“Torno a casa a piedi” di Jack Jaselli

“Esattamente due anni fa partivo per il mio tour musicale a piedi lungo la Via Francigena.

800 km con zaino e chitarra in spalla. Chilometri di passi, incontri, avventure incredibili e ovviamente musica.

Questo viaggio è diventato un libro. Non vedevo l’ora di dirvelo.”

Jack Jaselli, 13 aprile 2021

Jack Jaselli sul palco della edizione 2020 di Lungo La Strada (Il Portichetto Landriano, Pavia).

In questo primo lunedì di maggio lascio da parte l’appuntamento con i Lune-dì scrittura, dedicati allo storytelling, per parlare invece di Torno a casa a piedi, primo libro del cantautore milanese Jack Jaselli uscito il 27 aprile per DeAgostini.

Chi segue il blog da tempo sa che amo raccontare i libri più che scrivere delle vere e proprie recensioni. In questo caso la premessa è dovuta: conosco personalmente Jack Jaselli dato che ha partecipato a più di una edizione di un evento musicale che si tiene ogni anno nel mio paese, Landriano (in provincia di Pavia), un festival di musica e arte chiamato Lungo la Strada, nato in ricordo di mio fratello Stefano scomparso prematuramente nel 2008.

Sono ovviamente molto legata a questo evento e a tutti gli artisti che negli anni vi hanno partecipato.

La stima che provo per Jack Jaselli come musicista, ma soprattutto come persona dalla grandissima sensibilità e umiltà, è difficilmente riassumibile in poche righe e mi risulta complicato scindere l’autore dal contenuto del libro.

Ma al contrario, mi viene molto semplice raccontarvi perché dovreste leggere Torno a casa a piedi, che io ho letteralmente divorato in una notte di settimana scorsa.

Partiamo da un presupposto: Jack è una di quelle persone con cui partiresti subito per un viaggio all’avventura, con lo zaino in spalla, il sacco a pelo e una manciata di accordi nella chitarra. Un’anima buona.

È un musicista unico nel panorama italiano contemporaneo, difficilmente collocabile in un solo genere: timbro vocale soul e uno stile che sfonda limiti e definizioni passando dal rock al pop, dal folk al blues. Una musica che risente di influenze internazionali, soprattutto statunitensi, tanto che i suoi primi album sono integralmente in inglese. Un crossover musicale che sa di California e di estate, di gavetta nei locali milanesi, di strada e di emozioni. In sintesi, se non conoscete le sue canzoni vi invito a cercarlo su YouTube a comprare i suoi album, capirete subito cosa intendo.

“Si va avanti con il cuore, mica con le gambe.”

Jack Jaselli, Torno a casa a piedi

Dopo anni di meritati successi musicali (giusto un paio di esempi: ha suonato con artisti internazionali come Ben Harper e Jack Savoretti e nel 2016 ha firmato la colonna sonora, insieme a Lorenzo Jovanotti, del film L’estate addosso di Gabriele Muccino) nel 2021 Jack approda alla carta stampata.

Torno a casa piedi racconta un’esperienza forte e totalizzante: il  cammino lungo la via Francigena, che Jack compie nella primavera del 2019, prima di pandemie, lockdown e distanziamento sociale, quando lui, come tanti altri artisti, si nutriva di concerti e live.

Ottocento chilometri da Pavia a Roma, suddivisi in circa trenta tappe e con quindici concerti lungo il percorso.

La copertina di Torno a casa a piedi (DeAgostini)

Jaselli ha quindi percorso una buona parte del tratto italiano della antica via che portava i pellegrini dal nord Europa fino al nostro paese, fino alla Città Eterna.  

Nessun cammino è uguale a un altro, nessuna esperienza è sovrapponibile a quella dei nostri compagni di viaggio, neanche nella medesima fatica: in Torno a casa a piedi Jack Jaselli ci parla del suo approccio laico e curioso alla Francigena, raccontando ogni tappa del viaggio con uno stile che scorre piacevole e veloce come lo slide sulla chitarra. Unendo ricordi della sua vita a riflessioni sul senso del cammino (e pensare che neanche amava camminare, da buon milanese…), Jack condivide anche i momenti vissuti con le persone incontrate nel lungo percorso che ha affrontato nonostante le difficoltà, prima fra tutte la pioggia quasi incessante nel maggio più piovoso degli ultimi vent’anni.

