“L’amore non è una né una favola né una tragedia: è quel che sta nel mezzo” righe su “Epiche, amiche e innamorate”.

 

WDM32547
Arianna a Nasso, della pittrice preraffaellita Evelyn de Morgan (1877)

 

Alla fine è solo colpa di Zeus se noi poveri esseri umani ci affanniamo tutta la vita, o buona parte di essa, a ricercare l’Amore Perfetto, l’altra metà della mela, la nostra anima gemella, l’essere che ci completa e che ci fa sentire invincibili e perfetti. L’amore che ci fa credere all’Eternità.

Nella mitologia greca troviamo non solo l’origine e la spiegazione di tutti i patimenti d’amore, ma anche l’amore in tutte le sue forme, più o meno positive. L’amore corrisposto ma osteggiato dagli eventi, l’amore tradito, l’amore offeso, l’amore non corrisposto, l’amore violento.

Tutte queste forme d’amore, viste attraverso gli occhi di donne immortali e moderne, sono presenti nel primo romanzo di Chiara Bernocchi, Epiche, amiche e innamorate, per il quale la casa editrice Bookabook ha di recente lanciato una campagna di crowdfundin per procederne con la pubblicazione.

Arianna e Didone, Andromaca e Penelope, Psiche e Calipso, Eco e Dafne, Atena e Teti: sono loro le protagoniste del romanzo, le voci che si raccontano in un insolito scambio di lettere a metà strada fra l’epistolario classico e lo scambio di email fra amiche dei nostri tempi.

Lettere che raccontano storie epiche, precedute da canzoni contemporanee che fanno da colonna sonora a struggimenti d’amore immutabili nei secoli.

Un romanzo che riesce a distinguersi, perché non è semplice scrivere di epica nel 2017, che invoglia il lettore a scoprire le storie di queste eroine (pochi sanno, ad esempio, che il termine “piantare in asso” deriva etimologicamente proprio dalla mitologia greca, più precisamente dalla storia dell’amore tradito di Arianna per l’ateniese Teseo, che si libera della donna “piantandola in Nasso”, fuggendo mentre la donna dorme sull’isola del Mar Egeo). Lettere che ci mostrano il lato umano, fragile, volitivo e anche vendicativo di queste figure mitologiche.

[…] L’altra è colei che s’ancise amorosa,
e ruppe fede al cener di Sicheo […]

Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto V

Ad aprire le danze con la prima lettera c’è Didone e il racconto del suo amore tragico per l’eroe Enea. Una donna che non trova pace per essere stata abbandonata, che ancora si strugge e dispera, lei che per amore dell’eroe ha disonorato il ricordo del primo marito Sicheo.

Lei che per la disperazione dell’abbandono si uccide proprio con la spada dell’amato.

Un amore senza lieto fine, che non ha tregua neanche dopo la morte.

La Storia ci racconta infatti che Enea e Didone si rincontrano nell’Ade. Qui l’anima della donna, che non ha dimenticato l’offesa e l’affronto per essere stata abbandonata, si ricongiunge con quella del marito e non degna di uno sguardo l’amante fedifrago.

Questo a ricordare che, da sempre, le donne sanno non dimenticare e non perdonare.

C’è poi Arianna, la disillusa.

Arianna, figlia del potente re Minosse, che con il suo filo libera Teseo dal labirinto di Cnosso e che poi, sedotta e pure incinta, viene abbandonata sull’isola di Nasso. Ma all’orizzonte sta già arrivando Dioniso, e sarà tutta un’altra faccenda.

E poi Eco che ama Narciso talmente tanto da rimanere inebetita e incapace di parlare. In grado solo di ripetere le ultime parole pronunciate dall’amato.

E ancora, ecco che arriva Dafne a raccontarci la sua storia fra una riga e l’altra, prima di tramutarsi in pianta di alloro per sfuggire all’amore molesto di Apollo.

Storie di donne, di divinità, di eroine e ninfe, alternate a riflessioni sull’amore e sulla vita scritte con una saggezza che supera di gran lunga la giovane età dell’autrice, una novità da leggere assolutamente.

 

Queste poche righe solo per incuriosirvi ed invitarvi a partecipare alla campagna promossa da Bookabook dal link:

https://bookabook.it/libri/epiche-amiche-innamorate/

Buona lettura!

L’autrice: Chiara Bernocchi

Chiara Bernocchi è laureata in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano. Il suo racconto breve “La prima cosa bella” ha ottenuto il secondo posto nella sezione giovani del premio letterario 2016 del Centro Culturale Antonianum di Milano.
“Epiche, amiche e innamorate” è il suo primo romanzo.

 

Largo ai lettori: cos’è Bookabook?

