“L’amore non è una né una favola né una tragedia: è quel che sta nel mezzo” righe su “Epiche, amiche e innamorate”.

 

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Arianna a Nasso, della pittrice preraffaellita Evelyn de Morgan (1877)

 

Alla fine è solo colpa di Zeus se noi poveri esseri umani ci affanniamo tutta la vita, o buona parte di essa, a ricercare l’Amore Perfetto, l’altra metà della mela, la nostra anima gemella, l’essere che ci completa e che ci fa sentire invincibili e perfetti. L’amore che ci fa credere all’Eternità.

Nella mitologia greca troviamo non solo l’origine e la spiegazione di tutti i patimenti d’amore, ma anche l’amore in tutte le sue forme, più o meno positive. L’amore corrisposto ma osteggiato dagli eventi, l’amore tradito, l’amore offeso, l’amore non corrisposto, l’amore violento.

Tutte queste forme d’amore, viste attraverso gli occhi di donne immortali e moderne, sono presenti nel primo romanzo di Chiara Bernocchi, Epiche, amiche e innamorate, per il quale la casa editrice Bookabook ha di recente lanciato una campagna di crowdfundin per procederne con la pubblicazione.

Arianna e Didone, Andromaca e Penelope, Psiche e Calipso, Eco e Dafne, Atena e Teti: sono loro le protagoniste del romanzo, le voci che si raccontano in un insolito scambio di lettere a metà strada fra l’epistolario classico e lo scambio di email fra amiche dei nostri tempi.

Lettere che raccontano storie epiche, precedute da canzoni contemporanee che fanno da colonna sonora a struggimenti d’amore immutabili nei secoli.

Un romanzo che riesce a distinguersi, perché non è semplice scrivere di epica nel 2017, che invoglia il lettore a scoprire le storie di queste eroine (pochi sanno, ad esempio, che il termine “piantare in asso” deriva etimologicamente proprio dalla mitologia greca, più precisamente dalla storia dell’amore tradito di Arianna per l’ateniese Teseo, che si libera della donna “piantandola in Nasso”, fuggendo mentre la donna dorme sull’isola del Mar Egeo). Lettere che ci mostrano il lato umano, fragile, volitivo e anche vendicativo di queste figure mitologiche.

[…] L’altra è colei che s’ancise amorosa,
e ruppe fede al cener di Sicheo […]

Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto V

Ad aprire le danze con la prima lettera c’è Didone e il racconto del suo amore tragico per l’eroe Enea. Una donna che non trova pace per essere stata abbandonata, che ancora si strugge e dispera, lei che per amore dell’eroe ha disonorato il ricordo del primo marito Sicheo.

Lei che per la disperazione dell’abbandono si uccide proprio con la spada dell’amato.

Un amore senza lieto fine, che non ha tregua neanche dopo la morte.

La Storia ci racconta infatti che Enea e Didone si rincontrano nell’Ade. Qui l’anima della donna, che non ha dimenticato l’offesa e l’affronto per essere stata abbandonata, si ricongiunge con quella del marito e non degna di uno sguardo l’amante fedifrago.

Questo a ricordare che, da sempre, le donne sanno non dimenticare e non perdonare.

C’è poi Arianna, la disillusa.

Arianna, figlia del potente re Minosse, che con il suo filo libera Teseo dal labirinto di Cnosso e che poi, sedotta e pure incinta, viene abbandonata sull’isola di Nasso. Ma all’orizzonte sta già arrivando Dioniso, e sarà tutta un’altra faccenda.

E poi Eco che ama Narciso talmente tanto da rimanere inebetita e incapace di parlare. In grado solo di ripetere le ultime parole pronunciate dall’amato.

E ancora, ecco che arriva Dafne a raccontarci la sua storia fra una riga e l’altra, prima di tramutarsi in pianta di alloro per sfuggire all’amore molesto di Apollo.

Storie di donne, di divinità, di eroine e ninfe, alternate a riflessioni sull’amore e sulla vita scritte con una saggezza che supera di gran lunga la giovane età dell’autrice, una novità da leggere assolutamente.

 

Queste poche righe solo per incuriosirvi ed invitarvi a partecipare alla campagna promossa da Bookabook dal link:

https://bookabook.it/libri/epiche-amiche-innamorate/

Buona lettura!

