100. Semplicemente GRAZIE a tutti voi!

E con oggi siete in cento a seguire le mie Righe di Arte.

Cento blogger.

Cento persone che come me condividono la passione per la scrittura e quasi duemila visitatori totali dall’inizio dell’anno.

Chissà come mai le cifre tonde si festeggiano più delle altre.

Chissà se cento è tanto o poco. Oggi non mi importa, perché per me cento è tantissimo, un gran bel risultato per un blog nato quasi come un diario personale, un luogo virtuale dove conservare tutti i miei scritti in un periodo non proprio facile della mia vita.

Sono stata lontana dalla scrittura nelle ultime settimane, ma conto di riprendere presto a pieno ritmo, con nuovi progetti e nuovo entusiasmo.

Oggi voglio solo ringraziarvi uno per uno.

Chi c’è stato dall’inizio e chi è appena arrivato, chi è solo di passaggio e chi vuole restare, chi apprezza e chi critica, chi prende suggerimenti e chi ne da.

Grazie, grazie, grazie di cuore a tutti voi.

Paola

 

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Racconti del giovedì. Terza Puntata.

Dopo la pausa per feste di Pasqua, torna il terzo incontro con le storie del giovedì scritte da Giuseppe Malandrino.

Preparatevi a scendere dal piedistallo…

 

Buona lettura!

FESTA SCUDETTO

Sono in casa da giorni. Devo dare una scossa alla mia apatia. Dai. Mi faccio una bella doccia calda, mi riempio di borotalco che neanche Luigi XV, brillantina stile mio nonno nei capelli, Paul Smith leggero intorno al collo come unica nota di colore e poi mi riempio di nero che sfina, è elegante, sta bene con tutto e tutto il resto.

Sento Andre; fra un paio d’ore è in piazza. Cosa faccio un paio d’ore vestito come un damerino in casa? Vada per il giro sotto i portici.

Piove. Ho una porta-finestra a 4 ante ma la mia furbizia evidentemente ne ha a malapena una. Avessi guardato prima. Comunque; ho l’ombrello, no? E poi è solo fino ai portici…

Appena li raggiungo capisco che oltre che alla finestra avrei dovuto prestare attenzione anche alla televisione. La Juve ha deciso di vincere lo scudetto proprio oggi riversando orde di tifosi in tutto il centro. Io, per vincere qualcosa a mia volta, provo con il record di imprecazioni trattenute in un minuto.

Decido comunque di arrivare in piazza Castello dedicandomi ad uno dei miei hobby preferiti: commento critico-estetico del passante. I passanti sono perlopiù i reduci dello stadio con birre in una mano e bandiere nell’altra. “Stai calmo e passala a Pirlo” è la maglietta che va per la maggiore. Io sto anche calmo, ma qui di pirli ne passano parecchi; jeans con cuciture improbabili che si afflosciano abbondanti su sgargianti scarpe da ginnastica, portati in giro da camminate strascicate e piedi accoglienti, aperti come le braccia di una madre quando torna il figlio in congedo. Sciarpe e magliette bianconere; anche loro sono dei vincenti. Puzza di birra e kebab. Cori. Ignoranza.

Mi viene quasi da ridere vedendomi da fuori.

Torno indietro e mi fermo sotto un portichetto di piazza Vittorio. Ho fame. Tiro fuori la mela.

Dopo 2 morsi mi passa davanti una coppia di vecchietti. In un attimo bam! Lei scivola, ma dal tonfo sembra cadere dal terzo piano, e non contenta, si tira giù anche il compagno. Vado a soccorrerli. Porgo il braccio a lei, a lui ci pensa qualcun altro. “Signora si sente bene?”. Niente. “Vuole sedersi un attimo?”. Niente. E’ sotto shock. Appena si alza l’uomo lo prende sotto braccio e se ne va, senza dire una parola.

Anni di psicologia mi hanno insegnato a rimandare una gratificazione. Sorrido nel vederla andare via, capendo che al momento ha pensieri più impellenti che quello di ringraziarmi.

Li guardo allontanarsi, poi ritorno alla mia mela. No. Si è sporcata di terra. La butto. Vabbè. Però… sento puzza… Ma si, è puzza di merda! Che ne abbia pestata una? Sinistra no. Destra no. Eppure… Noooo! Cremosa e fumante ce l’ho spalmata sul braccio! Capisco al volo l’iter: merda per terra – vecchietta per terra – vecchietta su braccio – merda su braccio.

Torno a casa. “Ma tu guarda ad aiutare i vecchi!”. La verità è che c’è voluta la saggezza di un’anziana per rimettermi al mio posto.

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L’autore

Giuseppe Malandrino, classe 1984, altoatesino di nascita, sangue siciliano, il cuore a Torino e la residenza a Milano.

Nella vita si è laureato in psicologia, lavora nelle risorse umane e corre, corre tanto.

Scrive racconti di vita quotidiana. I protagonisti delle sue storie potrebbero essere i tuoi vicini di casa, i tuoi colleghi. Tu stesso.

 

Per info: malagiuseppe@hotmail.it

Racconti del giovedì. Seconda puntata.

Secondo appuntamento con i racconti “prestati” da Giuseppe Malandrino.

Buona lettura!