Bookabook è prima piattaforma italiana di crowdfundin, un sito che lascia ai lettori un grande potere: quello di scegliere quali libri meritano di essere pubblicati.

Con il suo innovativo modo di fare editoria, bookabook propone, oltre ad una selezione di libri già acquistabili in formato ebook o cartaceo, una serie di campagne online per autori emergenti.

Il lettore, che diventa in qualche modo anche editore, può leggere gratuitamente una breve anteprima del romanzo ed effettuare un preordine. Raggiunta la soglia prevista per quella campagna, il libro viene pubblicato e  spedito a chi ha effettuato il preordine.

Sopra le 50 copie pre-ordinate, il lettore riceve in ogni caso la sua copia, nel formato che ha scelto.
Sotto le 50 copie pre-ordinate dai lettori è previsto invece un rimborso, questo per tutelare tutto coloro che hanno effettuato un ordine.

 

Annunci

Lune-di … cinema, 24 aprile 2017. Righe su Basilicata Coast to Coast (Italia, 2010)

basilicata coast to coast.jpg

Per iniziare questa settimana con un sorriso e un pensiero positivo, oggi non voglio consigliarvi un libro ma questo film, vincitore di ben tre David di Donatello nel 2011 (Miglior regista esordiente, Miglior musicista, Miglior canzone originale).

“Ci sono quattro musicisti, un cavallo ed un carretto.”

Sembra l’inizio di una barzelletta, come ci sono un italiano, un francese e un inglese.

Invece è la trama, in breve, dell’originale prima riuscitissima prova alla regia dell’attore Rocco Papaleo.

I quattro musicisti sono amici dalle storie diverse, accomunati dall’amore per la musica. Sono Nicola Palmieri (Rocco Papaleo), il capobanda, insegnante di liceo artistico con una moglie “ingombrante” e una grande voglia di rivincita; Franco Cardillo, interpretato da Max Gazzè alla sua prima prova d’attore, falegname muto come un pesce dopo la morte della donna amata; Salvatore Chiarelli (Paolo Briguglia) alla chitarra, ex studente di medicina che ha perso la fiducia nelle donne, ed infine Rocco Santamaria (Alessandro Gassman), alle percussioni, classico personaggio televisivo che ormai vive della gloria passata. Insieme formano il quartetto Le Pale Eoliche.

In un giorno di settembre, su idea di Nicola, il gruppo decide di partire a piedi da Maratea per raggiungere un festival musicale sulla costa ionica, a Scanzano Ionico. Un percorso di circa 150 km, in macchina meno di due ore, che i quattro decidono però di fare a piedi, in una strano tour, una sorta di strano Cammino di Santiago lucano alla ricerca di loro stessi.

In questo viaggio sono accompagnati dalla giovane Tropea Limongi (Giovanna Mezzogiorno), giornalista di una locale televisione parrocchiale, figlia di un noto politico, che sembra insofferente ad ogni cosa, per prima cosa allo strano gruppo musicale, e cronicamente incapace di appassionarsi a qualcosa che non sia la macchina da presa.

Fino a qui la trama.

Perché consiglio questo film?

Perché dietro l’aspetto comico più immediato di questa storia si nasconde, a mio parere, molto altro.

Il tempo

Nel viaggio gli amici si prendono tutto il tempo che vogliono per arrivare a Scanzano, tanto che viene da chiedersi “ma non hanno un cazzo da fare?”. E qui c’è la prima bellissima riflessione.

Il tempo come dono.

Siamo realmente capaci di meritarlo? si chiede Nicola all’inizio del film.

Sempre talmente presi da mille cose  inutili e ripetitive nella nostra vita che spesso ci dimentichiamo che ogni giorno è unico, e come tale andrebbe vissuto. Prendersi del tempo per coltivare le proprie passioni, per impossessarsi di ogni secondo, per vivere ogni respiro non come se fosse l’ultimo ma come se fosse sempre il primo. Per iniziare e finire la giornata con una domanda: cosa farò di buono oggi e cosa ho fatto di buono oggi?

La ricerca di se stessi

Il viaggio è sia metafora della vita che esplorazione alla ricerca della propria identità.

Come dice il noto proverbio cinese “chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita”. Ognuno dei partecipanti di questo strano cammino riesce a sistemare qualche aspetto della propria vita di cui non era soddisfatto.

Nicola dimostra finalmente alla moglie di essersi impegnato in un progetto e di averlo portato a termine. Franco capisce di provare qualcosa, ricambiato, per la spigolosa Tropea, riuscendo persino a farla sorridere. Salvatore, dopo aver salvato un uomo dopo un incidente stradale, decide di tornare in università per diventar finalmente medico. Rocco capisce che i suoi giorni di fama sono finiti e che è giunto il momento di cercarsi un lavoro vero.