Ogni capitolo una tappa, ogni tappa un nuovo paese e le parole di una canzone come sottotitolo, una scintilla per accendere la curiosità del lettore e portarlo nel punto esatto da dove Jack ci scrive, regalandoci quanto conservato nel suo diario di bordo.

Un libro sul cammino che diventa metafora di ricerca interiore, un viaggio fra il silenzio della natura e il suono della piccola chitarra con cui Jack ha accompagnato i suoi concerti; nota di colore, si tratta di una minuscola chitarra  in formato “tascabile” affettuosamente soprannominata Il Garpez come la gamba di legno del film di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Un libro da scoprire per scoprirsi alla fine un po’ tutti pellegrini in questa vita, tutti con la voglia di partire per un nuovo viaggio, ognuno alla ricerca delle proprie risposte e della colonna sonora perfetta.

Vi lascio con il video di una canzone di Jack di qualche anno fa, una delle mie preferite.

Enjoy.

Per maggiori informazioni su Jack Jaselli puoi visitare il sito web ufficiale e le sue pagine social:

https://jackjaselli.com/

https://www.instagram.com/jackjaselli/?hl=it

https://www.facebook.com/jackjaselliofficial

Trovi la registrazione del documentario “Torno a casa”, trasmesso a ottobre 2019 su Discovery+, a questo link:

https://www.discoveryplus.it/programmi/torno-a-casa

Puoi acquistare il libro anche su Amazon, per essere reindirizzato direttamente allo shop dal link affiliazione di Righediarte clicca QUI.

Paola Cavioni

Ciao e benvenuto/a!

Io sono Paola, dal 2015 Righediarte è il mio blog, il luogo nel quale condivido la passione che mi anima da che ho memoria: la scrittura. Ricordo ancora l’emozione del primo tema letto di fronte a tutta la classe quando ero bambina. Quella emozione è stessa che metto dentro a ogni mio post, a ogni racconto, ogni poesia che qui condivido con chiunque abbia voglia di leggere e magari lasciare un commento.

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Righe su “Elisabetta e le altre” di Eva Grippa.

Elisabetta e le altre. Dieci donne per raccontare la vera regina, di Eva Grippa con prefazione di Enrico Franceschini (DeAgostini Editore, 2021).

Pochissimi giorni fa DeAgostini ha pubblicato un libro che racconta la Regina Elisabetta partendo dalle storie di dieci donne della sua vita. Non ne manca nessuna: ci sono madri, sorelle, figlie, nipoti e nuore.

Il 2021 per la monarchia inglese è un anno importante: si festeggiano i dieci anni di matrimonio di William e Kate, i novantacinque della regina, l’anno del consolidamento della Brexit e della Megxit. Lady Diana avrebbe compiuto sessant’anni. Se fosse stata ancora la Principessa Diana chissà quale festa sarebbe stata in tutto il Regno Unito.

A giugno il Principe Filippo avrebbe compiuto cento anni, se non fosse che il 9 aprile i riflettori si sono spenti sulla lunga vita del tenente Philip Mountbatten, Sua Altezza Reale il Duca di Edimburgo.

Che smacco per il Principe Carlo, proprio il 9 aprile: il giorno dell’anniversario di matrimonio di Carlo e Camilla. Giorno evidentemente infausto dato che nel 2005 la coppia, dopo oltre trent’anni di relazione più o meno clandestina, aveva dovuto posticipare le nozze di un giorno (fissate per l’8 aprile)perché Carlo doveva essere a Roma, presente ai funerali di papa Giovanni Paolo II.

Ma tornando al libro, chi sono queste donne, di cui grazie alle parole di Eva Grippa conosciamo vizi, virtù e soprannomi?

Il libro segue un ordine strettamente cronologico dall’infanzia di Elisabetta, Lilibet, prima ancora di essere l’erede al trono d’Inghilterra. Lei, appartenente ad un ramo cadetto della famiglia Windsor, non era destinata a diventare regina. Almeno fino a quando non è arrivata Wallis Simpson.

Nell’infanzia della regina c’è Marion Crawford, detta Crawfie. Marion è la tata delle giovanissime Elisabeth e Margaret, molto amata dalle due sorelle ma che subisce una vera damnatio memoriae alla fine del suo servizio a seguito della pubblicazione, nel 1950, del libro scandalistico The Little Princesses. Libro che la Regina Madre commenta con un flemmatico “È uscita di senno” riferendosi alla sua autrice ed ormai ex collaboratrice.