L’autrice: Chiara Bernocchi

Chiara Bernocchi è laureata in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano. Il suo racconto breve “La prima cosa bella” ha ottenuto il secondo posto nella sezione giovani del premio letterario 2016 del Centro Culturale Antonianum di Milano.
“Epiche, amiche e innamorate” è il suo primo romanzo.

 

Largo ai lettori: cos’è Bookabook?

Bookabook è prima piattaforma italiana di crowdfundin, un sito che lascia ai lettori un grande potere: quello di scegliere quali libri meritano di essere pubblicati.

Con il suo innovativo modo di fare editoria, bookabook propone, oltre ad una selezione di libri già acquistabili in formato ebook o cartaceo, una serie di campagne online per autori emergenti.

Il lettore, che diventa in qualche modo anche editore, può leggere gratuitamente una breve anteprima del romanzo ed effettuare un preordine. Raggiunta la soglia prevista per quella campagna, il libro viene pubblicato e  spedito a chi ha effettuato il preordine.

Sopra le 50 copie pre-ordinate, il lettore riceve in ogni caso la sua copia, nel formato che ha scelto.
Sotto le 50 copie pre-ordinate dai lettori è previsto invece un rimborso, questo per tutelare tutto coloro che hanno effettuato un ordine.

 

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Lune-di … cinema, 24 aprile 2017. Righe su Basilicata Coast to Coast (Italia, 2010)

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Per iniziare questa settimana con un sorriso e un pensiero positivo, oggi non voglio consigliarvi un libro ma questo film, vincitore di ben tre David di Donatello nel 2011 (Miglior regista esordiente, Miglior musicista, Miglior canzone originale).

“Ci sono quattro musicisti, un cavallo ed un carretto.”

Sembra l’inizio di una barzelletta, come ci sono un italiano, un francese e un inglese.

Invece è la trama, in breve, dell’originale prima riuscitissima prova alla regia dell’attore Rocco Papaleo.

I quattro musicisti sono amici dalle storie diverse, accomunati dall’amore per la musica. Sono Nicola Palmieri (Rocco Papaleo), il capobanda, insegnante di liceo artistico con una moglie “ingombrante” e una grande voglia di rivincita; Franco Cardillo, interpretato da Max Gazzè alla sua prima prova d’attore, falegname muto come un pesce dopo la morte della donna amata; Salvatore Chiarelli (Paolo Briguglia) alla chitarra, ex studente di medicina che ha perso la fiducia nelle donne, ed infine Rocco Santamaria (Alessandro Gassman), alle percussioni, classico personaggio televisivo che ormai vive della gloria passata. Insieme formano il quartetto Le Pale Eoliche.

In un giorno di settembre, su idea di Nicola, il gruppo decide di partire a piedi da Maratea per raggiungere un festival musicale sulla costa ionica, a Scanzano Ionico. Un percorso di circa 150 km, in macchina meno di due ore, che i quattro decidono però di fare a piedi, in una strano tour, una sorta di strano Cammino di Santiago lucano alla ricerca di loro stessi.

In questo viaggio sono accompagnati dalla giovane Tropea Limongi (Giovanna Mezzogiorno), giornalista di una locale televisione parrocchiale, figlia di un noto politico, che sembra insofferente ad ogni cosa, per prima cosa allo strano gruppo musicale, e cronicamente incapace di appassionarsi a qualcosa che non sia la macchina da presa.

Fino a qui la trama.

Perché consiglio questo film?

Perché dietro l’aspetto comico più immediato di questa storia si nasconde, a mio parere, molto altro.

Il tempo

Nel viaggio gli amici si prendono tutto il tempo che vogliono per arrivare a Scanzano, tanto che viene da chiedersi “ma non hanno un cazzo da fare?”. E qui c’è la prima bellissima riflessione.

Il tempo come dono.

Siamo realmente capaci di meritarlo? si chiede Nicola all’inizio del film.

Sempre talmente presi da mille cose  inutili e ripetitive nella nostra vita che spesso ci dimentichiamo che ogni giorno è unico, e come tale andrebbe vissuto. Prendersi del tempo per coltivare le proprie passioni, per impossessarsi di ogni secondo, per vivere ogni respiro non come se fosse l’ultimo ma come se fosse sempre il primo. Per iniziare e finire la giornata con una domanda: cosa farò di buono oggi e cosa ho fatto di buono oggi?