In questo caso non importa quale sia la meta, ognuno ha la sua, ma è nel viaggio che si scopre dove indirizzare le proprie energie.

La Basilicata

Rocco Papaleo è nato proprio a Lauria, provincia di Potenza, una delle tappe toccate dal viaggio.

In questo film il sud Italia torna ad essere teatro di storie positive, scanzonate, comiche, di speranza, non solo affresco di storie di mafia e criminalità organizzata come troppo spesso, purtroppo, il cinema italiano ci ha abituato.

Nel film c’è anche un omaggio a Carlo Levi. L’autore del romanzo Cristo si è fermato ad Eboli venne confinato ad Aliano, in provincia di Matera, dal regime fascista, e proprio nel piccolo comune lucano è sepolto.

L’amore

Il film è un inno all’amore. Un inno non solo ai nuovi amori che nascono, ma anche a quelli che resistono nel tempo.

Bellissima la scena nella quale il gruppo si rifugia in una vecchia di campagna per sfuggire ad un acquazzone, parlando con l’anziano proprietario gli chiedono come mai non abbia il televisore:

“Ma veramente non avete la televisione?”

“E quando la guardo la televisione? Lavoro tutto il giorno.

“E scusate, ma non la potete guardare la sera?”

“La sera guardo mia moglie”

Penso che se tutti alla sera guardassero la propria moglie o il proprio marito invece che la televisione ci sarebbero molti meno divorzi e molti più bambini in questo paese.

In questo breve scambio di battute c’è una delle più belle dichiarazioni d’amore che io abbia mai sentito.

Un ultimo consiglio prima di lasciarvi alla scoperta della pellicola.

Alla fine del film alzate al massimo il volume e godetevi ogni singola nota della meravigliosa Mentre dormi di Max Gazzè.

Buona settimana a tutti.

 

Paola

 

Mentre dormi

Mentre dormi ti proteggo

E ti sfioro con le dita

Ti respiro e ti trattengo

Per averti per sempre

Oltre il tempo di questo momento

Arrivo in fondo ai tuoi occhi

Quando mi abbracci e sorridi

Se mi stringi forte fino a ricambiarmi l’anima

Questa notte senza luna adesso

Vola tra coriandoli di cielo

E manciate di spuma di mare

Adesso vola

Le piume di stelle

Sopra il monte più alto del mondo

A guardare i tuoi sogni arrivare leggeri

Tu che sei nei miei giorni

Certezza, emozione

Nell’incanto di tutti i silenzi che gridano vita

Sei il canto che libera gioia

Sei il rifugio, la passione

Con speranza e devozione

Io ti vado a celebrare

Come un prete sull’altare

Io ti voglio celebrare

Come un prete sull’altare

Questa notte e ancora

Vola tra coriandoli di cielo

E manciate di spuma di mare

Adesso vola

Le piume di stelle

Sopra il monte più alto del mondo

A guardare i tuoi sogni arrivare leggeri

Sta arrivando il mattino

Stammi ancora vicino

Sta piovendo e non ti vuoi svegliare

Resta ancora, resta per favore

E guarda come

Vola tra coriandoli di cielo

E manciate di spuma di mare

Adesso vola

Le piume di stelle

Sopra il monte più alto del mondo

A guardare i tuoi sogni arrivare leggeri

Vola

Adesso vola

Oltre tutte le stelle

Alla fine del mondo vedrai, i nostri sogni diventano veri

Trovate la scheda completa del film su:

http://www.mymovies.it/film/2010/basilicatacoasttocoast/

 

 

 

Lune-di lettura, 10 aprile 2017

magari domani resto

Magari domani resto, di Lorenzo Marone, Feltrinelli 2017

“Che buffa la vita, ti impegni con tutta te stessa a sembrare diversa da tua madre, anno dopo anno, e poi, a un certo punto, una mattina qualsiasi, ti guardi allo specchio e rivedi il suo volto, le sue stesse rughe, e gli occhi stanchi. E sorridi alla tua immagine riflessa per ritrovare l’antica sensazione di fiducia che provavi a un suo sorriso.”

Sicuramente non sono la prima a elogiare l’ultima uscita di Lorenzo Marone.

Non sarò neanche l’ultima a tessere le lodi di questo romanzo uscito a febbraio del 2017 ed entrato subito nella sestina del premio Bancarella.

Un successo che si comprende fin dalle prima pagine del libro, una storia che riesce ad essere perfettamente bilanciata nel sottile equilibrio fra passato e presente. Perché ci sono delle storie che ti avvolgono e ti scaldano come una coperta.

Magari domani resto è la storia di una giovane dal nome insolito: Luce.

