Non ho resistito.
Dopo averne tanto sentito parlare oggi ho ceduto.
Regalo per mia figlia Gaia, augurandole di prendere ispirazione da una di queste grandi donne.
“Quindi era per quel motivo che la gente leggeva. Perché i libri spiegavano le cose – come pensavi, come ti comportavi – e ti facevano capire che non eri l’unico a fare quello che facevi o a provare quello che provavi.”
Quando l’amore nasce in libreria (How to find love in a book shop, Garzanti, 2017)
http://www.veronicahenry.co.uk

Aspettando la primavera:

La vera felicità esiste?
È possibile fare pace con il proprio essere al mondo?
È possibile esistere senza paura di vivere?
Cos’è la fragilità?
Perché bellezza e fragilità sono così legate fra di loro?
Quanto è importante dare al proprio destino anche una destinazione?
Quanto è importante tendere a quell’infinito che va oltre la brevità della nostra esistenza in questo mondo?
È possibile conservare, in tutta la nostra vita (adolescenza, maturità e fragilità della vecchiaia) quel rapimento, tipico dell’innamoramento, che illumina ogni nostra azione caricandola di significato e bellezza?
È possibile conservare quel rapimento ogni giorno, cercando di difendere e conservare la bellezza del fragile mondo che ci circonda e riconoscendo la nostra stessa fragilità in chi ci vive accanto?
Perché viviamo in un’epoca di passioni tristi?
A queste domande, e a molte altre, Alessandro D’Avenia prova a dare una risposta nel suo ultimo romanzo, L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita, pubblicato da Feltrinelli il 31 ottobre 2016, scritto sotto forma di corrispondenza con Giacomo Leopardi con una chiarezza, una delicatezza e una lucidità che raramente si trovano in un autore così giovane (39 anni al momento della stesura).
Il punto di partenza del romanzo è chiaro: arriva un momento, nella vita di ogni uomo, in cui ci si pone queste domande esistenziali.
Non per tutti il momento coincide con l’età adulta. Spesso ci confronta con adolescenti che sembrano già sconfitti e sopraffatti dal peso della vita, proprio perché non hanno trovato nessun adulto in grado di indirizzarli nel labirinto di questi interrogativi tanto grandi da smuovere le menti di poeti, filosofi e teologi.
Alessandro D’Avenia, che di adolescenti ne ha visti già tanti nella sua carriera di docente di scuola superiore, prova a dare una risposta a queste domande attingendo a piene mani dall’opera completa di Giacomo Leopardi (Recanati 29 giugno 1798 – Napoli 14 giugno 1837), primo autore moderno in un’epoca ancora classica. Un autore che nei suoi solo 39 anni di vita terrena ha saputo descrivere tutta la storia dell’Uomo nelle sue paure più profonde ma anche nelle sue più struggenti passioni.
Lo fa restituendoci un’immagine molto terrena e concreta del famoso poeta di Recanati, ben lontana dalla versione stereotipata delle nostre antologie, che lo descrivono come il poeta storpio e semi cieco, eternamente pervaso da un pessimismo che si fa storico, psicologico e poi cosmico.
Il Leopardi che qui troviamo, tra le pagine di un libro che è un saggio più che romanzo, è un giovane innamorato e non solo delle donne, come Geltrude Cassi Lazzari, lontana cugina, o la nobildonna fiorentina Fanny Targioni Tozzetti alla quale dedica lettere appassionate e le poesie raccolte nel Ciclo di Aspasia. È un uomo curioso, innamorato della natura, che riesce leggere e a restituirci la poesia scritta fra i crateri della luna, che riesce a decifrare l’infinito oltre la famosa siepe che lo ha reso immortale.
Ma è anche un uomo deciso, tanto da sfidare la fragilità della propria condizione e pronto a fuggire dalla casa natia quando pensa che i suoi genitori, ed in particolare suo padre, non riconoscano il giusto valore della sua arte. Un giovane come quelli dei nostri giorni, che pensano di trovare un futuro migliore scappando di casa quando si sentono incompresi dai genitori, dagli amici, dagli insegnanti, da un amore non corrisposto.
La fuga di Leopardi termina ancora prima di nascere, ma di quell’evento ci rimane una toccante lettera scritta al padre Monaldo, interamente riportata nel libro, pagine di pura letteratura mascherata fra le righe di una corrispondenza privata e incredibilmente moderna. Questo a conferma che Giacomo Leopardi non è solo A Silvia e Infinito.
Leopardi, restituitoci magistralmente dagli occhi di D’Avenia, ci insegna che dobbiamo essere in grado di mantenere il miracolo che si compie ogni giorni nella storia di ognuno, cercando realmente di dare compimento alla nostra vita attraverso le nostre passioni, sfruttando i nostri talenti, sfruttando o sfidando la nostra contingente condizione fisica.
Ci insegna che la poesia è una luce che illumina anche quando tutto sembra buio e che ogni età è parte di un disegno più grande: adolescenza come arte di sperare, maturità come arte del morire, morire come arte di rinascere.
Non voglio svelarvi altro per non togliervi il gusto della lettura, ma mi piacerebbe che un libro come questo entrasse nelle nostre scuole superiori, che a tutti i giovani fosse data la possibilità di trovare in Leopardi un amico, un confidente da consultare nei momenti di crisi e a cui confidare, perché no, soprattutto le proprie gioie.
“Dalla lettura di un pezzo di vera poesia, in versi o in prosa, si può dir quello che di un sorriso diceva lo Sterne; che essa aggiunge un filo di tela brevissima alla nostra vita.”
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 1° febbraio 1829
Info:
Alessandro D’Avenia nasce a Palermo il 2 maggio 1977.
Frequenta il liceo classico. Fra i suoi docenti, padre Pino Puglisi, ucciso da Cosa Nostra nel settembre 1993.
Studia lettere classiche a Roma e consegue anche un dottorato di ricerca presso l’Università di Siena, con una tesi su “Le Sirene omeriche e il loro rapporto con le Muse nel mondo antico”.
Nel 2006 si trasferisce a Milano dove si divide fra l’attività di insegnante, scrittore e sceneggiatore.
Il suo romanzo d’esordio, Bianca come il latte, rossa come il sangue, supera il milione di copie e viene pubblicato in 23 paesi stanieri.
Alessandro Dv’Avenia ha anche un blog personale: http://www.profduepuntozero.it
Dello stesso autore:
Bianca come il latte, rossa come il sangue, Milano, Mondadori, 2010.
Cose che nessuno sa, Milano, Mondadori, 2011.
Ciò che inferno non è, Milano, Mondadori, 2014

