Senilità

Alle mie nonne Vittoria e Angela, al loro esempio e a tutto l’amore che mi hanno dato in tempi e modi differenti.

ANZIANA

Figlia, non guardare le rughe sul mio volto,

sono stati i sorrisi con cui ho salutato l’inizio delle tue giornate.

Non avere timore di toccare l’incavo fra i solchi violacei delle mie mani ricurve,

sono le stesse mani bianche che ti hanno carezzato quando piangevi.

Non guardare l’arco della mia schiena piegata dal tempo;

nel tempo che ti vedeva crescere ha portato il tuo peso con orgoglio.

Non giudicare la lentezza dei miei movimenti:

è la stessa andatura dell’incedere incerto dei tuoi primi passi.

Io sono stata ciò che tu sei e ciò che tu fosti.

Non evitare il vuoto dei miei occhi ciechi e stanchi:

hanno già visto tutto l’universo

nel tuo sguardo di neonata.

Non urlare contro di me se fatico a comprendere le tue parole,

la mia mente e i miei ricordi sono pieni del suono della tua voce.

Musiche che arrivano da un tempo lontano.

Non guardare il mio corpo così fragile ma ormai così pesante

che porta il peso degli anni come una zavorra, che fatica a camminare.

Guarda la leggerezza della mia anima, che non è mai invecchiata.

Non mi manca nulla.

Paola Cavioni

Annunci

On writing: la vita e il mestiere di Stephen King fra incubi, deliri e consigli di scrittura

“Scrivere è magia, acqua di vita, a pari di qualsiasi altra attività creativa. L’acqua è gratis. Forza, bevete. Bevete e dissetatevi.”

On Writing Stephen King.jpg

On writing. Autobiografia di un mestiere era nella mia lista di libri da leggere da diversi anni. Per un motivo o per un altro mi sono decisa a leggerlo solo all’inizio di questo 2018, a quasi vent’anni dalla sua prima pubblicazione. Arrivata alla fine di questo saggio autobiografico ho capito principalmente tre cose: la motivazione del successo planetario di King che sta tutta nella semplicità con cui scrive e che è anche stata la principale argomentazione dei suoi detrattori, quanto sia difficile proporre una prosa onesta e accessibile a tutti e infine che se nella vita vuoi campare con la scrittura ritieniti fortunato ad avere accanto persone che ti sostengono e che credono in quello che fai (nel caso di King, il supporto della moglie Tabitha è stato fondamentale per l’avvio della sua carriera). Tengo a precisare che queste mie poche righe non vogliono essere una vera e propria recensione ma una riflessione su un libro che ho davvero apprezzato tanto e che penso dovrebbero leggere tutti gli appassionati di scrittura, addetti ai lavori e non.

“Che cosa mi spingeva a credere che avessi una storia degna di essere raccontata?”

Partiamo da un presupposto: viviamo in un’epoca che nel bene e nel male consente a chiunque di scrivere e farsi conoscere in tutto il mondo grazie alla velocità con cui circola la carta stampata, ai social network, ai blog (tanti!). Ma quanti si fermano a riflettere realmente sul senso del loro scrivere, sulle necessità più profonde che portano a preferire questo passatempo rispetto alla pesca o agli scacchi (anche se alcuni scrittori o presunti tali forse dovrebbero veramente riconsiderare i loro hobby)? Quanti scrivono per dare sfogo ad un bisogno viscerale, senza essere mossi dalla smania di successo e denaro o per seguire una moda. Quanti hanno realmente qualcosa da dire?

“Questo è un libro breve perché la maggior parte dei manuali di scrittura creativa sono pieni di stronzate.”