La ricerca di se stessi

Il viaggio è sia metafora della vita che esplorazione alla ricerca della propria identità.

Come dice il noto proverbio cinese “chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita”. Ognuno dei partecipanti di questo strano cammino riesce a sistemare qualche aspetto della propria vita di cui non era soddisfatto.

Nicola dimostra finalmente alla moglie di essersi impegnato in un progetto e di averlo portato a termine. Franco capisce di provare qualcosa, ricambiato, per la spigolosa Tropea, riuscendo persino a farla sorridere. Salvatore, dopo aver salvato un uomo dopo un incidente stradale, decide di tornare in università per diventar finalmente medico. Rocco capisce che i suoi giorni di fama sono finiti e che è giunto il momento di cercarsi un lavoro vero.

In questo caso non importa quale sia la meta, ognuno ha la sua, ma è nel viaggio che si scopre dove indirizzare le proprie energie.

La Basilicata

Rocco Papaleo è nato proprio a Lauria, provincia di Potenza, una delle tappe toccate dal viaggio.

In questo film il sud Italia torna ad essere teatro di storie positive, scanzonate, comiche, di speranza, non solo affresco di storie di mafia e criminalità organizzata come troppo spesso, purtroppo, il cinema italiano ci ha abituato.

Nel film c’è anche un omaggio a Carlo Levi. L’autore del romanzo Cristo si è fermato ad Eboli venne confinato ad Aliano, in provincia di Matera, dal regime fascista, e proprio nel piccolo comune lucano è sepolto.

L’amore

Il film è un inno all’amore. Un inno non solo ai nuovi amori che nascono, ma anche a quelli che resistono nel tempo.

Bellissima la scena nella quale il gruppo si rifugia in una vecchia di campagna per sfuggire ad un acquazzone, parlando con l’anziano proprietario gli chiedono come mai non abbia il televisore:

“Ma veramente non avete la televisione?”

“E quando la guardo la televisione? Lavoro tutto il giorno.

“E scusate, ma non la potete guardare la sera?”

“La sera guardo mia moglie”

Penso che se tutti alla sera guardassero la propria moglie o il proprio marito invece che la televisione ci sarebbero molti meno divorzi e molti più bambini in questo paese.

In questo breve scambio di battute c’è una delle più belle dichiarazioni d’amore che io abbia mai sentito.

Un ultimo consiglio prima di lasciarvi alla scoperta della pellicola.

Alla fine del film alzate al massimo il volume e godetevi ogni singola nota della meravigliosa Mentre dormi di Max Gazzè.

Buona settimana a tutti.

 

Paola

 

Mentre dormi

Mentre dormi ti proteggo

E ti sfioro con le dita

Ti respiro e ti trattengo

Per averti per sempre

Oltre il tempo di questo momento

Arrivo in fondo ai tuoi occhi

Quando mi abbracci e sorridi

Se mi stringi forte fino a ricambiarmi l’anima

Questa notte senza luna adesso

Vola tra coriandoli di cielo

E manciate di spuma di mare

Adesso vola

Le piume di stelle

Sopra il monte più alto del mondo

A guardare i tuoi sogni arrivare leggeri

Tu che sei nei miei giorni

Certezza, emozione

Nell’incanto di tutti i silenzi che gridano vita

Sei il canto che libera gioia

Sei il rifugio, la passione

Con speranza e devozione

Io ti vado a celebrare

Come un prete sull’altare

Io ti voglio celebrare

Come un prete sull’altare

Questa notte e ancora

Vola tra coriandoli di cielo

E manciate di spuma di mare

Adesso vola

Le piume di stelle

Sopra il monte più alto del mondo

A guardare i tuoi sogni arrivare leggeri

Sta arrivando il mattino

Stammi ancora vicino

Sta piovendo e non ti vuoi svegliare

Resta ancora, resta per favore

E guarda come

Vola tra coriandoli di cielo

E manciate di spuma di mare

Adesso vola

Le piume di stelle

Sopra il monte più alto del mondo

A guardare i tuoi sogni arrivare leggeri

Vola

Adesso vola

Oltre tutte le stelle

Alla fine del mondo vedrai, i nostri sogni diventano veri

Trovate la scheda completa del film su:

http://www.mymovies.it/film/2010/basilicatacoasttocoast/

 

 

 

“Riluci d’oro dove la vita ti ha scheggiato”

Un uomo in viaggio verso la casa dove è nato.

