Cose a cui ho prestato attenzione questa estate

“And in the naked light, I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never shared
And no one dared
Disturb the sound of silence”

(The Sound of Silence)

Amo la mia vita frenetica.
Tra tutti i difetti che posso avere, credo che uno di quelli che proprio non mi appartiene sia la pigrizia, almeno nella mia vita adulta.

Eppure, in queste settimane d’estate, ho fatto una cosa che non mi capita spesso: ho serenamente scalato le marce.

Mi sono concessa il lusso di non fare nulla.
Di ridere come una pazza.
Di bere buon vino senza senso di colpa.
Di fare un bagno in una notte di agosto, sommersa dalle risate di persone sconosciute.
Di sbagliare strada e fare spallucce.

Ho prestato attenzione alla consistenza di ogni singolo abbraccio di mio figlio, che ancora mi chiede:
“Mamma, mi abbracci?” anche quando è tutto sudato, anche dopo due secondi l’avermi fatto uscire di testa con un capriccio. Ho riso dei suoi piedini sporchi dopo giornate intere a correre a piedi nudi.
Cose che un giorno, ne sono certa, mi mancheranno da morire.

Ho fatto caso alla consistenza del silenzio della notte nelle campagne toscane fra le viti e il frinire dei grilli, aspettando che una stella cadente attraversasse il cielo abbastanza lentamente da permetterci di affidarle un desiderio… e alla fine ne abbiamo viste così tante da esaurire quasi l’elenco!

Ho fatto caso alla mia stanchezza e, forse per la prima volta davvero, al mio diritto di fermarmi.

Ho fatto caso al calore e alla bellezza della voce della signora delle pulizie che cantava Baglioni mentre sistemava le stanze delle vacanze degli altri, in Romagna.

A quel piccolo paguro nel mare, e non ne vedevo da un sacco di tempo.

Ho prestato attenzione a tutte quelle cose minuscole che, se corri, non fai nemmeno in tempo a vedere.

Ho fatto caso alla fortuna di essere circondata di persone che mi vogliono bene.

Ho prestato attenzione a ogni nota e a ogni parola di Falling Slowly, seduta su una panchina di un parco milanese che chissà quanti sguardi, quante attese e quante storie avrà visto passare.

Mi sono emozionata ascoltando i racconti delle persone che ho incontrato e conosciuto in queste settimane.

Le loro vite.
Le loro ferite.
Le loro vittorie.

L’azzurro cielo degli occhi di una ragazza dalla vita che definire difficile è ancora poco, e che mi ha regalato un pezzo della sua storia e una grandissima lezione di gratitudine.

Ho fatto caso alla rabbia quando arriva.

A come mi cambia il respiro.
A come mi irrigidisce.
A quanto spesso non siamo sono capace di lasciarla andare.

Ma soprattutto, ho prestato attenzione a tutte le volte in cui mi sono detta:

Non ho bisogno di niente.

Non perché io abbia tutto.

Ma perché mi sono accorta di avere già abbastanza.

Perché forse uno dei segreti della facilità è proprio questo: smettere di chiedersi costantemente cos’altro può essere, e abbracciare la gioia di tutto ciò che già c’è.

Paola Cavioni, 28 agosto 2026


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