Pablo Neruda (12 luglio 1908 – 23 settembre 1973)

“Penso che la poesia sia un’azione passeggera o solenne in cui entrano in pari misura la solitudine e la solidarietà, il sentimento e l’azione, l’intimità dell’individuo, l’intimità dell’uomo e la segreta rivelazione della natura”.

SONETO XVII

No te amo como si fueras rosa de sal, topacio
o flecha de claveles que propagan el fuego:
te amo como se aman ciertas cosas oscuras,
secretamente, entre la sombra y el alma.

Te amo como la planta que no florece y lleva
dentro de sí, escondida, la luz de aquellas flores,
y gracias a tu amor vive oscuro en mi cuerpo
el apretado aroma que ascendió de la tierra.

Te amo sin saber cómo, ni cuándo, ni de dónde,
te amo directamente sin problemas ni orgullo:
así te amo porque no sé amar de otra manera,

sino así de este modo en que no soy ni eres,
tan cerca que tu mano sobre mi pecho es mía,
tan cerca que se cierran tus ojos con mi sueño.

 

Sonetto XVII

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

Dalla raccolta Cento Sonetti d’amore di Pablo Neruda (1959)

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“L’amore non è una né una favola né una tragedia: è quel che sta nel mezzo” righe su “Epiche, amiche e innamorate”.

 

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Arianna a Nasso, della pittrice preraffaellita Evelyn de Morgan (1877)

 

Alla fine è solo colpa di Zeus se noi poveri esseri umani ci affanniamo tutta la vita, o buona parte di essa, a ricercare l’Amore Perfetto, l’altra metà della mela, la nostra anima gemella, l’essere che ci completa e che ci fa sentire invincibili e perfetti. L’amore che ci fa credere all’Eternità.

Nella mitologia greca troviamo non solo l’origine e la spiegazione di tutti i patimenti d’amore, ma anche l’amore in tutte le sue forme, più o meno positive. L’amore corrisposto ma osteggiato dagli eventi, l’amore tradito, l’amore offeso, l’amore non corrisposto, l’amore violento.

Tutte queste forme d’amore, viste attraverso gli occhi di donne immortali e moderne, sono presenti nel primo romanzo di Chiara Bernocchi, Epiche, amiche e innamorate, per il quale la casa editrice Bookabook ha di recente lanciato una campagna di crowdfundin per procederne con la pubblicazione.

Arianna e Didone, Andromaca e Penelope, Psiche e Calipso, Eco e Dafne, Atena e Teti: sono loro le protagoniste del romanzo, le voci che si raccontano in un insolito scambio di lettere a metà strada fra l’epistolario classico e lo scambio di email fra amiche dei nostri tempi.

Lettere che raccontano storie epiche, precedute da canzoni contemporanee che fanno da colonna sonora a struggimenti d’amore immutabili nei secoli.

Un romanzo che riesce a distinguersi, perché non è semplice scrivere di epica nel 2017, che invoglia il lettore a scoprire le storie di queste eroine (pochi sanno, ad esempio, che il termine “piantare in asso” deriva etimologicamente proprio dalla mitologia greca, più precisamente dalla storia dell’amore tradito di Arianna per l’ateniese Teseo, che si libera della donna “piantandola in Nasso”, fuggendo mentre la donna dorme sull’isola del Mar Egeo). Lettere che ci mostrano il lato umano, fragile, volitivo e anche vendicativo di queste figure mitologiche.

[…] L’altra è colei che s’ancise amorosa,
e ruppe fede al cener di Sicheo […]

Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto V

Ad aprire le danze con la prima lettera c’è Didone e il racconto del suo amore tragico per l’eroe Enea. Una donna che non trova pace per essere stata abbandonata, che ancora si strugge e dispera, lei che per amore dell’eroe ha disonorato il ricordo del primo marito Sicheo.

Lei che per la disperazione dell’abbandono si uccide proprio con la spada dell’amato.

Un amore senza lieto fine, che non ha tregua neanche dopo la morte.

La Storia ci racconta infatti che Enea e Didone si rincontrano nell’Ade. Qui l’anima della donna, che non ha dimenticato l’offesa e l’affronto per essere stata abbandonata, si ricongiunge con quella del marito e non degna di uno sguardo l’amante fedifrago.

Questo a ricordare che, da sempre, le donne sanno non dimenticare e non perdonare.

C’è poi Arianna, la disillusa.