Luce ha trentacinque anni e abita a Napoli, nei Quartieri Spagnoli e, a differenza dal suo nome, ha una vita piena di ombre, in una  Napoli dove ancora si fatica a pronunciare la parola camorra. Luce abita sola in un vecchio palazzo dei Quartieri, dopo una storia d’amore finita male. Ha una madre della quale non condivide le scelte di vita, un fratello che vive “su al nord” e non si fa mai sentire, un cane che si chiama Alleria e un lavoro come avvocato. Luce è una donna che sta cercando il suo posto nel mondo, che fa a pugni con il suo passato di figlia cresciuta senza un padre e con un presente che sembra non avere ancora una direzione.

Questo fino a quando non le viene assegnato un caso di affidamento. Il suo studio legale deve dimostrare che Carmen, una donna di umili origine ed ex moglie di un noto camorrista locale, non è in grado di essere una buona madre per il figlio Kevin, di sette anni. Luce si butta a testa bassa nel caso, senza sapere che la vicinanza con un bambino speciale come Kevin cambierà completamente il suo punto di vista sul mondo e sui rapporti umani, scardinando tutte le sue certezze e insegnandole a mostrare il fianco, senza paura, alle sue fragilità. E così la vita di questa giovane si scopre improvvisamente più ricca di quanto potesse sembrare, prendendo una strada del tutto nuova e diversa.

Magari domani resto è un romanzo che ti parla con la schiettezza del dialetto napoletano, che dipinge immagini come scene di un film. Luce incarna una buona parte dei giovani di oggi, indecisi se rimanere o partire alla ricerca di un futuro (ipotetico) migliore. Un libro popolato di personaggi che sembrano realmente presi dai vicoli di Napoli.

Perché iniziare la settimana con Magari domani resto?

Perché è libro che ti sbatte in faccia una sacrosanta verità: non c’è mai un momento giusto per fare pace con il proprio passato e concentrarsi solo sul presente. Perché il presente è tutto quello che esiste.

“E poi mi fa arrabbiare chi vive nel passato, chi sta sempre lì a cercare di non perdere nulla, chi pensa ad ammassare oggetti e ricordi […] il passato sembra sempre il contenitore perfetto della felicità, ma è un abbaglio, un inganno.”

Perché Magari domani resto?

Perché non è mai troppo tardi per prendere in mano la propria vita e deciderne la direzione.

Perché Magari domani resto è un libro che parla di speranza, di quella speranza che la primavera ogni anno porta con sé.

“Be’, non possiamo decidere da dove partire e dove fermarci, però almeno ci è dato scegliere il tragitto da percorrere. Possiamo prendere la strada principale, quella che tutti ci consigliano, la più trafficata, sicura e comoda. Oppure […]  svoltare nel primo sentiero sterrato e andarcene per i campi, nel sottobosco, fra la sterpaglia, il fango e gli insetti, con la possibilità di incrociare quale squilibrato (o dovrei chiamarlo illuminato?) e perderci, e passare una notte all’addiaccio. La scelta è la nostra, la tua, la mia. Io, per quel che mi riguarda, ho preferito fare il brigante”.

Perché Magari domani resto è un libro che parla del valore della famiglia, nel senso più esteso del termine. Delle famiglie formate non solo dai legami di sangue, ma soprattutto tenute insieme dai lacci del cuore.

Perché è un libro che insegna a non giudicare mai le vite e le scelte degli altri e soprattutto a guardare oltre il muro delle apparenze e dei nostri pregiudizi.

“Ogni esistenza, a pensarci, è un intricato e complesso ecosistema nel quale vivono in equilibrio nevrosi, dispiaceri, frustrazioni, novità belle e brutte, traumi, dolori, piccoli momenti di felicità e tanti di noia, eppure alla vista degli altri la nostra vita appare sempre uguale”

 

L’autore

Lorenzo Marone nasce a Napoli nel 1974. Per dieci anni svolge il lavoro di avvocato poi, proprio come la sua Luce, capisce che quella non è la sua strada. E comincia a scrivere.

Dalla sua penna escono:

Magari domani resto è il suo ultimo romanzo.

 

http://www.lorenzomarone.net

Lettera a Luciana. Righe su “Mi vanno a fuoco i piedi” di Luciana Arcaro.

“Il cancro attacca e uccide ogni giorno la vita di milioni di persone; la mia è una storia come quella di tanti altri.

Questo però, vi avverto, non è uno di quei manuali sulla felicità nei quali psicologi americani dai nomi improbabili, scrivono che basta guardare sbocciare un fiore e la vita ci sorriderà…

È vero, la malattia può influenzare o modificare il modo di “vedere” la vita ma se sei stronzo, stronzo rimani, pure col cancro. Molti invece sono portati a pensare che la malattia (come la morte) conduce certamente alla santificazione e ad una saggezza particolare. Io in effetti, lo sono già abbastanza… Saggia non santa. Ed evidentemente modesta.

