Aprile, aspettando luglio …

 

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Il mese di aprile si apre con tre autori candidati al Premio Bancarella 2017 di Pontremoli, giunto alla sua 65° edizione. Personalmente è la prima volta che approfondisco il tema dei premi letterari, soprattutto un premio così prestigioso da aver visto, fra i suoi vincitori nel corso degli anni, autori come Hemingway, Guareschi, Pasternak, Montanelli, Fallaci, Biaci, De Crescenzo, per citarne alcuni “storici”, Marcello Simoni e Donato Carrisi in tempi  più recenti.

I libri che ho scelto per questo mese, ovviamente tutti editi fra il 2016 e il 2017 per essere candidati al premio,  sono:

  • Magari domani resto di Lorenzo Marone (Napoli, 1974), Feltrinelli, 2017. Una storia ambientata nei quartieri spagnoli di Napoli che vede come protagonista la trentenne, dall’insolito nome, Luce Di Notte. Avvocato onesto, già segnata dalla vita, alla donna un giorno viene assegnata la causa di affidamento di un minore. La causa stessa diventa lo spunto per riflettere sulla sua vita e su scelte importanti: fuggire come ha fatto metà della sua famiglia oppure restare e cercare il suo posto nel mondo nello stesso posto in cui è nata?
  • I Medici – Una dinastia al potere di Matteo Strukul (Padova, 1973), Newton Compton Editori, 2016. Romanzo storico ambientato a Firenze nel 1429, la gloriosa Firenze medicea. Ai piedi di una Santa Maria Novella in costruzione, si avvicendano le storie dei più famosi esponenti della casata de’ Medici, Cosimo e Lorenzo, in lotta con i loro nemici giurati: le famiglie Strozzi e degli Albizzi. Primo romanzo della trilogia dei Medici, gli altri due romanzi che compongono la saga sono “Un uomo al potere” e “Una regina al potere”.
  • Il giardino dei fiori segreti di Cristina Caboni, Garzanti, 2016. Due sorelle gemelle divisa fin da piccolissime, Iris e Viola, si ritrovano per uno scherzo del destino e si riconoscono pur senza conoscersi. Iniziano così un viaggio a ritroso nelle loro vite alla ricerca del sentiero giusto per compiere il loro destino, cercando la soluzione ad un mistero che, come una pianta, affonda le radici nel profondo della loro famiglia.

Fin qui brevi informazioni di base sulla trama, nelle prossime settimane spero di potervi dare anche le mie personali impressioni su ciascuna delle opere.

Gli altri tre romanzi che completano la sestina d’oro dei candidati, fra i quali sarà scelto il vincitore nel mese di luglio e che conto di leggere nei prossimi mesi, sono:

  • La Locanda dell’Ultima Solitudine di Alessandro Barbaglia (Mondadori, 2017)
  • Gocce di Veleno di Valeria Benatti (Giunti, 2016)
  • La guardia, il poeta e l’investigatore di Jung-myung Lee (Sellerio, 2016 – NB della stessa casa editrice vi consiglio l’utilissimo libro “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno”)

Mi piacerebbe capire se tutti questi romanzi hanno qualcosa in comune, capire quale potrebbe essere il segreto del loro successo di vendita e, perché no, azzardare un pronostico, nella mia più completa modestia, per indovinare il nome del vincitore.

Che vinca il migliore!

Per tutte le informazioni sul Premio Bancarella si può consultare la pagina ufficiale della storica manifestazione: www.premiobancarella.it

Racconti del giovedì. Prima puntata.

Oggi e per i prossimi giovedì voglio “ospitare” sul mio blog una serie di racconti di un caro amico, Giuseppe Malandrino.

Brevi storie da gustare una dietro l’altra, come caramelle.

Buona lettura!

 

ALLA FERMATA DELL’AUTOBUS

Credo d’essermi perso. Il cartello seriale recita via Sansovino. Non basta. “Scusi, per il centro? Sa dov’è la fermata dell’autobus?”. È vecchio e non vede l’ora. “Eh, l’ho vista prima, sa, che attraversava…”. “Si; quindi?”. “È proprio lì, dall’altra parte dell’incrocio!”. Alla fine mi inteneriscono sempre. “Ah ecco! Grazie mille”.

Benché le mie cuffie abbiano deciso di lavorare part-time ormai da un po’ riesco comunque a godermi la compagnia degli Alt-J. Si avvicina una signora. Non riesco a distogliere lo sguardo dalla montatura dei suoi occhiali. Un pezzo unico credo, barocco, dorato e intarsiato, montato su una signora banale, chiatta, insaccata in una di quelle giacche acetate con le cuciture a rombi color bordò e i mocassini di pelle nera (una volta!) che hanno da lungo tempo perso la loro battaglia contro i rispettivi alluci valghi.