Arianna, figlia del potente re Minosse, che con il suo filo libera Teseo dal labirinto di Cnosso e che poi, sedotta e pure incinta, viene abbandonata sull’isola di Nasso. Ma all’orizzonte sta già arrivando Dioniso, e sarà tutta un’altra faccenda.

E poi Eco che ama Narciso talmente tanto da rimanere inebetita e incapace di parlare. In grado solo di ripetere le ultime parole pronunciate dall’amato.

E ancora, ecco che arriva Dafne a raccontarci la sua storia fra una riga e l’altra, prima di tramutarsi in pianta di alloro per sfuggire all’amore molesto di Apollo.

Storie di donne, di divinità, di eroine e ninfe, alternate a riflessioni sull’amore e sulla vita scritte con una saggezza che supera di gran lunga la giovane età dell’autrice, una novità da leggere assolutamente.

 

Queste poche righe solo per incuriosirvi ed invitarvi a partecipare alla campagna promossa da Bookabook dal link:

https://bookabook.it/libri/epiche-amiche-innamorate/

Buona lettura!

L’autrice: Chiara Bernocchi

Chiara Bernocchi è laureata in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano. Il suo racconto breve “La prima cosa bella” ha ottenuto il secondo posto nella sezione giovani del premio letterario 2016 del Centro Culturale Antonianum di Milano.
“Epiche, amiche e innamorate” è il suo primo romanzo.

 

Largo ai lettori: cos’è Bookabook?

Bookabook è prima piattaforma italiana di crowdfundin, un sito che lascia ai lettori un grande potere: quello di scegliere quali libri meritano di essere pubblicati.

Con il suo innovativo modo di fare editoria, bookabook propone, oltre ad una selezione di libri già acquistabili in formato ebook o cartaceo, una serie di campagne online per autori emergenti.

Il lettore, che diventa in qualche modo anche editore, può leggere gratuitamente una breve anteprima del romanzo ed effettuare un preordine. Raggiunta la soglia prevista per quella campagna, il libro viene pubblicato e  spedito a chi ha effettuato il preordine.

Sopra le 50 copie pre-ordinate, il lettore riceve in ogni caso la sua copia, nel formato che ha scelto.
Sotto le 50 copie pre-ordinate dai lettori è previsto invece un rimborso, questo per tutelare tutto coloro che hanno effettuato un ordine.

 

Racconti del giovedì. Quinta puntata.

Dopo qualche settimana di assenza, tornano i racconti brevi del giovedì.

Buona lettura!!

AL SUPERMERCATO

A&O? Yess! Mi vesto…

Si rinnova quello che ormai è un piacevole rito giornaliero, la spesa con Andrea al supermercato dietro casa. Ormai siamo degli habitué e ci concediamo spesso due battute con le commesse. Una di queste, ricordandosi della mia operazione e collegando che sono tre mesi che non mi vede, mi chiede come stessi e come procedesse la riabilitazione.

Che cara, penso. Non faccio in tempo a risponderle però. C’è infatti, al banco dei freschi, un ragazzo nuovo: “Ti sei operato? Cos’hai fatto? Menisco?”

“Eh, in realtà 2 crociati e poi sì, anche la sutura del menisco”.

“Minchia, servizio completo!”.

“Eh già…”.

“Pensa, anche mio padre si è operato; non ha più niente là sotto! Ha tolto tutto! 25 giorni ed era già sui campi! Te l’ho detto, no? Lo sai chi è, no?”

No. Non abbiamo mai parlato di suo padre e non ho neanche la più pallida idea di chi sia.

Andrea mi guarda. Capisce che non ce la fa e si allontana. Io insisto.

“25 giorni mi sembra pochino. I tempi standard sono di 6 mesi. Salvo complicazioni”.

Capisce che non ce la beviamo. Rincara la dose.

“No vabbè, ma lui è un pazzo!! 41 gol ha fatto quell’anno! Te l’ho detto, no?”.

Lui arrossisce, io mi intenerisco. Assodato che il recupero fisioterapico non è accelerato dall’instabilità mentale così come il mio dialogo col salumiere non è facilitato dallo sguardo di Andrea, opto per capire il perché del suo bisogno di raccontarmi tutto questo. Ci arrivo.