Questo libro non ha quindi alcuna pretesa se non quella di raccontare una storia, sperando che possa aiutare anche una sola persona a vivere la malattia così come si dovrebbe vivere la vita. Aprendo semplicemente gli occhi per non perdersi niente.

A volte, la paura di morire paralizza le cellule buone perché non sappiamo accettarla; viviamo correndo e scappando, spesso da tutto ciò che non è bello, perfetto e prevedibile.

Le cose brutte, in fondo, accadono sempre agli altri …”

Cara Luciana,

fino a domenica scorsa non ti conoscevo. Sarebbe più corretto dire che tu non mi hai mai conosciuta, ma io ora conosco una parte di te.

Domenica scorsa mia sorella mi ha dato il tuo libro, pregandomi di leggero. Ho subito capito che non sarebbe stato facile leggerlo e parlarne.

Un libro di poco più di cento pagine, piccolo anche nelle dimensioni, eppure enorme.

Perché in quelle cento pagine tu parli della vita che rimane quando un male infame ti condanna a morte. Quando è più importante capire cosa fare con quello che resta, non pensare a quello che manca.

Ho deciso di trascrivere quasi per intero la presentazione che tu stessa hai inserito nel libro, perché è una perfetta sintesi dello spirito che pervade ogni pagine. Perché hai avuto il coraggio di dire come stanno le cose: le cose brutte non capitano solo agli altri. Che non è sempre vero che la sofferenza nobilita. Che il tumore non capita solo agli altri. Che la parola cancro non è un tabù. Che il cancro tocca la vita di tutti, se non la nostra direttamente, quella di un amico, di un figlio, di un marito o di una moglie.

E quando la sentenza arriva, tu ci insegni, non ci sono molte strade da percorrere: lasciarsi andare o combattere.

Accettare la fine della propria vita oppure lottare per tutto quello che resta, finalmente consapevole di tutti i falsi “non ho tempo” detti fino a quel momento, quando di tempo sì che ne avevi, e capisci quanto ne hai sprecato.

E mi fa pensare che tu, Luciana, nonostante avessi tutto il diritto di essere egoista e pensare a te stessa, hai iniziato a scrivere. Hai scritto la tua storia perché potesse essere da esempio per tutti quelli che stanno passando o dovranno passare per il tuo stesso cammino: gli esami, la diagnosi, le operazioni, la chemioterapia, accettare il proprio corpo che cambia, imparare a vivere anche senza una parte di sé, la voce nel tuo caso.

Luciana, il tuo libro non è facile da leggere, anzi, è una doccia gelata. Non è facile da digerire perché non è facile pensare che quello che è successo a te potrebbe succedere a chiunque. Ma non è di chiunque la forza con cui hai affrontato il male.

Nel tuo libro non parli solo del cancro. Parli di amore, parli della vita, parli di Dio.

E nell’abbruttimento del male a cui non ti arrendi, parli della bellezza. Di una bellezza riscoperta, non quella imposta dai canoni sociali, non quella da copertina dei giornali. La bellezza di poter essere protagonista della propria vita, cosa che troppo spesso viene data per scontata. La bellezza di poter guardare un paesaggio, di leggere un libro o ascoltare una canzone. La bellezza racchiusa nei piccoli gesti quotidiani, anche solamente nel potersi lavare la faccia da soli e levarsi lo sporco di dosso.

Parli della bellezza del godersi il proprio tempo, tu che nel tempo della malattia hai anche trovato il coraggio per capire che un amore non poteva più funzionare e ti sei innamorata di nuovo.

Luciana, nel tuo libro parli della “conoscenza” con Etty Hillesum, una giovane ebrea morta ad Auschwitz nel 1943. Durante un soggiorno presso il monastero di Santa Chiara di Cortona leggesti il suo diario, e dal quel momento la portasti sempre con te, come fosse un’amica. Io vorrei poter fare lo stesso con te, e ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza, perché sento che siamo simili in tante cose. La passione per la scrittura, l’amore per il silenzio, quella sensazione di sentirsi sempre più avanti rispetto la propria età, la consapevolezza di avere un’anima “anziana”.

Luciana, sei vissuta sul mare, ad Imperia, alla tua città hai dedicato il tuo libro. La grandezza e la profondità del mare l’hai portata dentro, fino alla fine.

Dicono che la letteratura serva anche per renderci immortali: il tuo corpo ci ha lasciato ma il tuo spirito ha vissuto mille anni.

Grazie Valeria per avermi consigliato il libro, grazie a te Luciana, per la luce che hai portato lungo il cammino.