Due coppie su un aereo che li porterà in vacanza.

Il regista.

Anna e Michele.

Andrea ed Elena.

Vite che si intrecciano verso la stessa meta. Istanbul.

Istanbul che risplende come le tessere d’oro dei mosaici di Santa Sofia.

E poi un incidente.

Un tradimento.

Persone che pensano di conoscersi ed invece non ci conoscono affatto.

Vite che si ricostruiscono, che si scoprono e riscoprono, che rinascono.

Segreti che si lasciano svelare solo grazie al perdono concesso dal tempo.
Sono questi gli elementi del romanzo del 2013, di cui da poco è uscita la versione cinematografica, scritto dal regista turco Ferzan Ozpetek (1959).

Ozpetek conferma anche in questo caso di ispirarsi alla gente comune per dare un corpo e una storia ai personaggi delle sue opere. Un romanzo che sembra una sceneggiatura.

“Io, invece, mi guardo sempre intorno. Ascolto le conversazioni altrui. Mi chiedo che cosa stiano digitando, le persone, sulla tastiera del loro cellulare, a chi rispondano. Cerco di immaginare le loro storie chiuse dentro ad un telefonino. E i loro segreti, i rimpianti, i sogni. Per raccontarli nei miei film. Qualcuno ha detto che sono un ladro di storie, e forse è davvero così.”

Ladro di storie, ladro di vite. Di quelle vite che ci mostra anche nei suoi film, che non sempre hanno una direzione ben precisa, anime graffiate che riescono però a trovare la forza per continuare ad amare.

“Impara anche questo: sei amata quanto ami”

Perché Rosso Istanbul è soprattutto questo, un libro che parla dell’amore in tutte le sue forme, senza nessun confine.

“Ma adesso so che è questo il punto dell’amore: avere qualcuno che ti aspetta davanti alla porta, la sera. Qualcuno che ti abbraccia. Qualcuno tra le cui braccia, anche se solo per un giorno e non per sempre, ti senti a casa. […] Che cos’ho imparato sull’amore? Quello che ho imparato sull’amore è che l’amore esiste. […] Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati […] ho imparato, e in questo ha ragione mia madre, che è possibile amare due persone contemporaneamente”

Un libro da leggere tutto d’un fiato. Che dura il tempo di un film, ma ti rimane cucito addosso.

rosso istanbul

 

Ti amo in tutti i TAG del mondo

Questo è il riflessione di questa mattina. E ci sono arrivata con uno strano giro di pensieri.

Ora vi spiego meglio.

Il primo episodio è successo qualche giorno fa. Mi sono comprata una piccola sveglia da comodino, perché sono stufa di dover tenere sempre acceso il cellulare, seppure in modalità offline. Non so se sbaglio qualcosa io, ma tutti i fenomenali poteri cosmici dell’iphone, sveglia inclusa, vengono meno se si spegne l’aggeggio (beati i Nokia dell’anteguerra, che con la sveglia si riaccendevano da soli). Mia figlia Gaia, quattro anni e mezzo di pura adrenalina e ciccia da mordicchiare, guarda quello strano oggetto sul comodino e molto candidamente mi chiede “Mamma ma che cos’è?”. In effetti non ci avevo mai riflettuto. i bambini dell’età di mia figlia molto probabilmente non dovranno mai sopportare il bi-bi-bi delle sveglie di una volta, che ti svegliavano con la stessa delicatezza di una doccia gelata in pieno dicembre.

E poi stamattina. Stamattina ho rivisto una mia vecchia fotografia, anno 2006 credo, che Facebook mi ha riproposto nella sezione “Accadde oggi”.

