Lune-di lettura, 20 marzo 2017

Arriva la primavera e si assiste al rinascere della vita.

In questo lunedì vi consiglio un libro per rinascere ogni giorno dell’anno: Piccoli esperimenti di felicità, di Hendrik Groen (edizioni Longanesi). Caso letterario del 2015, è rimasto per diverse settimane in testa alle classifiche di vendita dopo la sua uscita in Olanda ed è stato tradotto in diverse lingue.

Un libro che fa riflettere sulla condizione degli anziani nelle case di cura, sull’eutanasia, sul concetto del tutto personale di vita meritevole di essere vissuta.

“Martedì, 1° gennaio 2013

Anche quest’anno i vecchi continueranno a non piacermi. Il ciabattare dietro i girelli, l’impazienza fuori luogo, le lagne interminabili, i biscottini con il tè, i sospiri e i mugolii.

Ho ottantatrè anni e un quarto”

 

La vecchiaia è la fine di tutto? Si può vivere senza un progetto, uno scopo?

Prima di arrendersi e concedersi la dolce morte, Hendrik, un arzillo vecchietto olandese ospite di una casa di cura e narratore della storia, fonda il piccolo club dei “Vecchi ma non ancora morti”.

Perché?  Per visitare un casinò, partecipare ad un workshop di cucina e ad un corso di tai chi. Insomma, vuole vivere al massimo quello che potrebbe essere il suo ultimo anno su questa terra.

Piccoli esperimenti di felicità è la cronaca diretta e senza filtri di un anno di vita, per ricordarci che si può sfidare la sola attesa della morte, destino cui spesso sono costretti gli anziani ospedalizzati, semplicemente vivendo.

Un libro sulla vita, per apprezzarla dall’inizio alla fine.

Buona primavera!

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“Non sarà una guerra contro i mafiosi a cambiare Brancaccio, ma la resistenza paziente e costante all’ignoranza e alla miseria.”

Dopo essermi innamorata della sua ultima uscita, L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita, ho deciso di leggere subito un altro romanzo di Alessandro D’Avenia.

Sto parlando di Ciò che inferno non è, edito da Mondadori nel 2014.

Romanzo che anticipa alcuni temi trattati poi nell’Arte di essere fragili come l’adolescenza, la ricerca della bellezza e del senso della vita.

“Cosa è tutta questa vita scomposta dentro di me a cui non riesco a dare nome?”

Ciò che inferno non è è un romanzo di formazione, che attinge a piene mani dalla biografia del suo autore, nato in quella parte di Sicilia che fa da sfondo alla storia.

Protagonista è il diciassettenne Federico, nato e cresciuto nella Palermo bene in una famiglia benestante. Come tutti gli adolescenti però, nonostante la vita agiata e dal luminoso futuro già scritto per lui, è pieno di domande sulla vita e sul mondo. Perché l’adolescenza è realmente “un miscuglio di parole ancora non articolate nella sintassi del futuro”.

Siamo nell’estate del 1993 e Federico è coinvolto da Padre Pino Puglisi (affettuosamente soprannominato 3P) in attività di volontariato a Brancaccio, quartiere di periferia controllato dagli uomini di Cosa Nostra. Siamo esattamente un anno dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio e durante l’ultima estate di Padre Puglisi che sarà ucciso dalla mafia nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, il 15 settembre 1993.

In questa calda estate dei primi anni ’90, Federico scopre il lato più oscuro e crudele della sua città, buttato fuori dal guscio protettivo in cui lo vorrebbe costretto la sua famiglia, che cerca per lui il meglio: l’istruzione migliore, costose vacanze studio, le giuste amicizie.

Nelle settimane trascorse a Brancaccio Federico impara a conoscere le vite dei ragazzini che frequentano il quartiere: Francesco, Maria, Dario, Giovanni, Serena e soprattutto Lucia. Tutti bambini e ragazzi dal passato problematico e dal difficile presente.

La figura di Federico, con le sue fragilità, la sua profondità e il suo amore per gli autori classici, è sicuramente la trasposizione letteraria proprio di D’Avenia, che sappiamo aver conosciuto padre Puglisi da adolescente poiché il prete fu docente di religione proprio nel liceo frequentato dallo scrittore.

“Non basta leggere libri per essere uomini. Non bastano pensieri buoni per essere uomini buoni”.

Ciò che inferno non è è un romanzo sulla vita e su chi la dedica al prossimo in modo gratuito, poiché se è giusto ricordare chi ha combattuto la mafia con le armi della legge, Falcone e Borsellino prima di tutti, è altrettanto giusto ricordare chi l’ha fatto con le armi dell’amore e con la sola forza delle proprie braccia.