Per informazioni sulla pubblicazione: linkscliccasullavita@libero.it

Luciana Arcaro.JPG

 

 

 

 

 

 

 

Lune-di lettura, 3 aprile 2017

“Tutti vogliono le sensazioni forti, un fuoco scoppiettante, anche a costo che lasci terra bruciata una volta spento, e nessuno una fiammella, accogliente e duratura”

Nei consigli di questo lunedì per iniziare al meglio la settimana entra dritto dritto un libro che la scorsa settimana ha scelto per me  mio marito Alessandro, il mio spacciatore di libri preferito: Distorted Fables (Mondadori 2017, € 16.00) della giovane Deborah Simeone, blogger molto seguita sul web qui al suo primo romanzo.

Un romanzo narrato in prima persona, coinvolgente, che parla soprattutto ad un pubblico di giovani adottandone il linguaggio.

Immaginate di chiamarvi Rebecca, di essere una ragazza bionda poco più che ventenne. Una principessa? No, non siete una principessa: avete un carattere spigoloso come il vostro nome, in una città altrettanto spigolosa come Milano. Poco avvezza ai rapporti umani, per uno strano gioco del destino vi ritrovate a lavorare come portinaia in un palazzo signorile milanese anche se il vostro sogno è sempre stato quello di dipingere. Immaginate di aver perso quello che credevate essere l’amore della vostra vita. Ora, come se non bastasse, provate anche a pensare di avere come compagna di vita un’immaginaria valchiria di nome Crimilde, che appare e scompare come se fosse imprigionata nella vostra testa.

In questa insolita favola, la Simeone descrive la varia umanità che popola il palazzo che fa da sfondo alla storia: una giovane coppia a cui apparentemente non manca nulla ma che si rivela tutt’altro che una famiglia felice, l’arzillo vecchietto che si affeziona a Rebecca e le insegna ad apprezzare la vita, la coppia di anziani coniugi che ancora si vogliono bene dopo una vita passata insieme. A poco a poco, anche grazie al loro aiuto, Rebecca riesce a fare pace con il suo passato e ad affrontare i mostri che abitano dentro di lei.

Una “favola distorta”, moderna, dove la principessa non canta insieme agli animali del bosco ma, al contrario, ha un brutto carattere, è in cura da uno psicologo e deve lavorare per pagare l’affitto del monolocale in cui vive. Una favola dove la principessa si salva da sola e non senza calci e pugni.

Una storia dove il significato della frase “e vissero per sempre felici e contenti” è racchiuso nel gesto amorevole di un anziano vedovo, uno dei condomini, che continua, anno dopo anno, a collezionare quei piccoli soprammobili che la moglie tanto amava.

Una favola dove un insolito principe arriva con la macchina e ha la barba e i capelli lunghi.

“Pensai che in fondo ognuna delle storie d’amore a cui avevo assistito era stata una fiaba, ciascuna a suo modo.”

Un libro per vedere la fiaba dentro ogni vita ed apprezzarla anche quando sembra che l’happy ending tardi ad arrivare.

Buon lunedì!

distorted fables deborah simeone

Aprile, aspettando luglio …

 

premio bancarella 2017.jpg

Il mese di aprile si apre con tre autori candidati al Premio Bancarella 2017 di Pontremoli, giunto alla sua 65° edizione. Personalmente è la prima volta che approfondisco il tema dei premi letterari, soprattutto un premio così prestigioso da aver visto, fra i suoi vincitori nel corso degli anni, autori come Hemingway, Guareschi, Pasternak, Montanelli, Fallaci, Biaci, De Crescenzo, per citarne alcuni “storici”, Marcello Simoni e Donato Carrisi in tempi  più recenti.

I libri che ho scelto per questo mese, ovviamente tutti editi fra il 2016 e il 2017 per essere candidati al premio,  sono:

  • Magari domani resto di Lorenzo Marone (Napoli, 1974), Feltrinelli, 2017. Una storia ambientata nei quartieri spagnoli di Napoli che vede come protagonista la trentenne, dall’insolito nome, Luce Di Notte. Avvocato onesto, già segnata dalla vita, alla donna un giorno viene assegnata la causa di affidamento di un minore. La causa stessa diventa lo spunto per riflettere sulla sua vita e su scelte importanti: fuggire come ha fatto metà della sua famiglia oppure restare e cercare il suo posto nel mondo nello stesso posto in cui è nata?
  • I Medici – Una dinastia al potere di Matteo Strukul (Padova, 1973), Newton Compton Editori, 2016. Romanzo storico ambientato a Firenze nel 1429, la gloriosa Firenze medicea. Ai piedi di una Santa Maria Novella in costruzione, si avvicendano le storie dei più famosi esponenti della casata de’ Medici, Cosimo e Lorenzo, in lotta con i loro nemici giurati: le famiglie Strozzi e degli Albizzi. Primo romanzo della trilogia dei Medici, gli altri due romanzi che compongono la saga sono “Un uomo al potere” e “Una regina al potere”.
  • Il giardino dei fiori segreti di Cristina Caboni, Garzanti, 2016. Due sorelle gemelle divisa fin da piccolissime, Iris e Viola, si ritrovano per uno scherzo del destino e si riconoscono pur senza conoscersi. Iniziano così un viaggio a ritroso nelle loro vite alla ricerca del sentiero giusto per compiere il loro destino, cercando la soluzione ad un mistero che, come una pianta, affonda le radici nel profondo della loro famiglia.