Portando la mia piccola (minuscola) esperienza posso dire di aver letto diversi saggi sulla scrittura, ho partecipato a corsi di scrittura creativa che mi hanno lasciata soddisfatta solo in parte e questo libro è davvero una rivelazione perché con chiarezza e semplicità elenca e spiega principi universalmente validi per scrivere bene. Cose che chiunque aspiri a scrivere almeno decentemente dovrebbe ripetersi ogni giorno: sii onesto, scrivi di cose che conosci, stai attento alla grammatica, ometti parole inutili, correggi, rileggi e soprattutto leggi, leggi, leggi. Leggi tanto, leggi tutto quello che ti capita sotto mano. E poi sii metodico nel lavoro, soprattutto se sei alle prime armi trova il tempo per scrivere tutti i giorni, proprio come se si trattasse di un allenamento (in questo King è all’opposto rispetto alla credenza popolare che genio e sregolatezza vadano a braccetto). E da ultimo, ma non per importanza: esci e vivi la tua vita, fai esperienze. Non aspettare che l’idea giusta ti piombi in testa mentre ti spremi le meningi su un foglio di word o stai partecipando ad un corso di scrittura creativa, perché purtroppo non esiste nessuna pozione magica che permetta di sfornare il nuovo Racconti di due città e, a meno che tu non abbia le doti narrative di Charles Dickens, l’idea giusta arriverà esattamente nel momento in cui starai facendo e pensando tutt’altro.

“L’incidente mi aveva in fondo insegnato una cosa sola: l’unico modo per andare avanti è andare avanti. Dire lo posso fare anche quando sai che non puoi.”

Ho passato tante notti della mia adolescenza nelle pagine di Cujo, Misery, Il miglio verde. Ho amato Johnny Smith de La zona morta. Il mio giudizio più che positivo su questo libro è sicuramente di parte, lo ammetto, anche perché mi ha fatto conoscere dettagli della biografia di un autore che amo da sempre. Stephen King, con la sua aria un po’ da nerd attempato fin da giovane, uno scrittore che ha la capacità di narrare storie deliranti e inquietanti pur rimanendo sostanzialmente una persona normale – se si esclude una parentesi di alcolismo e dipendenze varie – un lavoratore preciso e metodico, un marito, un padre e un nonno. Un essere umano che proprio durante la stesura di On Writing ha rischiato di lasciare le penne su una strada del Maine quando un minivan lo ha travolto mentre stava facendo la sua consueta passeggiata pomeridiana. Eppure King, quasi come il personaggio di un romanzo, lo stesso Paul Sheldon di Misery, è ancora qua, zoppicante, rimesso insieme da diverse dolorose operazioni e da una forza di volontà straordinaria. E ancora scrive tutti i giorni, anche il giorno del suol compleanno e a Natale. Perché c’è un legame indissolubile che lega la sua vita alla scrittura e che riassume magistralmente alla fine del libro:

“No, la scrittura non mi ha salvato la vita, ma come sempre ha contribuito a renderla più felice e radiosa. Scrivere non c’entra con i soldi, diventare famosi, rimorchiare senza problemi, scopare facile o farsi un sacco di amici. Alla fin fine, il nocciolo della questione è arricchire la vostra esistenza e quella dei lettori. È rialzarsi, rimettersi in sesto e passare oltre. Ritrovare la gioia, d’accordo? Ritrovare la gioia.”

Scrivere non solo per dare sfogo ad una sofferenza, come spesso capita, ma per ritrovare la gioia. Penso che non ci possa essere chiusura migliore.

Nota:

Per chi volesse approfondire l’argomento scrittura consiglio anche il testo di Claudio Giunta, Come non scrivere, edito da Utet (2018).

Potete acquistare i due libri su Amazon, cliccando sui link seguenti:

On writing. Autobiografia di un mestiere

Come non scrivere. Consigli ed esempi da seguire, trappole e scemenze da evitare quando si scrive in italiano. Con ebook

“Che di nuovo sei in balìa di una rima che allacci …” – Righe per la giornata mondiale della poesia

 

giornata mondiale poesia 2018Amo da sempre la poesia.

A scuola ero quella che meglio riusciva ad imparare a memoria L’infinito, La cavalla storna, Alla sera. Versi che ancora ricordo perfettamente.

Amo la poesia.

Perché la poesia è dimora dei contrasti. E’ discreta e dirompente. Ti avvolge nel silenzio del suo rumore assordante. E’ un abbraccio lieve o un pensiero fisso che non ti abbandona.