“Due uomini stanno camminando su una spiaggia, una tempesta ha scaraventato sulla sabbia un tappeto di stelle marine. Sembra un cielo stellato al contrario. Il sole le sta bruciando, senza pietà. Le stelle marine si contorcono lentamente, prima di cristallizzarsi del tutto. Uno dei due ogni tanto si china a raccoglierne una e la ributta in mare. Sono migliaia e migliaia. L’altro ha fretta di tornare a casa e gli dice <<Che vuoi fare, ributtarle tutte in mare? È impossibile. Ci vorrebbe una settimana. Sei matto?>>. L’altro gli mostra la stella marina che ha in mano, e subito prima di lanciarla in acqua risponde: <<Pensi che lei dirà che sono matto?>>”

Penso che il senso del romanzo stia tutto qui. Nel rispettoso ricordo dovuto a chi ha provato a salvare quelle stelle, quelle vite, una a una, con fatica ma sempre con il sorriso sulle labbra a mascherare il sudore sulla fronte. Non dando retta a chi lo credeva pazzo. Amando la vita ma pronto a sacrificare la propria per gli altri, secondo un senso di altruismo in parte sicuramente riconducibile alla propria fede cattolica, ma soprattutto l’altruismo di chi rispetta ogni forma di Vita in quanto tale.  Che è pronto, in un estremo atto d’amore, a perdonare anche i propri carnefici, riconoscendo in loro gli stessi occhi dei bambini che cercava di salvare ogni giorno.

Perché questo sappiamo dalle confessioni di chi ha ucciso Padre Puglisi: che ha sorriso davanti agli uomini che stavano per ammazzarlo; li stava aspettando. Un uomo che ha portato con sé il sorriso anche nel suo ultimo viaggio, consapevole di non aver nessun rimpianto: ha dato e ricevuto tutto.

Ciò che inferno non è è un romanzo sulla libertà negata a chi è costretto a nascere e vivere dove la mafia è l’unica scuola, dove l’omertà è l’unica maestra e la violenza è la penna con cui scrivere il proprio destino.

Un romanzo per meditare che anche questo è stato, e che la mafia che è stata capace di ammazzare un prete innocente esiste ancora. Un libro da leggere di pancia e di cuore, tutto d’un fiato.

“ […] Inferno è ogni bellezza volontariamente interrotta. […] Inferno è non vedere più l’inferno. […] Miseria. Ignoranza.”

Ciò che inferno non è è la storia della speranza di un uomo che, da solo, ha combattuto contro quell’inferno nell’unico modo in cui era capace: facendo il prete. Cercando di portare i bambini lontano dalla strada, perché è proprio dai bambini che si deve ripartire per ricostruire un futuro che inferno non è. Battendosi per avere nel quartiere di Brancaccio servizi che potrebbero sembrare assolutamente scontati: fognature, una scuola media, un giardino.

La storia di un uomo che si è battuto con tutta la forza di chi è consapevole che esiste una vita che continua oltre la propria, ed è per quel futuro che si deve lavorare. Che per quella idea di futuro vale anche la pena morire.

“Se nasci all’inferno hai bisogno di vedere almeno un frammento di ciò che inferno non è per concepire che esista altro.”

Alla fine del libro, D’Avenia ringrazia il lettore che ha impiegato delle ore del suo tempo per leggere il libro. Vorrei invece ringraziare lui per averlo scritto, per la fortuna che nel nostro paese esistano degli autori così raffinati e profondi.

Il sacrificio di Padre Puglisi non è stato vano: a Brancaccio la scuola media intitolata a suo nome è stata inaugurata il 13 gennaio 2000.

Lui non ha potuto vederla. Come ci ricorda D’Avenia: chi semina datteri sa che non mangerà datteri, perché ci vogliono almeno due generazioni perché l’albero dia frutto.

Ma prima o poi il frutto arriva.

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“Soprattutto, non temete i momenti difficili. Il meglio viene da lì.” Rita Levi Montalcini 

Non ho resistito. 

Dopo averne tanto sentito parlare oggi ho ceduto. 

Regalo per mia figlia Gaia, augurandole di prendere ispirazione da una di queste grandi donne. 

Buona serata con Veronica Henry

“Quindi era per quel motivo che la gente leggeva. Perché i libri spiegavano le cose – come pensavi, come ti comportavi – e ti facevano capire che non eri l’unico a fare quello che facevi o a provare quello che provavi.”