La mente ha degli strani meccanismi di associazione degli eventi.
Nella mia memoria il Cile ha il volto sorridente di un esiliato conosciuto durante una vacanza in Croazia con la mia famiglia nel 1999. Non ricordo il suo nome, ma ricordo mio padre che mi racconta la sua storia: si era dovuto trasferire in Europa perché, giovane studente di sinistra, non poteva rischiare la vita nel suo paese d’origine.
A quattordici anni però ancora non conoscevo la travagliata storia contemporanea del Cile e di tanti altri paesi dell’America Latina. Non conoscevo ancora Perón, Batista e Fidel Casto, Allende e Pinochet.
La storia del golpe di Pinochet, in particolare, l’avrei conosciuta qualche anno più tardi, attraverso gli studi superiori e soprattutto dai libri di Isabel Allende (1942). Avrei letto ne La casa degli Spiriti la descrizione del primo tragico 11 settembre della storia contemporanea, quello del 1973, del Palacio de La Moneda che brucia sotto i bombardamenti dell’esercito, della repressione, delle sevizie ai dissidenti, dei desaparecidos. La dittatura ha a disposizione un intero vocabolario.
Diversi autori hanno trattato il tema del golpe in Cile, anche Luis Sepulveda (1949) ne Il Generale e il Giudice, ma Isabel Allende è indubbiamente la voce più nota, anche data la sua parentela con il presidente Salvador Allende, caduto proprio durante il golpe, forse suicidatosi proprio durante l’attacco al palazzo presidenziale.
Oggi, dopo il libro di Marcela Serrano (1951) Il giardino di Amelia (La Novena), conosco anche un’altra triste realtà che era all’ordine del giorno durante gli anni della dittatura cilena. Il confino.
Una storia che abbraccia , attraverso gli occhi dei protagonisti, gli ultimi trent’anni la storia del Cile.
Il libro si apre con il protagonista, il giovane Miguel Flores, che, sospettato di svolgere attività contro il regime, viene mandato al confino in una piccolo paese ad un’ora e mezza da Santiago, senza mezzi di comunicazione con il resto del mondo.
In questa sua nuova condizione di esiliato, Miguel trova protezione ed amicizia in una ricca vedova, Amelia, proprietaria della tenuta La Novena. Una donna dai modi diretti, anticonvenzionali che lo protegge, si prende cura di lui, lo fa riflettere sul mondo, sul potere della memoria, sulla vita e soprattutto lo avvicina al mondo dei libri.
“Mi piace tirar tardi, ma soprattutto con i miei libri […] Sapessi quante vite vivo! Se non leggessi, dovrei farmi bastare la mia vita e per quanto divertente possa essere, è sempre e soltanto una. Troppo poco per me.”
Tra i due nasce una forte complicità che sfocia in un’intimità che si intuisce, benché non mai esplicitamente descritta. Un rapporto che sembra sincero, fino a quando Amelia viene arrestata e torturata con l’accusa di aver favorito un dissidente. Miquel non è lì con lei per difenderla e renderle il favore: fugge in Inghilterra e riesce a rifarsi una vita, ancorché divorato dal senso di colpa. Devono passare vent’anni prima che l’uomo riesca a tornare nel suo paese, per cercare quello che è rimasto della Novena e di Amelia. Ma vent’anni non sono forse troppi?
In tutto il romanzo, la dittatura fa da sfondo alle vicende dei protagonisti, e raramente viene descritta nelle sue peggiori manifestazioni, in questo Marcela Serrano si conferma un’autrice delicata e accessibile a tutti. Il giardino di Amelia guida il lettore in un percorso a ritroso, dal 2005 al 1985, compiuto dal protagonista per fare pace con il suo passato, per affrontare il senso di colpa dell’aver abbandonato la donna che lo aveva salvato, nel corpo e nello spirito.