La poesia è ovunque e sono privilegiati – o condannati? – coloro che riescono a ordinare in versi il disordine della vita.

Amerò sempre la poesia, e oggi lascio parlare i poeti che più amo.

Fra di loro, mi si perdoni per l’eresia, c’è anche un moderno cantautore.

Paola

 

Viviamo, mia Lesbia

Viviamo, mia Lesbia, e amiamoci
e ogni mormorio perfido dei vecchi
valga per noi la più vile moneta.
Il giorno può morire e poi risorgere,
ma quando muore il nostro breve giorno,
una notte infinita dormiremo.

Dammi mille baci e poi cento,
e poi altri mille e altri cento,
e poi ancora una volta mille, e poi cento.
E quando saremo arrivati
a molte migliaia,
li mescoleremo tutti per non sapere il conto
o perché qualcuno maligno
non provi invidia per noi
sapendo il numero esatto dei baci.

Catullo, I secolo a.C.

 

Inferno, Canto V

Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,
venite a noi parlar, s’altri nol niega!».                            81

Quali colombe dal disio chiamate
con l’ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l’aere dal voler portate;                                84

cotali uscir de la schiera ov’è Dido,
a noi venendo per l’aere maligno,
sì forte fu l’affettuoso grido.                                              87

«O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l’aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,                  90

se fosse amico il re de l’universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c’hai pietà del nostro mal perverso.                        93

Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che ’l vento, come fa, ci tace.                             96

Siede la terra dove nata fui
su la marina dove ’l Po discende
per aver pace co’ seguaci sui.                                        99

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.                 102

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.                  105

Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.                                108

 

Dante Alighieri, La Divina Commedia, 1306-1321

 

X Agosto

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh!, d’un pianto di stelle lo innondi
quest’atomo opaco del Male!

Giovanni Pascoli, 1896

 

Francis Turner

I could not run or play in boyhood.
In manhood I could only sip the cup,
Not drink-
For scarlet-fever left my heart diseased.
Yet I lie here
Soothed by a secret none but Mary knows:
There is a garden of acacia,
Catalpa trees, and arbors sweet with vines–
There on that afternoon in June
By Mary’s side–
Kissing her with my soul upon my lips
It suddenly took flight.

Io non potevo correre né giocare
quand’ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
non bere –
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
blandito da un segreto che solo Mary conosce:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole addolcite da viti –
là, in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary –
mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
l’anima d’improvviso mi fuggì.

Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River, 1915

 

Sono nata il ventuno a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Alda Merini, 1991

 

La moglie del poeta

Ti ritrovo in bilico d’apnea
le mani strofinacci
che di nuovo sei in balia
di una rima che allacci.

Di parole si può vivere
mi hai detto stamattina
mentre un sole stretto
apriva nuvole.
Come sono quando pensi a me?
Un nome, un suono di due sillabe?
O il centro di un qualcosa
che non si crea?
L’istinto a cui si è arresa
ogni tua idea?
Potessi amore esser nemmeno una donna
ma il punto esatto del foglio
dove ti scivola nero il tratto di penna.

Sbuco da un riflusso di pazzia
e muto adesso, tu di ghiaccio,
sembri già in balia
di un altro abbraccio.

Cos’è un uomo senza più realtà
Un nome, il suono di una pagina
Sei il centro di un qualcosa che non si crea
L’istinto a cui si è arresa
ogni mia idea.
Ma se potessi amore
soffiarti via quel pensiero
che a tratti
mi pare ti toglie il respiro…
e la moglie dagli occhi.

Max Gazzè, dall’album Quindi? (2010)

 

 

Ti auguro …

8 marzo 2018

A mia figlia Gaia in occasione della festa della donna.