Quando l’amore nasce in libreria (How to find love in a book shop, Garzanti, 2017)

http://www.veronicahenry.co.uk

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Condivido, realistica e lucida descrizione di questo mondo.

Ho visto gatti farsi selfie e pubblicarli su Instagram Ho visto bambini scocciati di essere sempre fotografati Ho visto ragazze spogliarsi per fare una foto e vestirsi per fare una doccia Ho visto persone fotografare un piatto di pasta caldo e mangiare un piatto di pasta freddo Ho visto gente attraversare la strada senza guardare […]

via Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare — MetropoliZ blog

Lune-di Lettura, 13 marzo 2017

Approfitto della luna piena, che questa notte ci ha regalato, e di questo lunedì ormai iniziato, per inaugurare una nuova rubrica: Lune-di Lettura.

Libri per iniziare la settimana in modo positivo ed esorcizzare l’ansia del lunedì mattina. Brevi consigli per libri che portano buonumore (di ansie e tristezze ne abbiamo già tante, troppe, tutti!).

Il libro di oggi è stato una scoperta della scorsa estate, acquistato prima di una breve vacanza in campeggio sul fiume Trebbia: Alla fine andrà tutto bene (e se non va bene … non è ancora la fine) romanzo del 2014 edito da Feltrinelli, della giornalista e scrittrice madrilena Raquel Martos. In realtà è più corretto dire che l’autrice è stata una piacevole scoperta, con il suo stile semplice e scorrevole, da chi mastica tutti i giorni la comunicazione pubblicitaria e televisiva.

Cosa succede nella vita di un persona costretta per settimane ad un silenzio forzato? Cosa accade quando si è costretti ad ascoltare veramente chi ci sta intorno?

Lo scopriamo attraverso le parole di Clara Díaz, la protagonista del romanzo, presentatrice radiofonica che sta vivendo un momento di crisi lavorativa e personale ed è costretta, oltretutto, a restare in silenzio per sei settimane a causa di una operazione alle corde vocali.

Alla ricerca del suo nuovo posto nel mondo, scoprirà che si può comunicare non solo attraverso le parole e che tutti i momenti di crisi nella vita sono, appunto, solo momenti.

Un libro leggero adatto a queste prime giornate di sole, da leggere sul terrazzo di casa, per staccare i pensieri per qualche ora e guardare i problemi della vita quotidiana dalla giusta prospettiva.

“Tutti ad un certo punto della nostra vita abbiamo sentito che non siamo in grado di andare avanti, che non ci resta niente per cui lottare, né voglia, né forze per provarci, ma poi ci riusciamo o almeno ci proviamo. A quel punto ci alziamo, ci scrolliamo di dosso la polvere della caduta e continuiamo a camminare con i graffi sulle ginocchia”

Della stessa autrice: I baci non sono mai troppi, Feltrinelli (2014)

Buon lunedì, lettori!

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Luna, 12 marzo 2017

Perdonami Luna,

se continuo a cercarti.

Perdonami Luna,

se torno a fotografarti.

Così bella.

Così nuda.

Non ti nascondi.

Sempre la stessa

eppure,

nella tua pienezza,

sempre nuova.

 

Paola Cavioni

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Decadentismo VS Beat generation

Il destino offre strane associazioni.

Oggi nascono Gabriele D’Annunzio (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1 marzo 1938) e Jack Kerouac (Lowell, 12 marzo 1922 – St. Petersburg, 21 ottobre 1969).

“Bisogna fare la propria vita, come si fa un’opera d’arte. Bisogna che la vita d’un uomo d’intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui.”

Il Piacere, G. D’Annunzio, 1889

“Nella vita non c’è altro che viverla, e basta. “

Angeli di desolazione (Desolation Angels), J.Kerouac, 1965

 

 

Altro giro, altra giostra

In attesa della giusta ispirazione per scrivere, si continua a leggere.

Oggi si incontra Richard Yates.

Panoramiche di marzo

Aspettando la primavera:

  • Una vita per l’arte, di Peggy Guggenheim, Rizzoli Editore (1979)
  • Revolutionary Road, di Richard Yates, Minimum Fax (1961)
  • Il terzo uomo sulla luna, di Francesco Gazzè, Dalai Editore (2002)
  • Quando l’amore nasce in libreria, di Veronica Henry, Garzanti Editore (2017)
  • Ciò che inferno non è, di Alessandro D’Avenia, Mondadori (2014)

marzo