Decadentismo VS Beat generation

Il destino offre strane associazioni.

Oggi nascono Gabriele D’Annunzio (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1 marzo 1938) e Jack Kerouac (Lowell, 12 marzo 1922 – St. Petersburg, 21 ottobre 1969).

“Bisogna fare la propria vita, come si fa un’opera d’arte. Bisogna che la vita d’un uomo d’intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui.”

Il Piacere, G. D’Annunzio, 1889

“Nella vita non c’è altro che viverla, e basta. “

Angeli di desolazione (Desolation Angels), J.Kerouac, 1965

 

 

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“Il momento in cui i tuoi amici hanno bisogno di te è quando hanno torto, Jean Luise. Non hanno bisogno di te quando hanno ragione…”

Righe su Và, metti una sentinella (Go set a watchman) di Herper Lee

 

Premessa dovuta.

Ci sono dei libri che crescono con te, che ti fanno crescere, senza i quali saresti decisamente un’altra persona.

Per me questo libro, IL libro, è stato Il buio oltre la siepe (traduzione un pò troppo libera dall’originale To kill a mockingbird – Uccidere un pettirosso) uscito nel 1960 ed opera della scrittrice statunitense Harper Lee (classe 1926 signore e signori).

Penso di avere avuto più o meno cinque anni quando vidi per la prima volta la trasposizione cinematografica, per la regia di Robert Mulligan, di questo bellissimo romanzo, con la magistrale interpretazione dell’immortale Gregory Peck. Il film, del 1963, ebbe la candidatura a ben otto premi Oscar e ne vinse tre (miglior attore protagonista, miglior sceneggiatura non originale, migliore scenografia). Un vero ed indiscusso capolavoro.

Non ricordo invece quanti anni avevo quando lessi per la prima volta il romanzo, ricordo solo con  quanta gioia dovetti rileggerlo alle medie come compito per le vacanze. Mi sembrò quasi un premio più che una punizione. Mi sedevo su una sdraio al sole, sulla veranda della casa dei miei genitori e passavo ore intere a leggere, immedesimandomi nella piccola “Scout” Finch che corre a piedi nudi per le strade della assolata Maycomb.

Maycomb, città che in realtà non esiste ma che potrebbe identificarsi con una qualunque delle migliaia di cittadine del sud dell’Alabama e che Harper Lee ha plasmato sui ricordi della città della sua infanzia, Monroeville.

Senza rischio di esagerare, questo libro è stato determinante per la mia crescita umana e lo sviluppo della mia coscienza civica. Questo perché, e chiunque lo abbia letto lo può confermare, il libro tocca delle tematiche che erano spigolose negli anni ’50 ma che lo sono ancora oggi: il rapporto con la diversità, i diritti civili, la supremazia immotivata dell’uomo bianco, l’intolleranza e la discriminazione razziale.

Venendo a noi.

Chiedo scusa per la divagazione su Il buio oltre la siepe ma i due romanzi sono ovviamente imprescindibili l’uno dall’altro e avrebbe poco senso parlare solo del secondo.

Và, metti una sentinella, pubblicato in Italia nel novembre del 2015, fa da seguito a quello uscito nel 1960 ma che, come ci dice la stessa autrice, in realtà è stato scritto in precedenza, a metà degli anni ’50 circa.

In questo racconto vengono svelati anche dei dettagli che nel primo romanzo mancano, come la storia d’amore fra Atticus, il padre di Scout, e suo moglie, ma non voglio anticiparvi nulla per non togliervi il gusto della lettura.

Lo sfondo storico di questo romanzo è leggermente differente rispetto al primo: se nel primo i fatti si svolgono durante la grande depressione, ora, vent’anni dopo, siamo nell’Alabama degli anni ’50, dopo quindi la seconda guerra mondiale e in fase di ripresa per l’economia statunitense.

Ritroviamo la piccola Jean Luise Finch “Scout”, diventata ormai una giovane donna, che da New York torna in visita al suo paese natale, ritrovando l’anziano padre Atticus, la sua famiglia  il suo paese che in tutti questi anni non è cambiato. E’ interessante notare la differenza con cui il personaggio di Atticus viene dipinto in questo secondo romanzo. Se nel primo infatti sembra quasi un eroe romantico, qui ne scopriamo il lato più fragile ed umano, un uomo che come tutti commette degli errori, anche se in buona fede e che continua senza tregua a difendere le idee nelle quali crede e si riconosce.

Scout, di contro, fatica a riconoscere in questo anziano l’idea che si era fatta del padre, e da questo punto di vista il libro introduce anche il tema dello scontro fra generazioni: i giovani, idealisti e aperti al cambiamento e alla accettazione del diverso da una parte, e gli anziani ancorati al loro mondo fatto di regole, senza sfumature ma solo in bianco e nero, dall’altra.