Auguri a te piccola grande Donna.
In questo giorno più che mai ti auguro di essere orgogliosa ogni giorno della donna che sei e che diventerai.
Ti auguro di sbagliare tanto nella vita, più che puoi e senza rimpianti. Ti auguro di imparare tanto dai tuoi errori, e di farne fino a quando avrai i capelli bianchi, perché vorrà dire che starai ancora imparando. 
Ti auguro di mandarmi a quel paese quando per paura o per il troppo amore cercherò di tarparti le ali e di tenerti troppo vicina, per impedirti di cadere. Ti auguro di sbucciarti mille volte le ginocchia e di rialzarti mille e una volta.
Ti auguro di viaggiare in lungo e in largo per questo bel mondo. Io sarò sempre e comunque le braccia che ti aspetteranno a casa, oppure le scarpe che viaggeranno con te fino a quando ne avrò la forza.
Ti auguro di dirmi un giorno “mamma mi sono innamorata”, oppure “mamma diventerai nonna”. Ma ti auguro anche di essere felice in qualsiasi scelta che farai, anche se fosse quella di trasferiti da sola in Nuova Zelanda per studiare la cultura dei maori, dalla parte opposta del mondo rispetto a me.
Ti auguro di fare la cuoca, la scienziata, la maestra, la pasticcera, l’avvocato, la gelataia o la poliziotta. Ti auguro di trovare un lavoro che ti farà sentire che stai spendendo bene il tempo della tua vita.
Ti auguro di fare del volontariato, perché solo confrontandoti con la sofferenza degli altri saprai dare il giusto peso ad ogni avvenimento della tua esistenza.
Ti auguro di essere sempre sensibile come lo sei ora, ma ti auguro anche di essere la versione più stronza di te quando sarà il momento giusto, quando dovrai farti valere e tirare fuori le unghie e i denti.
Ti auguro di non dover mai dimostrare di “essere una donna con le palle”, perché non ho mai sopportato l’idea che in questa vita per essere forti si debba per forza essere paragonate agli uomini.
Amore, sei una donna. Sei nata per essere forte.

Auguri cuore mio.

Mamma Paola

festadelladonna2018foto

Pablo Neruda (12 luglio 1908 – 23 settembre 1973)

“Penso che la poesia sia un’azione passeggera o solenne in cui entrano in pari misura la solitudine e la solidarietà, il sentimento e l’azione, l’intimità dell’individuo, l’intimità dell’uomo e la segreta rivelazione della natura”.

SONETO XVII

No te amo como si fueras rosa de sal, topacio
o flecha de claveles que propagan el fuego:
te amo como se aman ciertas cosas oscuras,
secretamente, entre la sombra y el alma.

Te amo como la planta que no florece y lleva
dentro de sí, escondida, la luz de aquellas flores,
y gracias a tu amor vive oscuro en mi cuerpo
el apretado aroma que ascendió de la tierra.

Te amo sin saber cómo, ni cuándo, ni de dónde,
te amo directamente sin problemas ni orgullo:
así te amo porque no sé amar de otra manera,

sino así de este modo en que no soy ni eres,
tan cerca que tu mano sobre mi pecho es mía,
tan cerca que se cierran tus ojos con mi sueño.

 

Sonetto XVII

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

Dalla raccolta Cento Sonetti d’amore di Pablo Neruda (1959)

pablo-neruda

“L’amore non è una né una favola né una tragedia: è quel che sta nel mezzo” righe su “Epiche, amiche e innamorate”.

 

WDM32547
Arianna a Nasso, della pittrice preraffaellita Evelyn de Morgan (1877)

 

Alla fine è solo colpa di Zeus se noi poveri esseri umani ci affanniamo tutta la vita, o buona parte di essa, a ricercare l’Amore Perfetto, l’altra metà della mela, la nostra anima gemella, l’essere che ci completa e che ci fa sentire invincibili e perfetti. L’amore che ci fa credere all’Eternità.

Nella mitologia greca troviamo non solo l’origine e la spiegazione di tutti i patimenti d’amore, ma anche l’amore in tutte le sue forme, più o meno positive. L’amore corrisposto ma osteggiato dagli eventi, l’amore tradito, l’amore offeso, l’amore non corrisposto, l’amore violento.