Tutti hanno bisogno di miti, di riferimenti. Ci aggrappiamo costantemente a rockstar, calciatori, divi del cinema. E allora perché non al proprio padre? E poi chi l’ha detto che non fosse vero che in 25 giorni suo padre era di nuovo sui campi da gioco? Magari ha ragione Andrea: “hai frainteso Beppe, suo padre fa il custode”.

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L’autore

Giuseppe Malandrino, classe 1984, altoatesino di nascita, sangue siciliano, il cuore a Torino e la residenza a Milano.

Nella vita si è laureato in psicologia, lavora nelle risorse umane e corre, corre tanto.

Scrive racconti di vita quotidiana. I protagonisti delle sue storie potrebbero essere vicini di casa, i tuoi colleghi. Tu stesso.

Per info: malagiuseppe@hotmail.it

 

Trovate i racconti già pubblicati a questi link:

https://righediarte.com/2017/04/20/racconti-del-giovedi-terza-puntata/

https://righediarte.com/?s=seconda+puntata

https://righediarte.com/?s=prima+puntata

https://righediarte.com/2017/04/27/racconti-del-giovedi-quarta-puntata/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Racconti del giovedì. Quarta puntata.

Quarto appuntamento con i racconti brevi del giovedì.

Se vi siete persi le puntate precedenti (sia mai!!), le trovate qui:

https://righediarte.com/2017/04/20/racconti-del-giovedi-terza-puntata/

https://righediarte.com/?s=seconda+puntata

https://righediarte.com/?s=prima+puntata

Buona lettura!

 

LA PISCINA

Trentotto…

Trentanove…

Quaranta.

Oggi ho fatto più fatica del solito. Esco dall’acqua, cuffia e occhialini in una mano, lo zaino nell’altra, direzione doccia. Circumnavigo la piscina, salgo le scale. Scelgo la mia doccia. Non c’è nessuno ed io mi lascio massaggiare dal getto caldo e deciso.

Arriva qualcuno. E’ un signore sui trentacinque. Non mi nota. Appoggia l’accappatoio sulla panchina e, rialzando lo sguardo, viene sorpreso dallo specchio soprastante. Decide che il profilo è la scelta più indicata; un bel respiro di pancia, narici allargate, mento in fuori e si assesta due colpetti a mani aperte sulla pancia.

Esattamente in quel momento si accorge di non esser solo. Si imbarazza. D’istinto contraggo la bocca in una smorfia che vuol essere un sorriso rassicurante. Riesco nell’impresa. “Devo calare qualche chilo… A prenderli ci va niente, ma a perderli! Dovrei limitare il pane, la pasta, ma mia moglie cucina… E poi, come fai a non mangiare!? Tu sei giovane e sei in forma, ma ti assicuro che dopo i trenta il metabolismo non è più lo stesso…”

Io sarò “giovane” ma ho ventinove anni. Gli dico che anch’io sono a dieta, che sono fermo per un ginocchio malandato e che presto mi opererò. Gli risparmio che non tocco un piatto di pasta da mesi.

Col sorriso sulle labbra mi vesto e lo saluto.

Fuori fa un freddo cane ed io sono in bici. Arrivo presto a casa. Mi tolgo giacca e scarpe, svuoto lo zaino e inizio a preparare il pranzo. Decido nel frattempo di mettermi comodo.

Vado in stanza e, mentre mi cambio, l’occhio cade sullo specchio.

Mi guardo bene intorno. Niente.

Fuori dalla finestra. Niente.

Gonfio le narici, tiro fuori il mento e con una faccia tra l’insoddisfatto e il rassegnato, mi assesto, decisi, due colpetti sulla pancia.

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L’autore

Giuseppe Malandrino, classe 1984, altoatesino di nascita, sangue siciliano, il cuore a Torino e la residenza a Milano.

Nella vita si è laureato in psicologia, lavora nelle risorse umane e corre, corre tanto.

Scrive racconti di vita quotidiana. I protagonisti delle sue storie potrebbero essere vicini di casa, i tuoi colleghi. Tu stesso.

Per info: malagiuseppe@hotmail.it

23 aprile, Giornata Internazionale del Libro e del diritto d’autore.

Il 23 aprile è il giorno di William Shakespeare.

Il più grande drammaturgo inglese di tutti i tempi nasce e muore proprio il 23 aprile, rispettivamente nel 1564 e 1616.

Per uno strano gioco del destino in quello stesso giorno muoiono anche Miquel de Cervantes, immortale autore di Don Chisciotte della Mancia, e Garcilaso Inca de la Vega, importante scrittore peruviano nato a Cuzco nel 1539 autore dei Commentari reali degli Inca, testo più importante della letteratura peruviana di epoca coloniale.