Fin qui brevi informazioni di base sulla trama, nelle prossime settimane spero di potervi dare anche le mie personali impressioni su ciascuna delle opere.

Gli altri tre romanzi che completano la sestina d’oro dei candidati, fra i quali sarà scelto il vincitore nel mese di luglio e che conto di leggere nei prossimi mesi, sono:

  • La Locanda dell’Ultima Solitudine di Alessandro Barbaglia (Mondadori, 2017)
  • Gocce di Veleno di Valeria Benatti (Giunti, 2016)
  • La guardia, il poeta e l’investigatore di Jung-myung Lee (Sellerio, 2016 – NB della stessa casa editrice vi consiglio l’utilissimo libro “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno”)

Mi piacerebbe capire se tutti questi romanzi hanno qualcosa in comune, capire quale potrebbe essere il segreto del loro successo di vendita e, perché no, azzardare un pronostico, nella mia più completa modestia, per indovinare il nome del vincitore.

Che vinca il migliore!

Per tutte le informazioni sul Premio Bancarella si può consultare la pagina ufficiale della storica manifestazione: www.premiobancarella.it

Lune-di lettura, 27 marzo 2017

“When was the last time you did something for the first time?”

Quando è stata l’ultima volta che hai fatto qualcosa per la prima volta?

John C. Maxwell

 

Quante cose facciamo ogni giorno, sempre nello stesso modo?

Quante giornate viviamo sempre uguali fra loro, tanto da non saper distinguere, nella memoria, un giorno dall’altro?

Quanto ci lasciamo trascinare dagli eventi senza essere reali protagonisti della nostra vita?

Quante cose potremmo fare per migliorare, un giorno alla volta, la nostra esistenza e renderla davvero unica?

Quante volte siamo talmente anestetizzati dalla vita che stiamo vivendo da non capire che potrebbe esserci un’altra strada da percorrere?

E ancora, quante esperienze non viviamo perché arroccati dietro ai finti “non ho tempo”.

 

Per iniziare con il giusto umore questa nuova settimana, in un lunedì che ci accompagna alla fine di marzo, voglio consigliarvi un libro del 2013 di Chiara Gamberale, che offre lo spunto per rispondere a queste domande.

Per dieci minuti è il diario di Chiara che a trentacinque anni, dopo aver perso marito e lavoro nello stesso momento, decide di non arrendersi al dolore e di reagire provando, per un mese, a fare una cosa nuova ogni giorno. Per dieci minuti. Tanto basta per ricominciare da zero.

Il romanzo è il diario di questo mese, il diario di un viaggio e di pezzi di vita che si ricompongono, di una vita che si scopre in modo inaspettato vera e piena, anche quanto apparentemente nulla sembra andare nel verso giusto.

 

“Da quando la mia vita è vuota non mi ero mai accorta che fosse così piena.”

 

Come tutti i libri della Gamberale, un romanzo dallo stile fresco e immediato, quasi colloquiale.

Un libro per scoprire quali sono i dieci minuti più adatti a noi.

Un romanzo che ci aiuta a capire in quanti mille piccoli modi potremmo sfruttare il cambiamento per rinascere ogni giorno.

per dieci minuti gamberale.jpg

 

L’autrice

 

Chiara Gamberale, scrittrice, conduttrice e autrice di programmi televisivi e radiofonici, è nata a Roma nel 1977, dove tuttora vive.

Laureata al DAMS dell’Università di Bologna, esordisce nel 1999 con il romanzo Una vita sottile.

Scrittrice molto amata dal pubblico italiano, il suo ultimo romanzo Qualcosa uscito nel mese di febbraio 2017, è entrato fin da subito nella top 10 dei libri più venduti in Italia.

I suoi libri sono tradotti in quattordici paesi.