Tutte queste forme d’amore, viste attraverso gli occhi di donne immortali e moderne, sono presenti nel primo romanzo di Chiara Bernocchi, Epiche, amiche e innamorate, per il quale la casa editrice Bookabook ha di recente lanciato una campagna di crowdfundin per procederne con la pubblicazione.

Arianna e Didone, Andromaca e Penelope, Psiche e Calipso, Eco e Dafne, Atena e Teti: sono loro le protagoniste del romanzo, le voci che si raccontano in un insolito scambio di lettere a metà strada fra l’epistolario classico e lo scambio di email fra amiche dei nostri tempi.

Lettere che raccontano storie epiche, precedute da canzoni contemporanee che fanno da colonna sonora a struggimenti d’amore immutabili nei secoli.

Un romanzo che riesce a distinguersi, perché non è semplice scrivere di epica nel 2017, che invoglia il lettore a scoprire le storie di queste eroine (pochi sanno, ad esempio, che il termine “piantare in asso” deriva etimologicamente proprio dalla mitologia greca, più precisamente dalla storia dell’amore tradito di Arianna per l’ateniese Teseo, che si libera della donna “piantandola in Nasso”, fuggendo mentre la donna dorme sull’isola del Mar Egeo). Lettere che ci mostrano il lato umano, fragile, volitivo e anche vendicativo di queste figure mitologiche.

[…] L’altra è colei che s’ancise amorosa,
e ruppe fede al cener di Sicheo […]

Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto V

Ad aprire le danze con la prima lettera c’è Didone e il racconto del suo amore tragico per l’eroe Enea. Una donna che non trova pace per essere stata abbandonata, che ancora si strugge e dispera, lei che per amore dell’eroe ha disonorato il ricordo del primo marito Sicheo.

Lei che per la disperazione dell’abbandono si uccide proprio con la spada dell’amato.

Un amore senza lieto fine, che non ha tregua neanche dopo la morte.

La Storia ci racconta infatti che Enea e Didone si rincontrano nell’Ade. Qui l’anima della donna, che non ha dimenticato l’offesa e l’affronto per essere stata abbandonata, si ricongiunge con quella del marito e non degna di uno sguardo l’amante fedifrago.

Questo a ricordare che, da sempre, le donne sanno non dimenticare e non perdonare.

C’è poi Arianna, la disillusa.

Arianna, figlia del potente re Minosse, che con il suo filo libera Teseo dal labirinto di Cnosso e che poi, sedotta e pure incinta, viene abbandonata sull’isola di Nasso. Ma all’orizzonte sta già arrivando Dioniso, e sarà tutta un’altra faccenda.

E poi Eco che ama Narciso talmente tanto da rimanere inebetita e incapace di parlare. In grado solo di ripetere le ultime parole pronunciate dall’amato.

E ancora, ecco che arriva Dafne a raccontarci la sua storia fra una riga e l’altra, prima di tramutarsi in pianta di alloro per sfuggire all’amore molesto di Apollo.

Storie di donne, di divinità, di eroine e ninfe, alternate a riflessioni sull’amore e sulla vita scritte con una saggezza che supera di gran lunga la giovane età dell’autrice, una novità da leggere assolutamente.

 

Queste poche righe solo per incuriosirvi ed invitarvi a partecipare alla campagna promossa da Bookabook dal link:

https://bookabook.it/libri/epiche-amiche-innamorate/

Buona lettura!

L’autrice: Chiara Bernocchi

Chiara Bernocchi è laureata in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano. Il suo racconto breve “La prima cosa bella” ha ottenuto il secondo posto nella sezione giovani del premio letterario 2016 del Centro Culturale Antonianum di Milano.
“Epiche, amiche e innamorate” è il suo primo romanzo.

 

Largo ai lettori: cos’è Bookabook?

Bookabook è prima piattaforma italiana di crowdfundin, un sito che lascia ai lettori un grande potere: quello di scegliere quali libri meritano di essere pubblicati.

Con il suo innovativo modo di fare editoria, bookabook propone, oltre ad una selezione di libri già acquistabili in formato ebook o cartaceo, una serie di campagne online per autori emergenti.

