Righe a me stessa, per il mio compleanno

13 agosto 2020

There are places I’ll remember
All my life, though some have changed
Some forever, not for better
Some have gone, and some remain
All these places had their moments
With lovers and friends, I still can recall
Some are dead, and some are living
In my life, I’ve loved them all

In My Life, Beatles

“Nel mezzo del cammin di nostra vita…”

Inferno, Canto I

Dante Alighieri

I trentacinque anni possono essere ancora considerati la metà del cammino?

Parrebbe di no, visto che i quaranta sono i nuovi venti. Così dicono.

Sotto certi aspetti, mi sembra di averla già superata questa metà, se non anagraficamente almeno per tutto quello che ho vissuto fino a oggi.

Perché la Vita fino a qua non mi ha risparmiato proprio nulla, nel bene e nel male.

Spero però, come Dante, che il cammino mi riservi anche un po’ di Paradiso dato di inferni ne ho già passati a sufficienza per un paio di vite ancora.

La morte di mio fratello Stefano quasi dodici anni fa, superata con non poca fatica (superata?) e a fine marzo quella di mio papà. Due dei miei punti di riferimento, metà della mia famiglia volata via troppo presto, in modo ingiusto e improvviso, senza nemmeno la consolazione di un saluto.

Dolori indescrivibili, due buchi nell’anima. Ma anche gioie immense: i miei figli Gaia e Francesco che ogni giorno mi ricordano che “vale la pena vivere”, come canta Ligabue.

E tante altre esperienze. Una laurea, un master, viaggi per il mondo, decine di lavori e tre traslochi per arrivare finalmente nella casa dei miei sogni, un uomo (con la U maiuscola) vicino che mi fa sentire amata ogni giorno, pur nelle difficoltà della vita di coppia.

Ho la fortuna di avere ancora mia madre e mia sorella a darmi forza e a riceverla da me.

Ho accanto amiche sincere, pazze come me, sulle quali posso sempre contare e amici che mi hanno adottato come una sorella e che sono una ricchezza per l’anima.

Quindi ho ancora comunque tanto per cui essere grata.

Una vita piena, pur nelle sue avversità. Sogni realizzati, altri da realizzare, altri ancora che so che non realizzerò mai ma che ancora non posso dire infranti.

Sono nata esattamente un mese dopo il Live Aid di Wembley, oggi sono trentacinque anni e quest’anno più che mai, dopo tutte quello che è successo nella mia vita e nel mondo, mi chiedo se la direzione che sto dando alle vele sia quella giusta.

Ho nei ricordi della mia infanzia le immagini della guerra nei Balcani, ricordo perfettamente dove ero nel momento in cui seppi dell’attacco alle Torri Gemelle, ho visto alla televisione le immagini di guerre e tsunami, pensavo di essere pronta a tutto ma mai nella vita avrei pensato di dover affrontare anche una pandemia, con due figli a cui dover rendere conto di un mondo che non è quello che mi ero immaginato per loro.

I trentacinque anni dovrebbe essere l’età della maturità, delle certezze, delle conferme e della affermazione personale e nel lavoro. Anche in questo caso, così dicono.

Perchè non riesco a sentire tutte queste certezze, le uniche sicurezze stanno nelle persone che amo, mentre tutto il resto è in continuo mutamento. Penso però che nel mutamento sta la vita stessa, un po’ come accade nella natura, dove muore chi sta fermo, chi non si adatta, chi rimane immobile. Solo la materia inanimata non cambia mai. O forse questa percezione di continuo mutamento è solo perché la natura umana è sempre alla ricerca di un po’ di pace, e in questo senso sento di dovere ancora fare pace con parecchi aspetti della mia vita.

Sono in quella età in cui apprezzo e stimo chi mi apprezza e ha stima di me. Chi crede in qualcosa, che ha dei valori. Non stimo le anime vuote e superficiali e chi non si mette mai in discussione. Questa lo so per certo.

Ma devo trovare un equilibrio su tante cose, primo fra tutti fare pace con la mia malinconia, che conoscono in pochi perché mascherata da sempre dietro un sorriso.

Devo fare pace con la mia insicurezza, che poi è solo un’altra faccia della dolcezza che ho ereditato da mia madre.

Devo ancora imparare a fare pace con il mio corpo, con il mio mangiare troppo o troppo poco, con le smagliature, con la curva morbida dei miei fianchi e le miei gambe da camminatrice. Con i miei capelli, che diventano mossi quando li vorrei lisci e viceversa e che iniziano a diventare bianchi sulle tempie.

Devo fare pace con il senso di giustizia che mi ha trasmesso mio padre, che spesso mi fa sentire inadeguata in questo mondo dove sembra sempre vincere il più furbo e non l’onesto.

Devo ancora fare pace con il mio essere incostante, aspetto del mio carattere legato a doppio filo al mio animo bohémien e artistico.

Devo fare pace con le mie frustrazioni e la mia eccessiva empatia, che mi porta a volere aiutare sempre tutti, ma che alla fine mi fa dimenticare di aiutare me stessa. Devo fare pace con la mia fretta di vivere, che non mi fa apprezzare nel modo migliore le cose che ho qui ed ora e che mi ha fatto sempre avere una testa “da adulta” fin da quando ero bambina.

Devo ancora riuscire a nuotare nell’acqua alta e non avere paura, voltandomi, nel vedere che mio papà non è più fisicamente al mio fianco, come ha sempre fatto per tutta la sua vita.

Spero di avere ancora tempo nella vita per poter fare pace con questi e altri aspetti.

E se non proprio pace, almeno avere un po’ di tregua di tanto in tanto.

Quello che mi auguro per questo compleanno, se posso esprimere un desiderio come si fa la notte di San Lorenzo, è di poter vedere ancora un po’ di mondo nei prossimi venti o trent’anni, zaino in spalla e i miei bambini per mano.

Vorrei poter regalare ai miei figli tante esperienze, perché so che solo quelle posso lasciare in eredità. Regalare loro ogni volta occhi nuovi con cui vedere le cose.

Regalare loro la fiducia nel prossimo in una società che vedo sempre più chiusa, a dispetto della globalizzazione. Regalare loro la serenità nel lasciarli andare quando sarà il momento e saranno grandi.

E poi mi auguro di trovare un pò di equilibrio su questa Terra che trema così spesso.

Non è ancora un bilancio, spero di avere il privilegio di invecchiare per poter fare bilanci più in là nella mia vita, è solo una riflessione e un augurio che faccio a me stessa, a metà del mio cammino.

Buon compleanno, buon compleanno a me.

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“Cominciai a sognare anch’io insieme a loro, poi l’anima d’improvviso prese il volo …”

Il destino non gli ha concesso il lusso – o la sfortuna? – di invecchiare.

Il tempo non è riuscito a cancellare la sua memoria.

La sua poesia lo ha reso immortale.

“Mille anni al mondo mille ancora
che bell’inganno sei anima mia”

Buon compleanno Faber, ovunque tu sia.

 

Fabrizio De Andrè  (18 febbraio 1940 – 11 gennaio 1999)

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