A volte le parole non servono…

Lucca 

   
    
    
     
  

Passeggiando per Firenze in un giorno di sole 

   
 
Jean de Boulogne detto Giambologna 

Ratto delle Sabine (1583) 

Loggia dei Lanzi, Firenze 
Firenze non ti stanca mai. Firenze non dorme mai. Firenze e’ la poesia e l’arte, la vita e l’amore.
Fra tutte le meraviglie di questa città, che ho visitato più volte nella mia vita, ho sempre amato la forza che trasmette questa scultura del fiammingo Giambologna. 

Un’opera che non può essere vista solo frontalmente, bisogna assaporarla da ogni angolatura, scrutarne ogni dettaglio, con uno sguardo alla Loggia e l’altro al bellissimo panorama di Piazza della Signoria dove tutto parla della gloriosa storia di questa città. 
Il Ratto delle Sabine, un solo blocco di marmo, dal quale lo scultore magistralmente riesce a ricavare tre figure che, torcendosi e incastrandosi le une alle altre, rappresentano, oltre alla nota vicenda storica che vede come protagonista il fondatore di Roma, Romolo, le tre eta’ dell’uomo: la giovane, l’uomo e l’anziano che emette un grido di fronte al rapimento.
Una statua che sembra quasi muoversi per lasciarsi ammirare in tutta la sua bellezza, un rapimento che sembra un passo di danza. 

Righe di… Poesia 

Questa brevissima poesia e’ dedicata a tutti i nuovi amori che stanno nascendo così come nasce oggi il nuovo anno. 

Perché nessuna forza e’ più potente e pura in questo mondo che quella di un amore nato già grande.

“Amore che stai lì,

Proprio alla fine della mia mano, 

Arrivato per caso, amato non invano.  
Perdonami,

se non posso smettere di toccarti, 

Come se dovessi ricordare le tue forme per plasmarle io stessa ad occhi chiusi, nella creta che si scalda fra le mie mani.

Comprendimi, 

Se non posso smettere di respirarti, perché mi mancherebbe l’aria. 

Amami, 

Se non posso smettere di viverti perché rimarrei senza vita.” 

   

Firenze

In viaggio verso la Città dell’arte, pronta a rinascere con tanta bellezza.

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Firenze, veduta panoramica. Immagine dal sito http://www.italia.it.

 

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“Tutto qui spira grandezza, gusto, umanità, purezza, e bellezza, nel più alto grado. Credo che sarei più felice qui con voi, che in qualsiasi altro luogo. Ciò è il massimo elogio che io possa fare a questa città.”

Klemens von Metternich

Righe per dire… Grazie 

Il primo anno di questo blog e’ trascorso. Per il 2016 ho in mente tanti progetti che vorrei condividere con tutti coloro i quali avranno la voglia di leggerli.

Nel frattempo volevo ringraziare di cuore tutti voi, pochi o tanti che siate, dipende dai punti di vista, che mi avete seguito in questo strano 2015. 

Grazie a tutti, di tutto cuore.

Buon anno di arte e poesia 

Paola 

Righe su “L’amante giapponese” di Isabel Allende

“Cosa farsene di questa felicità che ci giunge senza motivo?

 Questa felicità che non chiede nulla per poter esistere?”

Cosa?

Di cosa parla l’ultimo romanzo della Allende? Difficile individuare un solo tema.

Verrebbe spontaneo scrivere che parla d’amore, come anticipa il titolo stesso. C’è però molto di più. C’è tutta la riflessione sul senso della vita di una scrittrice dall’animo più che sensibile, che, superata ormai la soglia dei 70 anni, vede assottigliarsi il tempo che le rimane, ma che non smette di immaginare ed inventare personaggi e racconti, di fantasticare sull’Amore e sugli amori. Perché alla fine la qualità della vita si misura solo su questo: sull’amore che lasciamo dopo di noi e su quello ricevuto durante tutta la vita.

Non a caso, a mio parere, la storia inizia proprio in una casa di riposo: Lark House, la casa dell’allodola; il luogo nel quale tutto, per definizione, dovrebbe finire, diventa palcoscenico per la nascita o la riscoperta di  amicizie e nuovi amori.

La Allende mette davanti al lettore tutte le paure umane dell’età matura: cosa rimane di noi quando arriviamo alla fine dei nostri giorni? Come vorremmo essere ricordati? Quali sono le cose per cui vale davvero la pena vivere? Cosa vuol dire vivere pienamente l’amore e le relazioni, senza i vincoli dettati delle convenzioni sociali?

E’ comunque un libro che parla della felicità, concetto così strettamente legato all’amore. Sul diritto dell’uomo a cercare di condurre un’esistenza nella piena felicità, qualsiasi siano le condizioni di vita nelle quali si trova.

Dove e quando?

Difficile definire anche dove si ambienti la storia. La narrazione ha infatti un “qui ed ora” che si svolge ai nostri giorni in California, ma in realtà è un viaggio nel tempo e in spazi diversi, che vanno dal Giappone di inizio secolo all’Europa della seconda guerra mondiale. Un viaggio lungo più di ottant’anni e che abbraccia tre continenti. Impossibile quindi a questo punto definire anche un “quando” in tutta la serie di ricordi e rimandi ad episodi della vita dei vari protagonisti.