“Salve giovanotto! E’ interessato alla parola di Nostro Signore? Le posso lasciare questo libricino?”

“La ringrazio signora; non mi interessa”.

“Lei non legge abbastanza!”.

“Signora io leggo, ma quello che dico io!”.

“Non le sembra che sta andando tutto a scatafascio? Il Libro dell’Apocalisse questo l’aveva previsto!”.

“Se è per questo anche mio nonno…”.

“Se lei volesse dare un’occhiata, qui è spiegato tutto…”.

“Signora, sono parole scritte da uomini per altri uomini; provi ad usare un po’ di senso critico…”.

Mi guardavo da fuori e mi chiedevo se davvero quella fosse la mossa migliore: usare la logica con una fanatica religiosa. Certamente no, ma non ho avuto il tempo di rimpiangere la mia scelta. Evidentemente toccata sul vivo, viene in mio soccorso una signora: “Ma che cazzo vuole! Già di problemi ne abbiamo tanti e lei ci si mette con ‘ste boiate! Non ce n’è già abbastanza di pensieri? Io lavoro, faccio la spesa, torno a casa, cucino, ho due figli, un cane, un gatto e un marito! Ci manca lei!”.

Rido.

“Perché ride?”

“Così.. è che il cane viene prima del marito..”

alla fermata dell'autobus

L’autore

Giuseppe Malandrino, classe 1984, altoatesino di nascita, sangue siciliano, il cuore a Torino e la residenza a Milano.

Nella vita si è laureato in psicologia, lavora nelle risorse umane e corre, corre tanto.

Scrive racconti di vita quotidiana. I protagonisti delle sue storie potrebbero essere i tuoi vicini di casa, i tuoi colleghi. Tu stesso.

 

Per info: malagiuseppe@hotmail.it

 

Lune-di lettura, 27 marzo 2017

“When was the last time you did something for the first time?”

Quando è stata l’ultima volta che hai fatto qualcosa per la prima volta?

John C. Maxwell

 

Quante cose facciamo ogni giorno, sempre nello stesso modo?

Quante giornate viviamo sempre uguali fra loro, tanto da non saper distinguere, nella memoria, un giorno dall’altro?

Quanto ci lasciamo trascinare dagli eventi senza essere reali protagonisti della nostra vita?

Quante cose potremmo fare per migliorare, un giorno alla volta, la nostra esistenza e renderla davvero unica?

Quante volte siamo talmente anestetizzati dalla vita che stiamo vivendo da non capire che potrebbe esserci un’altra strada da percorrere?

E ancora, quante esperienze non viviamo perché arroccati dietro ai finti “non ho tempo”.

 

Per iniziare con il giusto umore questa nuova settimana, in un lunedì che ci accompagna alla fine di marzo, voglio consigliarvi un libro del 2013 di Chiara Gamberale, che offre lo spunto per rispondere a queste domande.

Per dieci minuti è il diario di Chiara che a trentacinque anni, dopo aver perso marito e lavoro nello stesso momento, decide di non arrendersi al dolore e di reagire provando, per un mese, a fare una cosa nuova ogni giorno. Per dieci minuti. Tanto basta per ricominciare da zero.

Il romanzo è il diario di questo mese, il diario di un viaggio e di pezzi di vita che si ricompongono, di una vita che si scopre in modo inaspettato vera e piena, anche quanto apparentemente nulla sembra andare nel verso giusto.

 

“Da quando la mia vita è vuota non mi ero mai accorta che fosse così piena.”

 

Come tutti i libri della Gamberale, un romanzo dallo stile fresco e immediato, quasi colloquiale.

Un libro per scoprire quali sono i dieci minuti più adatti a noi.

Un romanzo che ci aiuta a capire in quanti mille piccoli modi potremmo sfruttare il cambiamento per rinascere ogni giorno.

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L’autrice

 

Chiara Gamberale, scrittrice, conduttrice e autrice di programmi televisivi e radiofonici, è nata a Roma nel 1977, dove tuttora vive.

Laureata al DAMS dell’Università di Bologna, esordisce nel 1999 con il romanzo Una vita sottile.

Scrittrice molto amata dal pubblico italiano, il suo ultimo romanzo Qualcosa uscito nel mese di febbraio 2017, è entrato fin da subito nella top 10 dei libri più venduti in Italia.

I suoi libri sono tradotti in quattordici paesi.

