore a Torino e la residenza a Milano.

Nella vita si è laureato in psicologia, lavora nelle risorse umane e corre, corre tanto.

Scrive racconti di vita quotidiana. I protagonisti delle sue storie potrebbero essere i tuoi vicini di casa, i tuoi colleghi. Tu stesso.

 

Per info: malagiuseppe@hotmail.it

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