Altra giornata non poteva essere scelta per celebrare il libro nella sua totalità, dal lavoro intellettuale di scrittura fino alla pubblicazione.

Patrocinata dall’UNESCO fin dal 1996, la Giornata Internazionale del Libro e del diritto d’autore è dedicata alla promozione della lettura e alla protezione dell’attività intellettuale come patrimonio indiscusso dell’umanità, da proteggere, conservare e tramandare con la stessa cura dovuta ad ogni opera d’arte.

In queste giornate dedicate alla fiera milanese Tempo di Libri, questa ricorrenza non fa che riportare nuovamente l’attenzione sul meraviglioso mondo della carta stampata.

Auguro quindi a tutti voi una buona domenica di lettura.

Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso.
(Daniel Pennac)

giornata internazionale del libro

Racconti del giovedì. Terza Puntata.

Dopo la pausa per feste di Pasqua, torna il terzo incontro con le storie del giovedì scritte da Giuseppe Malandrino.

Preparatevi a scendere dal piedistallo…

 

Buona lettura!

FESTA SCUDETTO

Sono in casa da giorni. Devo dare una scossa alla mia apatia. Dai. Mi faccio una bella doccia calda, mi riempio di borotalco che neanche Luigi XV, brillantina stile mio nonno nei capelli, Paul Smith leggero intorno al collo come unica nota di colore e poi mi riempio di nero che sfina, è elegante, sta bene con tutto e tutto il resto.

Sento Andre; fra un paio d’ore è in piazza. Cosa faccio un paio d’ore vestito come un damerino in casa? Vada per il giro sotto i portici.

Piove. Ho una porta-finestra a 4 ante ma la mia furbizia evidentemente ne ha a malapena una. Avessi guardato prima. Comunque; ho l’ombrello, no? E poi è solo fino ai portici…

Appena li raggiungo capisco che oltre che alla finestra avrei dovuto prestare attenzione anche alla televisione. La Juve ha deciso di vincere lo scudetto proprio oggi riversando orde di tifosi in tutto il centro. Io, per vincere qualcosa a mia volta, provo con il record di imprecazioni trattenute in un minuto.

Decido comunque di arrivare in piazza Castello dedicandomi ad uno dei miei hobby preferiti: commento critico-estetico del passante. I passanti sono perlopiù i reduci dello stadio con birre in una mano e bandiere nell’altra. “Stai calmo e passala a Pirlo” è la maglietta che va per la maggiore. Io sto anche calmo, ma qui di pirli ne passano parecchi; jeans con cuciture improbabili che si afflosciano abbondanti su sgargianti scarpe da ginnastica, portati in giro da camminate strascicate e piedi accoglienti, aperti come le braccia di una madre quando torna il figlio in congedo. Sciarpe e magliette bianconere; anche loro sono dei vincenti. Puzza di birra e kebab. Cori. Ignoranza.

Mi viene quasi da ridere vedendomi da fuori.

Torno indietro e mi fermo sotto un portichetto di piazza Vittorio. Ho fame. Tiro fuori la mela.

Dopo 2 morsi mi passa davanti una coppia di vecchietti. In un attimo bam! Lei scivola, ma dal tonfo sembra cadere dal terzo piano, e non contenta, si tira giù anche il compagno. Vado a soccorrerli. Porgo il braccio a lei, a lui ci pensa qualcun altro. “Signora si sente bene?”. Niente. “Vuole sedersi un attimo?”. Niente. E’ sotto shock. Appena si alza l’uomo lo prende sotto braccio e se ne va, senza dire una parola.

Anni di psicologia mi hanno insegnato a rimandare una gratificazione. Sorrido nel vederla andare via, capendo che al momento ha pensieri più impellenti che quello di ringraziarmi.

Li guardo allontanarsi, poi ritorno alla mia mela. No. Si è sporcata di terra. La butto. Vabbè. Però… sento puzza… Ma si, è puzza di merda! Che ne abbia pestata una? Sinistra no. Destra no. Eppure… Noooo! Cremosa e fumante ce l’ho spalmata sul braccio! Capisco al volo l’iter: merda per terra – vecchietta per terra – vecchietta su braccio – merda su braccio.

Torno a casa. “Ma tu guarda ad aiutare i vecchi!”. La verità è che c’è voluta la saggezza di un’anziana per rimettermi al mio posto.