Il lettore, che diventa in qualche modo anche editore, può leggere gratuitamente una breve anteprima del romanzo ed effettuare un preordine. Raggiunta la soglia prevista per quella campagna, il libro viene pubblicato e  spedito a chi ha effettuato il preordine.

Sopra le 50 copie pre-ordinate, il lettore riceve in ogni caso la sua copia, nel formato che ha scelto.
Sotto le 50 copie pre-ordinate dai lettori è previsto invece un rimborso, questo per tutelare tutto coloro che hanno effettuato un ordine.

 

Racconti del giovedì. Quinta puntata.

Dopo qualche settimana di assenza, tornano i racconti brevi del giovedì.

Buona lettura!!

AL SUPERMERCATO

A&O? Yess! Mi vesto…

Si rinnova quello che ormai è un piacevole rito giornaliero, la spesa con Andrea al supermercato dietro casa. Ormai siamo degli habitué e ci concediamo spesso due battute con le commesse. Una di queste, ricordandosi della mia operazione e collegando che sono tre mesi che non mi vede, mi chiede come stessi e come procedesse la riabilitazione.

Che cara, penso. Non faccio in tempo a risponderle però. C’è infatti, al banco dei freschi, un ragazzo nuovo: “Ti sei operato? Cos’hai fatto? Menisco?”

“Eh, in realtà 2 crociati e poi sì, anche la sutura del menisco”.

“Minchia, servizio completo!”.

“Eh già…”.

“Pensa, anche mio padre si è operato; non ha più niente là sotto! Ha tolto tutto! 25 giorni ed era già sui campi! Te l’ho detto, no? Lo sai chi è, no?”

No. Non abbiamo mai parlato di suo padre e non ho neanche la più pallida idea di chi sia.

Andrea mi guarda. Capisce che non ce la fa e si allontana. Io insisto.

“25 giorni mi sembra pochino. I tempi standard sono di 6 mesi. Salvo complicazioni”.

Capisce che non ce la beviamo. Rincara la dose.

“No vabbè, ma lui è un pazzo!! 41 gol ha fatto quell’anno! Te l’ho detto, no?”.

Lui arrossisce, io mi intenerisco. Assodato che il recupero fisioterapico non è accelerato dall’instabilità mentale così come il mio dialogo col salumiere non è facilitato dallo sguardo di Andrea, opto per capire il perché del suo bisogno di raccontarmi tutto questo. Ci arrivo.

Tutti hanno bisogno di miti, di riferimenti. Ci aggrappiamo costantemente a rockstar, calciatori, divi del cinema. E allora perché non al proprio padre? E poi chi l’ha detto che non fosse vero che in 25 giorni suo padre era di nuovo sui campi da gioco? Magari ha ragione Andrea: “hai frainteso Beppe, suo padre fa il custode”.

supermercato.jpg

L’autore

Giuseppe Malandrino, classe 1984, altoatesino di nascita, sangue siciliano, il cuore a Torino e la residenza a Milano.

Nella vita si è laureato in psicologia, lavora nelle risorse umane e corre, corre tanto.

Scrive racconti di vita quotidiana. I protagonisti delle sue storie potrebbero essere vicini di casa, i tuoi colleghi. Tu stesso.

Per info: malagiuseppe@hotmail.it

 

Trovate i racconti già pubblicati a questi link:

https://righediarte.com/2017/04/20/racconti-del-giovedi-terza-puntata/

https://righediarte.com/?s=seconda+puntata

https://righediarte.com/?s=prima+puntata

https://righediarte.com/2017/04/27/racconti-del-giovedi-quarta-puntata/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Racconti del giovedì. Quarta puntata.

Quarto appuntamento con i racconti brevi del giovedì.

Se vi siete persi le puntate precedenti (sia mai!!), le trovate qui:

https://righediarte.com/2017/04/20/racconti-del-giovedi-terza-puntata/

https://righediarte.com/?s=seconda+puntata

https://righediarte.com/?s=prima+puntata

Buona lettura!