Da qui la fatica della protagonista non solo appunto a riconoscere il padre, ma il paese intero, che ancora sembra voler difendere lo status quo della segregazione razziale, incomprensibile già ai suoi occhi di bambina e ancora di più ora che vive in una città cosmopolita come New York. Riuscirà a rimanere a Maycomb oppure cederà alla tentazione di ritornare nella grande città dove bianchi e neri vivono fianco a fianco senza discriminazioni? Riuscirà ad accettare suo padre così come è, consapevole che così era sempre stato anche se lei non riusciva veramente a vederlo? A voi la voglia di trovare una risposta a queste domande leggendo il libro.

In conclusione, devo ammettere che ho faticato a leggere questo romanzo, penso che per comprenderlo appieno sia necessaria una seconda lettura, altrimenti si rischia di perdere dei piccoli passaggi che non sono funzionali alla comprensione della narrazione, ma che sono comunque piccoli dettagli della storia.

A volte nella foga di leggere un libro tutto d’un fiato rischiamo di perderci qualche pezzo.

In questo caso vi consiglio, come facevo io da bambina, una lettura lenta e appassionata, magari all’ombra di una veranda, in un pomeriggio d’estate.

 

 

Siti consultati e per approfondimenti:

https://prezi.com/wupjakk2mq0e/maycomb-alabama-in-the-1930s/

http://www.sparknotes.com/lit/mocking/

Quando il mare è ancora troppo lontano

La vera scelta non è dove. La vera scelta è con chi.
La vera scelta non è dove.
La vera scelta è con chi.

Cosimo Calamini, autore classe 1975, è stata una bella scoperta. Sia dal punto di vista letterario che umano (trovare uno scrittore che risponde personalmente ai messaggi sui social network credo sia cosa assai rara di questi tempi).

Il suo ultimo libro, Il mare lontano da noi, non l’ho scelto. Me lo hanno regalato. Ho sempre pensato che regalare un libro sia  una cosa ancora più personale che un vestito, un profumo.

Perché per regalare un libro a chi, come me, considera la lettura quasi come una religione, devi conoscere a fondo una persona.

Una volta ho letto una frase che diceva più o meno cosi: non regalare mai a qualcuno un libro che potrebbe piacergli perché probabilmente lo ha già letto. Niente di più vero, ma fortunatamente non in questo caso.

In questo caso infatti non conoscevo né titolo né autore, ma la storia mi si è cucita addosso, come un abito dalla taglia perfetta. Appiccicata proprio.

Fin da subito mi ha colpito la frase riportata sulla copertina. La vera scelta non è dove. La vera scelta è con chi.

Si, con chi. Perché Il mare lontano da noi è la storia di Serena, giovane donna, ricercatrice, mamma, combattuta fra due amori. Non fra due uomini però. Fra l’amore per la famiglia (marito e figlia con problemi di dislessia) e l’amore per se stessa e il suo futuro. Un futuro che le si apre (o le si potrebbe aprire) in un’altra nazione, a migliaia di chilometri dalla tranquillità della sua provincia romana, dalla sua spiaggia di Anzio. Ricostruirsi e rinascere in un altro Stato, trovare il suo mare in un altro mare.

Nel romanzo mi ha colpito molto la descrizione di questa cittadina della provincia, sui Castelli Romani, Lanuvio. Mi è sembrato talvolta di rileggere alcune delle più belle pagine di Ammaniti.

Il mare lontano da noi è una storia estremamente moderna, nella quale tutti possiamo ritrovarci in questo o in quel personaggio, in Serena, nella madre piena di ansie, nel fratello nichilista e con velleità da scrittore.

Una storia che, pur nella sua leggerezza e scorrevolezza di scrittura, lascia nella testa tante riflessioni, e una lieve sensazione di non-finito, come un finale aperto.

Il mare lontano da noi è soprattutto un libro per una generazione. La mia.

Quella dei trentenni italiani, perennemente in bilico tra il restare, comodo ma frustrante, il partire e il non sapere ancora quale è la strada giusta da seguire, con la continua sensazione di essere in ritardo su una tabella di marcia che impone la società è che prevede una serie di tappe obbligate: studi, lavoro, casa, famiglia, figli, lavoro 9-18.

Perché per partire ci vuole coraggio, ma ce ne vuole altrettanto per restare.

Recensione del romanzo “Il mare lontano da noi” di Cosimo Calamini, Garzanti, 2014

Pensieri in libertà, senza pretese

Questo blog nasce senza vezzi, senza fronzoli, sena pretese. Nasce per necessità, per passione. Perché tutte le grandi passioni devono poter trovare uno sfogo e brillare, donare vita.

Non voglio insegnare nulla, non ne sarei capace. Le mie sono riflessioni, pensieri, semplici righe che nascono spontanee fra un caffè e l’altro, per illustrare un mondo bello, fatto di arte. Non solo quella figurativa, ma l’arte che si trova nella fotografia, nella letteratura, nella poesia, nella musica, nelle nostre città.

Il mondo che vedo così meraviglioso, fuori e dentro alle cose.

Per condividere quanto ancora di bello il mondo stesso e le persone hanno da donare.