Chi?

Chi sono i protagonisti?

Ci sono molte voci nell’ultimo romanzo di Isabel Allende. Ci sono voci protagoniste e voci che invece rimangono sullo sfondo della narrazione e ne dipingono allo  stesso tempo i contorni e i dettagli.

C’è la voce ancora energica e preponderante dell’anziana Alma Belasco. Donna ebrea dallo spirito anticonformista, come la gran parte delle protagoniste femminili dei romanzi della Allende. Una donna che, arrivata ormai alla fine della sua vita ripercorre, per non dimenticare, le tappe della sua lunga esistenza: nata nella straziata Europa a cavallo fra le due guerre mondiali, cresciuta nella ricca borghesia californiana, divisa fra due grandi amori così diversi fra loro, il cugino Nathaniel e Ichimei, che la accompagnano per periodi diversi della sua vita, sovrapponendosi a tratti ma senza mai entrare in competizione l’uno con l’altro.

C’è la voce della giovane moldava Irina Bazili, che assiste con la sua presenza discreta e forte gli anni che Alma trascorre alla casa di cura. Donna giovane ma con un passato tormentato e che la tormenta ancora. Sarà in grado di lasciarsi andare all’amore di Seth, giovane e benestante nipote di Alma o saranno i suoi fantasmi a vincere?

C’è poi la voce silenziosa ma sempre presente di Ichimei, l’amante giapponese. Di lui sappiamo tutto e niente. Impariamo a conoscere lui e la sua famiglia, i Fukuda, nei ricordi di Alma e nelle sue lettere, ma è una presenza che resta impalpabile e quasi irreale. Una voce che ci porta ad una cultura così lontana da quella occidentale, una cultura impregnata delle sue tradizioni e che faticosamente si mescola con l’esterno.

Ma esiste davvero la storia d’amore con Ichimei oppure è solo il frutto del ricordo di una donna anziana?

Ci sono poi tutte le alte voci del coro. Solo per citarne alcune, quelle dalla famiglia Belasco e quella dell’anziano dandy Lenny Beal che si rivela essere, alla fine, molto più di quel che appare.

Come?

Negli ultimi anni i romanzi della Allende hanno sicuramente perso molto dello smalto, della forza e del significato delle sue prime narrazioni, in cui era forte tutto il peso del suo passato nel tormentato Cile. Esaurita questa carica sicuramente emotivamente più pesante, la Allende si è dedicata ad una narrativa più leggera e che può certamente raggiungere un pubblico più vasto.

E’ comunque un romanzo che vale la pena di essere letto ed assaporato, che permette di essere spettatori, per il tempo concesso dalla lettura, di una storia d’amore che supera ogni barriera di tempo e spazio.

Paola Cavioni

 

Letture consigliate, della stessa autrice:

  • La casa degli spiriti, Feltrinelli 1983
  • D’amore e ombra, Feltrinelli 1985
  • La figlia della fortuna, Feltrinelli 1999
  • Ritratto in seppia, Feltrinelli 2001
  • Inés dell’anima mia, Feltrinelli 2006
  • La somma dei giorni, Feltrinelli 2008

 

L'amante giapponese_ narrativa

Presto sul blog…

L'amante giapponese_ narrativa

Sto scrivendo la recensione dell’ultimo romanzo di Isabel Allende, nei prossimi giorni la pubblicherò sul blog.

Qualcuno di voi lo ha letto?

Notti di arte

  Michelangelo – Sibilla Delfica

Amore perduto

Cosa siamo in questo universo

Se non siamo insieme?

Quale mano Creatrice toccando il suo punto più alto

Ha permesso l’incontro di queste anime affini?

Cosa siamo in questo mondo

Se non siamo insieme?

Dispersi come un Ulisse che mai arriverà alla sua Itaca.

Ci illudiamo sentendo il canto delle sirene

Che quella sia la nostra strada.

Cosa siamo in questa vita

Se non siamo insieme?

Come un ruscello senza foce

Che vaga senza meta

Nell’utopia di tornare alla sorgente

E trovare forse li un po’ di pace.

Cosa siamo noi se non siamo insieme?

Solo dispersi nel vento come i peccator carnali.

Vagando nella speranza di poter un giorno

Dire al mondo la forza di quell’ amore che fu.

particolare di Amore e psiche stanti, di Antonio Canova
particolare di Amore e psiche stanti, di Antonio Canova

Poesia compagna di viaggio

POESIA

La poesia langue ma non muore. Torna all’occorrenza, quando sa di essere cercata.

Se ti prende la porti con te, per sempre.

Poesia,

sei una compagna amata e scomoda.

Passione desiderata e odiata. Senza scampo.

Oh Musa orgogliosa e meschina.

Non sei per tutti, e fai male con la tua presenza.

Quando arrivi improvvisa e cerchi uno sfogo

E il foglio bianco diventa l’unico appiglio.

Unica via di fuga.

E vuota è l’anima come dopo l’amore,

dopo ogni parola fissata per sempre.