Paola Cavioni
“… Nessuno potrà salvarsi, la cecità é anche questo, vivere in un mondo dove non ci sia più la speranza.”
Scriveva 20 anni fa José Saramago, quanto mai profetico.
“Per quanto mi riguarda, gennaio e febbraio non sono che un aperitivo al piatto forte del calendario, da marzo in poi, quando puoi finalmente portare il cane a passeggio con addosso soltanto un gilet imbottito. E’ allora che formulo i miei buoni propositi per l’anno nuovo…”
Elisabeth Egan, La felicità è una pagina bianca
Per me la felicità non è una pagina bianca. E’ una pagina piena di lettere, è così da sempre.
La felicità è il profumo di un libro nuovo. E’ accarezzare le pagine di un romanzo appartenuto ai tuoi nonni. E’ vedere tutte in fila le copertine del tuo autore preferito, in ordine nello scaffale della tua camera da letto. E’ scoprire un nuovo scrittore e pensare “come ho fatto a vivere fino ad ora senza di lui???”.
Il Natale appena passato è stato diverso dai soliti. Per la prima volta dopo tanti anni nessuno ha pensato di regalarmi un libro. Ci sono rimasta male come una bambina cui tolgono la testa alla sua Barbie del cuore, come quando ti cade l’ultimo pezzo di ghiacciolo, come quando cancellano la tua serie preferita prima che tu veda come va a finire.
Nonostante questo non mi sono persa d’animo e, dopo una sana scappatella in libreria, l’anno è iniziato insieme a tutti i suoi buoni propositi.
Per questo 2017 raccolgo la provocazione di una blogger che seguo con molto interesse (e ammirazione!), Beatrice Borini de L’angolo dei libri.
La provocazione? Leggere 60 libri in un anno. Per quanto io ci capisca ben poco di matematica, questo vuol dire 5 al mese, quindi almeno uno a settimana. Scary.
La sfida è ardua, direi quasi epocale (o da folli) per chi, come me, ha un marito, una figlia, un cane e soprattutto un lavoro a tempo pieno. E una giornata che, per quando io mi sforzi, continua a rimanere sempre di 24 ore. Ma se non siamo matti non ci piacciamo, quindi ci proviamo. E se non dovessi riuscirci, soccomberò combattendo (smile).
Per il mese di gennaio sono al libro numero 3 di questo elenco:
Ammetto che c’è un pò di tutto, in linea con i miei gusti onnivori in fatto di letteratura. Dalla narrativa “leggera” contemporanea, ai classici moderni, alla psicologia femminile (ho di recente scoperto che l’archetipo femminile cui tendo è quello di Atena, ve ne parlerò. Nel frattempo, grazie Jean Bolen per il momento di autoconsapevolezza).
Grazie anche alla compagnia di questi libri, è stato un inizio di anno interessante, spero solo di riuscire a mantenere il ritmo, eliminando tutto ciò che è per me superfluo e che alla fine non mi fa stare bene.
E voi?
Avete già letto qualcuno di questi libri?
Avete qualche proposito interessante per questo anno nuovo?
A parte quello, si sa, di non fare buoni propositi.

Ultimamente ho poco tempo per scrivere, o forse manca solo l’ispirazione giusta.
In compenso il tempo per leggere, quello non deve mancare mai per stare davvero bene.
I medici dovrebbero aggiornare i loro protocolli: per la salute e’ necessario mangiare bene, fare sport, dormire 8 ore per notte e leggere tanti romanzi!
Prima settimana del nuovo anno, meritate ferie, chiusa in casa perché mia figlia e’ influenzata, sono al secondo libro del 2017 (il primo è un romanzo della spagnola Raquel Martos, I baci non sono mai troppi).
Per la serie “chi ben comincia”..
Buon anno!!!!