Elizabeth Bowes-Lyon, la Regina Madre, mummy, vero simbolo del secolo passato perché nasce nel 1900 e muore alla veneranda età di centodue anni, dopo aver seppellito un marito e una figlia. Dotata da Madre Natura di un viso che sembra sempre sorridente, rotondetta e rassicurante, tanto che la cognata Wallis Simpson (con la quale non correrà mai buon sangue) la chiama Cookie, biscotto. Con le figlie, in particolare con Elisabetta, ha un rapporto speciale. Oltre che con il gin.

Più controverso è invece il rapporto con Filippo.

“Era soprattutto l’ascendenza tedesca di Filippo a disturbarla: era nato principe di Grecia in una casa reale derivata da ceppi tedesco-danesi, che gli avevano dato il cognome di Schleswig-Holstein-Soderburg-Glücksburg, poi cambiato in Mountbatten come adattamento del cognome di sua madre, Battenberg. Un certo legame con il partito nazista delle sorelle di Filippo non farà che confermare l’antipatia. Mummy sapeva quanto la figlia fosse innamorata di lui, ma ciò non le ha impedito di combattere contro il genero una sottile guerra tra le mura delle residenze di corte.”

C’è sua Altezza Reale la Principessa Margaret, contessa di Snowdon, donna tanto bella ed elegante quanto sfortunata, in amore e non solo. Muore lo stesso anno di sua madre, anzi poco prima, e possiamo solo immaginare quanto sia stato difficile per la Regine Elisabetta perderle a così poca distanza l’una dall’altra. Leggendo la sua storia penso che l’appellativo di principessa triste sia più adatto a lei che a Diana Spencer.

È il turno poi di Wallis Simpson, That woman (quella donna). Pietra dello scandalo nella famiglia Windsor perché pluri divorziata e filo nazista, donna assolutamente indipendente e pronta a tutto pur di difendere il suo amore, tanto osteggiato e non creduto, per Edoardo VIII, in questo forse spirito guida della bella Meghan Markle.

La principessa reale Anna, unica figlia femmina di Elisabetta, che con la madre condivide l’amore per i cani,  la vita all’aria aperta e l’impegno nella vita pubblica. È anche l’unico membro della famiglia reale che abbia mai partecipato ai Giochi olimpici. Una donna, tanto per dire.

Lady Diana Spencer, sulla quale ormai si è detto e scritto qualunque cosa, fino a farla diventare quasi una figura al limite del mitologico, cui per contrasto viene associata la scandalosa, e forse un po’ sgraziata, Sarah Ferguson, che solo di recente ha riconquistato la simpatia e la stima della Regina Elisabetta.

Chiudono il libro la sempre presente Camilla Parker Bowles, la Queen to be Kate Middleton e l’ultima arrivata (per modo di dire) Meghan Markle, che non ha saputo adeguarsi alla vita di corte. Henry forse non conosce il significato del proverbio “mogli e buoi dei paesi tuoi”, ma credo che ora, lontano dai flash dei paparazzi che tanto sono costati nella vita della sua famiglia, sia un uomo più felice e realizzato.

La vita della Regina Elisabetta e di chi ha fatto e fa parte, a vario titolo, della famiglia reale, è cosparsa di scandali, tradimenti, divorzi, grandi amori e figli illegittimi. Ma lei ha saputo sempre tenere fede al suo motto: never complain never explain, mai lamentarsi e mai dare spiegazioni.

Eva Grippa ci accompagna in un viaggio piacevole, fatto di storia, di etichetta ma anche di gesti spontanei, di ripicche e aneddoti assolutamente inediti. Un libro fondamentale per capire la personalità della regina come donna e come leader di una potenza quale è quella inglese e dell’intero Commonwealth.

Leggere Elisabetta e le altre in questi giorni porta con sé inevitabilmente un velo di tristezza, al pensiero che, fra tante donne, ora Elisabetta II, la regina dei record, abbia perso il suo uomo, il suo grande amore, il suo Cabbage (cavolo), come affettuosamente lo chiamava.

Ma così è la vita, anche i ricchi (e i nobili) piangono.

Paola Cavioni

Eva Grippa è giornalista di Repubblica dal 2004 e royal watcher per passione e professione.

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