E’ una fotografia scattata ad una classica cena fra amici, ai tempi delle fotografie sviluppate e non solo conservate nella memoria del telefonino o condivise sui social. Più che pensare al fatto che sono già passati 10 anni da quello scatto (che mi fa pensare che ai tempi avevo solo 20 anni, aiuto!), mi ha fatto uno strano effetto vedere che portavo un ingombrantissimo orologio al polso. E che ne andavo anche fiera nel 2006. Che a quei tempi l’orologio diventava parte integrante del look con cui uscivi di casa.

C’è stata la moda di orologi grandi come bussole, poi quelli di plastica piccoli e colorati, poi quelli a stampe floreali, poi il periodo del Chronotech. Poi i cellulari e i polsi vuoti. Penso che ormai non sarei neanche più in grado di tenerlo per una giornata intera, mi sentirei stringere. Ora c’è il cellulare a dirti che ore sono, a svegliarti la mattina, a ricordarti gli appuntamenti, a farti il backup della vita.

Premetto, non sono contraria alla tecnologia e ai social network, dato che lo stesso mondo dei blog di cui faccio parte è un social. Però la presenza così ingombrante di questo tipo di tecnologia e delle centinaia di social network ha modificato tantissimo anche il modo in cui vengono vissuti i rapporti umani in generale.

Ti innamori, ti fidanzi o ti lasci? Su Facebook cambi lo status da single a impegnato e viceversa, passando per tutte le varianti di “impegnato in una relazione complicata” o “in una coppia aperta”.

Scopri di essere incinta? Condividi sul Instagram una foto #gravidanza #tiaspettiamo #tantoamore #tuttalavita #5settimanedinoi #bebèabordo

Litighi con la ex del tuo fidanzato? Twitti un post di fuoco, ovviamente senza specificare a chi ti stai rivolgendo perché tanto LEI lo capirà.

Ma è quando si è innamorati, o si è convinti di esserlo, che si da il meglio di sé sui social. Si condividono album interi di fotografie, si ricorda ogni giorno a tutto il mondo quanto fantastica sia la persona con cui stiamo. Bacheche piene di cuori e baci in bella posa, filtrati e studiati ad arte. Sembra quasi che si debbano colmare dei vuoti che ormai la vita vera non riesce più a riempire, obbligandoci alla realtà virtuale per dare un senso compiuto alle nostre relazioni.

Ti taggo, ti aggiungo a fotografie e post.

Per fare un paragone artistico e riprendere quello che è il tema principale del blog, mi viene in mente quanto scritto dall’umanista Leon Battista Alberti.

Nella sua opera De statua, composta ipoteticamente attorno al 1460, distingue due tipologie di scultura: per via di porre e per via di levare. Ci sono i modellatori che tolgono e aggiungono (quindi pongono) materiali molli per giungere all’opera compiuta, ma appunto sono solo modellatori, le cui opere, per quanto belle, sono facilmente scalfibili. I veri scultori sono coloro che invece levano dalla pietra tutto ciò che è superfluo, e arrivano così alla figura perfetta che già era contenuta nel blocco iniziale.

Secondo me in amore è un po’ la stessa cosa: ci sono quelli che pensano di amarsi e che devono continuare ad aggiungere pezzi per evitare che l’amore si sgretoli come una scultura di cera.

Chi si ama veramente invece è come lo scultore: toglie tutto ciò che non serve e giunge alla vera sostanza dei sentimenti. Non ha bisogno di aggiungere troppe parole, cose, fotografie, dimostrazioni pubbliche dei propri sentimenti. Deve solo levare per arrivare al vero amore. Solo in questo modo l’opera d’arte può resistere nel tempo, così come resiste la pietra.

Il pensiero di oggi era questo, l’amore ai tempi dei social.

 

Buona domenica

Paola

A mia figlia

Voce di bambina.

Voce gaia, come il nome che porti.

Voce senza passato da raccontare, che ha solo qui e adesso.

Tutto o niente.

Amore o rifiuto.

Inconsapevole ancora della grandezza del suo Animo,

che già intravedo nell’indaco dei suoi occhi.

Sei solo emblema di gioia e riccioli sparsi di luce.

Nel mio cuore sei  tutto il cuore,

che batte dal preciso istante in cui iniziò  a battere il tuo.

Cammina sempre così,

a passi leggeri,

per non sprofondare in questo mondo.

Paola Cavioni

A mia figlia
A mia figlia