L’INCONTRO PER LA TESI

“Mi piace. Va molto bene. Partire da Winnicott parlando di gioco d’azzardo è inusuale ma è un autore che io adoro. Lei scriva sereno e mi mandi tutto che poi ci vediamo al suo rientro dopo le vacanze”.

Bene. Saluto la correlatrice e, fiero del mio lavoro, esco dal palazzo. Diluvia ed io sono in bici. Torino.

Dovrei fare in tempo per l’inaugurazione di Cirins.

Lo chiamo. Niente.

Chiamo Marti. Mi spiega la strada.

Chiamo Ali. La ragguaglio sull’incontro.

Chiamo, e sono sotto l’acqua. Tengo la bici, il telefono, gli auricolari, i fogli della tesi. Mi sto innervosendo. Mentre parlo al telefono, qualche metro più avanti si apre un portone. Escono tre mamme con altrettanti bambini, un maschietto e due femminucce. Le mamme hanno più o meno la mia stessa espressione. I bimbi no. Hanno gli stivaletti di plastica, le mantelline e l’espressione di chi è appena arrivato al parco acquatico. La più piccola, di colpo, fa un balzo e, a piè pari, atterra nella pozzanghera davanti a lei schizzando la madre. Sono incuriosito dalla prossima reazione di lei. Come da copione, si arrabbia e cerca di afferrare la figlia per un braccio. Non fa in tempo però.

In quel momento, gli altri due bambini si lanciano una rapida occhiata e, complici, saltano anche loro nella pozzanghera. La situazione sfugge di controllo alle madri che, persa ogni speranza di mantenersi immacolate, scoppiano in una risata liberatoria.

Rido anch’io. Mi godo una ritrovata atmosfera familiare.

Mi ritornano in mente le parole di Winnicott, l’inizio della mia tesi: “E’ nel giocare che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il Sé”.

Anch’io adoro Winnicott.

bambino acqua

Giuseppe Malandrino, classe 1984, altoatesino di nascita, sangue siciliano, il cuore a Torino e la residenza a Milano.

Nella vita si è laureato in psicologia, lavora nelle risorse umane e corre, corre tanto.

Scrive racconti di vita quotidiana. I protagonisti delle sue storie potrebbero essere i tuoi vicini di casa, i tuoi colleghi. Tu stesso.

 

Per info: malagiuseppe@hotmail.it

 

 

Racconti del giovedì. Prima puntata.

Oggi e per i prossimi giovedì voglio “ospitare” sul mio blog una serie di racconti di un caro amico, Giuseppe Malandrino.

Brevi storie da gustare una dietro l’altra, come caramelle.

Buona lettura!

 

ALLA FERMATA DELL’AUTOBUS

Credo d’essermi perso. Il cartello seriale recita via Sansovino. Non basta. “Scusi, per il centro? Sa dov’è la fermata dell’autobus?”. È vecchio e non vede l’ora. “Eh, l’ho vista prima, sa, che attraversava…”. “Si; quindi?”. “È proprio lì, dall’altra parte dell’incrocio!”. Alla fine mi inteneriscono sempre. “Ah ecco! Grazie mille”.

Benché le mie cuffie abbiano deciso di lavorare part-time ormai da un po’ riesco comunque a godermi la compagnia degli Alt-J. Si avvicina una signora. Non riesco a distogliere lo sguardo dalla montatura dei suoi occhiali. Un pezzo unico credo, barocco, dorato e intarsiato, montato su una signora banale, chiatta, insaccata in una di quelle giacche acetate con le cuciture a rombi color bordò e i mocassini di pelle nera (una volta!) che hanno da lungo tempo perso la loro battaglia contro i rispettivi alluci valghi.

“Salve giovanotto! E’ interessato alla parola di Nostro Signore? Le posso lasciare questo libricino?”

“La ringrazio signora; non mi interessa”.

“Lei non legge abbastanza!”.

“Signora io leggo, ma quello che dico io!”.

“Non le sembra che sta andando tutto a scatafascio? Il Libro dell’Apocalisse questo l’aveva previsto!”.

“Se è per questo anche mio nonno…”.

“Se lei volesse dare un’occhiata, qui è spiegato tutto…”.

“Signora, sono parole scritte da uomini per altri uomini; provi ad usare un po’ di senso critico…”.

Mi guardavo da fuori e mi chiedevo se davvero quella fosse la mossa migliore: usare la logica con una fanatica religiosa. Certamente no, ma non ho avuto il tempo di rimpiangere la mia scelta. Evidentemente toccata sul vivo, viene in mio soccorso una signora: “Ma che cazzo vuole! Già di problemi ne abbiamo tanti e lei ci si mette con ‘ste boiate! Non ce n’è già abbastanza di pensieri? Io lavoro, faccio la spesa, torno a casa, cucino, ho due figli, un cane, un gatto e un marito! Ci manca lei!”.

Rido.

“Perché ride?”

“Così.. è che il cane viene prima del marito..”

alla fermata dell'autobus

L’autore

Giuseppe Malandrino, classe 1984, altoatesino di nascita, sangue siciliano, il cuore a Torino e la residenza a Milano.

Nella vita si è laureato in psicologia, lavora nelle risorse umane e corre, corre tanto.

Scrive racconti di vita quotidiana. I protagonisti delle sue storie potrebbero essere i tuoi vicini di casa, i tuoi colleghi. Tu stesso.

 

Per info: malagiuseppe@hotmail.it