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L’autore

Giuseppe Malandrino, classe 1984, altoatesino di nascita, sangue siciliano, il cuore a Torino e la residenza a Milano.

Nella vita si è laureato in psicologia, lavora nelle risorse umane e corre, corre tanto.

Scrive racconti di vita quotidiana. I protagonisti delle sue storie potrebbero essere i tuoi vicini di casa, i tuoi colleghi. Tu stesso.

 

Per info: malagiuseppe@hotmail.it

11 aprile 1987

Se questo è un uomo 

Voi che vivete sicuri

nelle vostre tiepide case,

voi che trovate tornando a sera

il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un si o per un no.

Considerate se questa è una donna,

senza capelli e senza nome

senza più forza di ricordare

vuoti gli occhi e freddo il grembo

come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

stando in casa andando per via,

coricandovi, alzandovi.

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

la malattia vi impedisca,

i vostri nati torcano il viso da voi.

 

Primo Levi (31 luglio 1919-11 aprile 1987)

Lune-di lettura, 10 aprile 2017

magari domani resto

Magari domani resto, di Lorenzo Marone, Feltrinelli 2017

“Che buffa la vita, ti impegni con tutta te stessa a sembrare diversa da tua madre, anno dopo anno, e poi, a un certo punto, una mattina qualsiasi, ti guardi allo specchio e rivedi il suo volto, le sue stesse rughe, e gli occhi stanchi. E sorridi alla tua immagine riflessa per ritrovare l’antica sensazione di fiducia che provavi a un suo sorriso.”

Sicuramente non sono la prima a elogiare l’ultima uscita di Lorenzo Marone.

Non sarò neanche l’ultima a tessere le lodi di questo romanzo uscito a febbraio del 2017 ed entrato subito nella sestina del premio Bancarella.

Un successo che si comprende fin dalle prima pagine del libro, una storia che riesce ad essere perfettamente bilanciata nel sottile equilibrio fra passato e presente. Perché ci sono delle storie che ti avvolgono e ti scaldano come una coperta.

Magari domani resto è la storia di una giovane dal nome insolito: Luce.

Luce ha trentacinque anni e abita a Napoli, nei Quartieri Spagnoli e, a differenza dal suo nome, ha una vita piena di ombre, in una  Napoli dove ancora si fatica a pronunciare la parola camorra. Luce abita sola in un vecchio palazzo dei Quartieri, dopo una storia d’amore finita male. Ha una madre della quale non condivide le scelte di vita, un fratello che vive “su al nord” e non si fa mai sentire, un cane che si chiama Alleria e un lavoro come avvocato. Luce è una donna che sta cercando il suo posto nel mondo, che fa a pugni con il suo passato di figlia cresciuta senza un padre e con un presente che sembra non avere ancora una direzione.

Questo fino a quando non le viene assegnato un caso di affidamento. Il suo studio legale deve dimostrare che Carmen, una donna di umili origine ed ex moglie di un noto camorrista locale, non è in grado di essere una buona madre per il figlio Kevin, di sette anni. Luce si butta a testa bassa nel caso, senza sapere che la vicinanza con un bambino speciale come Kevin cambierà completamente il suo punto di vista sul mondo e sui rapporti umani, scardinando tutte le sue certezze e insegnandole a mostrare il fianco, senza paura, alle sue fragilità. E così la vita di questa giovane si scopre improvvisamente più ricca di quanto potesse sembrare, prendendo una strada del tutto nuova e diversa.

Magari domani resto è un romanzo che ti parla con la schiettezza del dialetto napoletano, che dipinge immagini come scene di un film. Luce incarna una buona parte dei giovani di oggi, indecisi se rimanere o partire alla ricerca di un futuro (ipotetico) migliore. Un libro popolato di personaggi che sembrano realmente presi dai vicoli di Napoli.

Perché iniziare la settimana con Magari domani resto?

Perché è libro che ti sbatte in faccia una sacrosanta verità: non c’è mai un momento giusto per fare pace con il proprio passato e concentrarsi solo sul presente. Perché il presente è tutto quello che esiste.

“E poi mi fa arrabbiare chi vive nel passato, chi sta sempre lì a cercare di non perdere nulla, chi pensa ad ammassare oggetti e ricordi […] il passato sembra sempre il contenitore perfetto della felicità, ma è un abbaglio, un inganno.”