 

LA PISCINA

Trentotto…

Trentanove…

Quaranta.

Oggi ho fatto più fatica del solito. Esco dall’acqua, cuffia e occhialini in una mano, lo zaino nell’altra, direzione doccia. Circumnavigo la piscina, salgo le scale. Scelgo la mia doccia. Non c’è nessuno ed io mi lascio massaggiare dal getto caldo e deciso.

Arriva qualcuno. E’ un signore sui trentacinque. Non mi nota. Appoggia l’accappatoio sulla panchina e, rialzando lo sguardo, viene sorpreso dallo specchio soprastante. Decide che il profilo è la scelta più indicata; un bel respiro di pancia, narici allargate, mento in fuori e si assesta due colpetti a mani aperte sulla pancia.

Esattamente in quel momento si accorge di non esser solo. Si imbarazza. D’istinto contraggo la bocca in una smorfia che vuol essere un sorriso rassicurante. Riesco nell’impresa. “Devo calare qualche chilo… A prenderli ci va niente, ma a perderli! Dovrei limitare il pane, la pasta, ma mia moglie cucina… E poi, come fai a non mangiare!? Tu sei giovane e sei in forma, ma ti assicuro che dopo i trenta il metabolismo non è più lo stesso…”

Io sarò “giovane” ma ho ventinove anni. Gli dico che anch’io sono a dieta, che sono fermo per un ginocchio malandato e che presto mi opererò. Gli risparmio che non tocco un piatto di pasta da mesi.

Col sorriso sulle labbra mi vesto e lo saluto.

Fuori fa un freddo cane ed io sono in bici. Arrivo presto a casa. Mi tolgo giacca e scarpe, svuoto lo zaino e inizio a preparare il pranzo. Decido nel frattempo di mettermi comodo.

Vado in stanza e, mentre mi cambio, l’occhio cade sullo specchio.

Mi guardo bene intorno. Niente.

Fuori dalla finestra. Niente.

Gonfio le narici, tiro fuori il mento e con una faccia tra l’insoddisfatto e il rassegnato, mi assesto, decisi, due colpetti sulla pancia.

la piscina.jpg

L’autore

Giuseppe Malandrino, classe 1984, altoatesino di nascita, sangue siciliano, il cuore a Torino e la residenza a Milano.

Nella vita si è laureato in psicologia, lavora nelle risorse umane e corre, corre tanto.

Scrive racconti di vita quotidiana. I protagonisti delle sue storie potrebbero essere vicini di casa, i tuoi colleghi. Tu stesso.

Per info: malagiuseppe@hotmail.it

23 aprile, Giornata Internazionale del Libro e del diritto d’autore.

Il 23 aprile è il giorno di William Shakespeare.

Il più grande drammaturgo inglese di tutti i tempi nasce e muore proprio il 23 aprile, rispettivamente nel 1564 e 1616.

Per uno strano gioco del destino in quello stesso giorno muoiono anche Miquel de Cervantes, immortale autore di Don Chisciotte della Mancia, e Garcilaso Inca de la Vega, importante scrittore peruviano nato a Cuzco nel 1539 autore dei Commentari reali degli Inca, testo più importante della letteratura peruviana di epoca coloniale.

Altra giornata non poteva essere scelta per celebrare il libro nella sua totalità, dal lavoro intellettuale di scrittura fino alla pubblicazione.

Patrocinata dall’UNESCO fin dal 1996, la Giornata Internazionale del Libro e del diritto d’autore è dedicata alla promozione della lettura e alla protezione dell’attività intellettuale come patrimonio indiscusso dell’umanità, da proteggere, conservare e tramandare con la stessa cura dovuta ad ogni opera d’arte.

In queste giornate dedicate alla fiera milanese Tempo di Libri, questa ricorrenza non fa che riportare nuovamente l’attenzione sul meraviglioso mondo della carta stampata.

Auguro quindi a tutti voi una buona domenica di lettura.

Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso.
(Daniel Pennac)

giornata internazionale del libro