 

  • Una vita sottile, Venezia, Marsilio, 1999; Milano, Fabbri, 2004
  • Color lucciola, Venezia, Marsilio, 2001
  • Arrivano i pagliacci, Milano, Bompiani, 2002
  • La zona cieca, Milano, Bompiani, 2008
  • Una passione sinistra, Milano, Corriere della sera, 2008
  • Le luci nelle case degli altri, Milano, Mondadori, 2010
  • L’amore quando c’era, Milano, Corriere della sera, 2011
  • Quattro etti d’amore, grazie, Milano, Mondadori, 2013
  • Per dieci minuti, Milano, Feltrinelli, 2013
  • Avrò cura di te, di Chiara Gamberale e Massimo Gramellini, Longanesi, Milano, 2014
  • Adesso, Milano, Feltrinelli, 2016,
  • Qualcosa, Longanesi, 2017

“Riluci d’oro dove la vita ti ha scheggiato”

Un uomo in viaggio verso la casa dove è nato.

Due coppie su un aereo che li porterà in vacanza.

Il regista.

Anna e Michele.

Andrea ed Elena.

Vite che si intrecciano verso la stessa meta. Istanbul.

Istanbul che risplende come le tessere d’oro dei mosaici di Santa Sofia.

E poi un incidente.

Un tradimento.

Persone che pensano di conoscersi ed invece non ci conoscono affatto.

Vite che si ricostruiscono, che si scoprono e riscoprono, che rinascono.

Segreti che si lasciano svelare solo grazie al perdono concesso dal tempo.
Sono questi gli elementi del romanzo del 2013, di cui da poco è uscita la versione cinematografica, scritto dal regista turco Ferzan Ozpetek (1959).

Ozpetek conferma anche in questo caso di ispirarsi alla gente comune per dare un corpo e una storia ai personaggi delle sue opere. Un romanzo che sembra una sceneggiatura.

“Io, invece, mi guardo sempre intorno. Ascolto le conversazioni altrui. Mi chiedo che cosa stiano digitando, le persone, sulla tastiera del loro cellulare, a chi rispondano. Cerco di immaginare le loro storie chiuse dentro ad un telefonino. E i loro segreti, i rimpianti, i sogni. Per raccontarli nei miei film. Qualcuno ha detto che sono un ladro di storie, e forse è davvero così.”

Ladro di storie, ladro di vite. Di quelle vite che ci mostra anche nei suoi film, che non sempre hanno una direzione ben precisa, anime graffiate che riescono però a trovare la forza per continuare ad amare.

“Impara anche questo: sei amata quanto ami”

Perché Rosso Istanbul è soprattutto questo, un libro che parla dell’amore in tutte le sue forme, senza nessun confine.

“Ma adesso so che è questo il punto dell’amore: avere qualcuno che ti aspetta davanti alla porta, la sera. Qualcuno che ti abbraccia. Qualcuno tra le cui braccia, anche se solo per un giorno e non per sempre, ti senti a casa. […] Che cos’ho imparato sull’amore? Quello che ho imparato sull’amore è che l’amore esiste. […] Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati […] ho imparato, e in questo ha ragione mia madre, che è possibile amare due persone contemporaneamente”

Un libro da leggere tutto d’un fiato. Che dura il tempo di un film, ma ti rimane cucito addosso.

rosso istanbul

 

Lune-di lettura, 20 marzo 2017

Arriva la primavera e si assiste al rinascere della vita.

In questo lunedì vi consiglio un libro per rinascere ogni giorno dell’anno: Piccoli esperimenti di felicità, di Hendrik Groen (edizioni Longanesi). Caso letterario del 2015, è rimasto per diverse settimane in testa alle classifiche di vendita dopo la sua uscita in Olanda ed è stato tradotto in diverse lingue.

Un libro che fa riflettere sulla condizione degli anziani nelle case di cura, sull’eutanasia, sul concetto del tutto personale di vita meritevole di essere vissuta.

“Martedì, 1° gennaio 2013

Anche quest’anno i vecchi continueranno a non piacermi. Il ciabattare dietro i girelli, l’impazienza fuori luogo, le lagne interminabili, i biscottini con il tè, i sospiri e i mugolii.

Ho ottantatrè anni e un quarto”

 

La vecchiaia è la fine di tutto? Si può vivere senza un progetto, uno scopo?

Prima di arrendersi e concedersi la dolce morte, Hendrik, un arzillo vecchietto olandese ospite di una casa di cura e narratore della storia, fonda il piccolo club dei “Vecchi ma non ancora morti”.

Perché?  Per visitare un casinò, partecipare ad un workshop di cucina e ad un corso di tai chi. Insomma, vuole vivere al massimo quello che potrebbe essere il suo ultimo anno su questa terra.

Piccoli esperimenti di felicità è la cronaca diretta e senza filtri di un anno di vita, per ricordarci che si può sfidare la sola attesa della morte, destino cui spesso sono costretti gli anziani ospedalizzati, semplicemente vivendo.

Un libro sulla vita, per apprezzarla dall’inizio alla fine.

Buona primavera!

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