 

  • Una vita sottile, Venezia, Marsilio, 1999; Milano, Fabbri, 2004
  • Color lucciola, Venezia, Marsilio, 2001
  • Arrivano i pagliacci, Milano, Bompiani, 2002
  • La zona cieca, Milano, Bompiani, 2008
  • Una passione sinistra, Milano, Corriere della sera, 2008
  • Le luci nelle case degli altri, Milano, Mondadori, 2010
  • L’amore quando c’era, Milano, Corriere della sera, 2011
  • Quattro etti d’amore, grazie, Milano, Mondadori, 2013
  • Per dieci minuti, Milano, Feltrinelli, 2013
  • Avrò cura di te, di Chiara Gamberale e Massimo Gramellini, Longanesi, Milano, 2014
  • Adesso, Milano, Feltrinelli, 2016,
  • Qualcosa, Longanesi, 2017

“Riluci d’oro dove la vita ti ha scheggiato”

Un uomo in viaggio verso la casa dove è nato.

Due coppie su un aereo che li porterà in vacanza.

Il regista.

Anna e Michele.

Andrea ed Elena.

Vite che si intrecciano verso la stessa meta. Istanbul.

Istanbul che risplende come le tessere d’oro dei mosaici di Santa Sofia.

E poi un incidente.

Un tradimento.

Persone che pensano di conoscersi ed invece non ci conoscono affatto.

Vite che si ricostruiscono, che si scoprono e riscoprono, che rinascono.

Segreti che si lasciano svelare solo grazie al perdono concesso dal tempo.
Sono questi gli elementi del romanzo del 2013, di cui da poco è uscita la versione cinematografica, scritto dal regista turco Ferzan Ozpetek (1959).

Ozpetek conferma anche in questo caso di ispirarsi alla gente comune per dare un corpo e una storia ai personaggi delle sue opere. Un romanzo che sembra una sceneggiatura.

“Io, invece, mi guardo sempre intorno. Ascolto le conversazioni altrui. Mi chiedo che cosa stiano digitando, le persone, sulla tastiera del loro cellulare, a chi rispondano. Cerco di immaginare le loro storie chiuse dentro ad un telefonino. E i loro segreti, i rimpianti, i sogni. Per raccontarli nei miei film. Qualcuno ha detto che sono un ladro di storie, e forse è davvero così.”

Ladro di storie, ladro di vite. Di quelle vite che ci mostra anche nei suoi film, che non sempre hanno una direzione ben precisa, anime graffiate che riescono però a trovare la forza per continuare ad amare.

“Impara anche questo: sei amata quanto ami”

Perché Rosso Istanbul è soprattutto questo, un libro che parla dell’amore in tutte le sue forme, senza nessun confine.

“Ma adesso so che è questo il punto dell’amore: avere qualcuno che ti aspetta davanti alla porta, la sera. Qualcuno che ti abbraccia. Qualcuno tra le cui braccia, anche se solo per un giorno e non per sempre, ti senti a casa. […] Che cos’ho imparato sull’amore? Quello che ho imparato sull’amore è che l’amore esiste. […] Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati […] ho imparato, e in questo ha ragione mia madre, che è possibile amare due persone contemporaneamente”

Un libro da leggere tutto d’un fiato. Che dura il tempo di un film, ma ti rimane cucito addosso.

rosso istanbul

 

Lune-di lettura, 20 marzo 2017

Arriva la primavera e si assiste al rinascere della vita.

In questo lunedì vi consiglio un libro per rinascere ogni giorno dell’anno: Piccoli esperimenti di felicità, di Hendrik Groen (edizioni Longanesi). Caso letterario del 2015, è rimasto per diverse settimane in testa alle classifiche di vendita dopo la sua uscita in Olanda ed è stato tradotto in diverse lingue.

Un libro che fa riflettere sulla condizione degli anziani nelle case di cura, sull’eutanasia, sul concetto del tutto personale di vita meritevole di essere vissuta.

“Martedì, 1° gennaio 2013

Anche quest’anno i vecchi continueranno a non piacermi. Il ciabattare dietro i girelli, l’impazienza fuori luogo, le lagne interminabili, i biscottini con il tè, i sospiri e i mugolii.

Ho ottantatrè anni e un quarto”

 

La vecchiaia è la fine di tutto? Si può vivere senza un progetto, uno scopo?

Prima di arrendersi e concedersi la dolce morte, Hendrik, un arzillo vecchietto olandese ospite di una casa di cura e narratore della storia, fonda il piccolo club dei “Vecchi ma non ancora morti”.

Perché?  Per visitare un casinò, partecipare ad un workshop di cucina e ad un corso di tai chi. Insomma, vuole vivere al massimo quello che potrebbe essere il suo ultimo anno su questa terra.

Piccoli esperimenti di felicità è la cronaca diretta e senza filtri di un anno di vita, per ricordarci che si può sfidare la sola attesa della morte, destino cui spesso sono costretti gli anziani ospedalizzati, semplicemente vivendo.

Un libro sulla vita, per apprezzarla dall’inizio alla fine.

Buona primavera!

piccoli esperimenti di felicità.jpg