Perché Magari domani resto?

Perché non è mai troppo tardi per prendere in mano la propria vita e deciderne la direzione.

Perché Magari domani resto è un libro che parla di speranza, di quella speranza che la primavera ogni anno porta con sé.

“Be’, non possiamo decidere da dove partire e dove fermarci, però almeno ci è dato scegliere il tragitto da percorrere. Possiamo prendere la strada principale, quella che tutti ci consigliano, la più trafficata, sicura e comoda. Oppure […]  svoltare nel primo sentiero sterrato e andarcene per i campi, nel sottobosco, fra la sterpaglia, il fango e gli insetti, con la possibilità di incrociare quale squilibrato (o dovrei chiamarlo illuminato?) e perderci, e passare una notte all’addiaccio. La scelta è la nostra, la tua, la mia. Io, per quel che mi riguarda, ho preferito fare il brigante”.

Perché Magari domani resto è un libro che parla del valore della famiglia, nel senso più esteso del termine. Delle famiglie formate non solo dai legami di sangue, ma soprattutto tenute insieme dai lacci del cuore.

Perché è un libro che insegna a non giudicare mai le vite e le scelte degli altri e soprattutto a guardare oltre il muro delle apparenze e dei nostri pregiudizi.

“Ogni esistenza, a pensarci, è un intricato e complesso ecosistema nel quale vivono in equilibrio nevrosi, dispiaceri, frustrazioni, novità belle e brutte, traumi, dolori, piccoli momenti di felicità e tanti di noia, eppure alla vista degli altri la nostra vita appare sempre uguale”

 

L’autore

Lorenzo Marone nasce a Napoli nel 1974. Per dieci anni svolge il lavoro di avvocato poi, proprio come la sua Luce, capisce che quella non è la sua strada. E comincia a scrivere.

Dalla sua penna escono:

Magari domani resto è il suo ultimo romanzo.

 

http://www.lorenzomarone.net

Racconti del giovedì. Seconda puntata.

Secondo appuntamento con i racconti “prestati” da Giuseppe Malandrino.

Buona lettura!

L’INCONTRO PER LA TESI

“Mi piace. Va molto bene. Partire da Winnicott parlando di gioco d’azzardo è inusuale ma è un autore che io adoro. Lei scriva sereno e mi mandi tutto che poi ci vediamo al suo rientro dopo le vacanze”.

Bene. Saluto la correlatrice e, fiero del mio lavoro, esco dal palazzo. Diluvia ed io sono in bici. Torino.

Dovrei fare in tempo per l’inaugurazione di Cirins.

Lo chiamo. Niente.

Chiamo Marti. Mi spiega la strada.

Chiamo Ali. La ragguaglio sull’incontro.

Chiamo, e sono sotto l’acqua. Tengo la bici, il telefono, gli auricolari, i fogli della tesi. Mi sto innervosendo. Mentre parlo al telefono, qualche metro più avanti si apre un portone. Escono tre mamme con altrettanti bambini, un maschietto e due femminucce. Le mamme hanno più o meno la mia stessa espressione. I bimbi no. Hanno gli stivaletti di plastica, le mantelline e l’espressione di chi è appena arrivato al parco acquatico. La più piccola, di colpo, fa un balzo e, a piè pari, atterra nella pozzanghera davanti a lei schizzando la madre. Sono incuriosito dalla prossima reazione di lei. Come da copione, si arrabbia e cerca di afferrare la figlia per un braccio. Non fa in tempo però.

In quel momento, gli altri due bambini si lanciano una rapida occhiata e, complici, saltano anche loro nella pozzanghera. La situazione sfugge di controllo alle madri che, persa ogni speranza di mantenersi immacolate, scoppiano in una risata liberatoria.

Rido anch’io. Mi godo una ritrovata atmosfera familiare.

Mi ritornano in mente le parole di Winnicott, l’inizio della mia tesi: “E’ nel giocare che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il Sé”.

Anch’io adoro Winnicott.

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Giuseppe Malandrino, classe 1984, altoatesino di nascita, sangue siciliano, il cuore a Torino e la residenza a Milano.

Nella vita si è laureato in psicologia, lavora nelle risorse umane e corre, corre tanto.

Scrive racconti di vita quotidiana. I protagonisti delle sue storie potrebbero essere i tuoi vicini di casa, i tuoi colleghi. Tu stesso.

 

Per info: malagiuseppe@hotmail.it