11 aprile 1987

Se questo è un uomo 

Voi che vivete sicuri

nelle vostre tiepide case,

voi che trovate tornando a sera

il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un si o per un no.

Considerate se questa è una donna,

senza capelli e senza nome

senza più forza di ricordare

vuoti gli occhi e freddo il grembo

come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

stando in casa andando per via,

coricandovi, alzandovi.

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

la malattia vi impedisca,

i vostri nati torcano il viso da voi.

 

Primo Levi (31 luglio 1919-11 aprile 1987)

Lune-di lettura, 10 aprile 2017

magari domani resto

Magari domani resto, di Lorenzo Marone, Feltrinelli 2017

“Che buffa la vita, ti impegni con tutta te stessa a sembrare diversa da tua madre, anno dopo anno, e poi, a un certo punto, una mattina qualsiasi, ti guardi allo specchio e rivedi il suo volto, le sue stesse rughe, e gli occhi stanchi. E sorridi alla tua immagine riflessa per ritrovare l’antica sensazione di fiducia che provavi a un suo sorriso.”

Sicuramente non sono la prima a elogiare l’ultima uscita di Lorenzo Marone.

Non sarò neanche l’ultima a tessere le lodi di questo romanzo uscito a febbraio del 2017 ed entrato subito nella sestina del premio Bancarella.

Un successo che si comprende fin dalle prima pagine del libro, una storia che riesce ad essere perfettamente bilanciata nel sottile equilibrio fra passato e presente. Perché ci sono delle storie che ti avvolgono e ti scaldano come una coperta.

Magari domani resto è la storia di una giovane dal nome insolito: Luce.

Luce ha trentacinque anni e abita a Napoli, nei Quartieri Spagnoli e, a differenza dal suo nome, ha una vita piena di ombre, in una  Napoli dove ancora si fatica a pronunciare la parola camorra. Luce abita sola in un vecchio palazzo dei Quartieri, dopo una storia d’amore finita male. Ha una madre della quale non condivide le scelte di vita, un fratello che vive “su al nord” e non si fa mai sentire, un cane che si chiama Alleria e un lavoro come avvocato. Luce è una donna che sta cercando il suo posto nel mondo, che fa a pugni con il suo passato di figlia cresciuta senza un padre e con un presente che sembra non avere ancora una direzione.

Questo fino a quando non le viene assegnato un caso di affidamento. Il suo studio legale deve dimostrare che Carmen, una donna di umili origine ed ex moglie di un noto camorrista locale, non è in grado di essere una buona madre per il figlio Kevin, di sette anni. Luce si butta a testa bassa nel caso, senza sapere che la vicinanza con un bambino speciale come Kevin cambierà completamente il suo punto di vista sul mondo e sui rapporti umani, scardinando tutte le sue certezze e insegnandole a mostrare il fianco, senza paura, alle sue fragilità. E così la vita di questa giovane si scopre improvvisamente più ricca di quanto potesse sembrare, prendendo una strada del tutto nuova e diversa.

Magari domani resto è un romanzo che ti parla con la schiettezza del dialetto napoletano, che dipinge immagini come scene di un film. Luce incarna una buona parte dei giovani di oggi, indecisi se rimanere o partire alla ricerca di un futuro (ipotetico) migliore. Un libro popolato di personaggi che sembrano realmente presi dai vicoli di Napoli.

Perché iniziare la settimana con Magari domani resto?

Perché è libro che ti sbatte in faccia una sacrosanta verità: non c’è mai un momento giusto per fare pace con il proprio passato e concentrarsi solo sul presente. Perché il presente è tutto quello che esiste.

“E poi mi fa arrabbiare chi vive nel passato, chi sta sempre lì a cercare di non perdere nulla, chi pensa ad ammassare oggetti e ricordi […] il passato sembra sempre il contenitore perfetto della felicità, ma è un abbaglio, un inganno.”

Perché Magari domani resto?

Perché non è mai troppo tardi per prendere in mano la propria vita e deciderne la direzione.

Perché Magari domani resto è un libro che parla di speranza, di quella speranza che la primavera ogni anno porta con sé.

“Be’, non possiamo decidere da dove partire e dove fermarci, però almeno ci è dato scegliere il tragitto da percorrere. Possiamo prendere la strada principale, quella che tutti ci consigliano, la più trafficata, sicura e comoda. Oppure […]  svoltare nel primo sentiero sterrato e andarcene per i campi, nel sottobosco, fra la sterpaglia, il fango e gli insetti, con la possibilità di incrociare quale squilibrato (o dovrei chiamarlo illuminato?) e perderci, e passare una notte all’addiaccio. La scelta è la nostra, la tua, la mia. Io, per quel che mi riguarda, ho preferito fare il brigante”.

Perché Magari domani resto è un libro che parla del valore della famiglia, nel senso più esteso del termine. Delle famiglie formate non solo dai legami di sangue, ma soprattutto tenute insieme dai lacci del cuore.

Perché è un libro che insegna a non giudicare mai le vite e le scelte degli altri e soprattutto a guardare oltre il muro delle apparenze e dei nostri pregiudizi.

“Ogni esistenza, a pensarci, è un intricato e complesso ecosistema nel quale vivono in equilibrio nevrosi, dispiaceri, frustrazioni, novità belle e brutte, traumi, dolori, piccoli momenti di felicità e tanti di noia, eppure alla vista degli altri la nostra vita appare sempre uguale”

 

L’autore

Lorenzo Marone nasce a Napoli nel 1974. Per dieci anni svolge il lavoro di avvocato poi, proprio come la sua Luce, capisce che quella non è la sua strada. E comincia a scrivere.

Dalla sua penna escono:

Magari domani resto è il suo ultimo romanzo.

 

http://www.lorenzomarone.net

Lettera a Luciana. Righe su “Mi vanno a fuoco i piedi” di Luciana Arcaro.

“Il cancro attacca e uccide ogni giorno la vita di milioni di persone; la mia è una storia come quella di tanti altri.

Questo però, vi avverto, non è uno di quei manuali sulla felicità nei quali psicologi americani dai nomi improbabili, scrivono che basta guardare sbocciare un fiore e la vita ci sorriderà…

È vero, la malattia può influenzare o modificare il modo di “vedere” la vita ma se sei stronzo, stronzo rimani, pure col cancro. Molti invece sono portati a pensare che la malattia (come la morte) conduce certamente alla santificazione e ad una saggezza particolare. Io in effetti, lo sono già abbastanza… Saggia non santa. Ed evidentemente modesta.

Questo libro non ha quindi alcuna pretesa se non quella di raccontare una storia, sperando che possa aiutare anche una sola persona a vivere la malattia così come si dovrebbe vivere la vita. Aprendo semplicemente gli occhi per non perdersi niente.

A volte, la paura di morire paralizza le cellule buone perché non sappiamo accettarla; viviamo correndo e scappando, spesso da tutto ciò che non è bello, perfetto e prevedibile.

Le cose brutte, in fondo, accadono sempre agli altri …”

Cara Luciana,

fino a domenica scorsa non ti conoscevo. Sarebbe più corretto dire che tu non mi hai mai conosciuta, ma io ora conosco una parte di te.

Domenica scorsa mia sorella mi ha dato il tuo libro, pregandomi di leggero. Ho subito capito che non sarebbe stato facile leggerlo e parlarne.

Un libro di poco più di cento pagine, piccolo anche nelle dimensioni, eppure enorme.

Perché in quelle cento pagine tu parli della vita che rimane quando un male infame ti condanna a morte. Quando è più importante capire cosa fare con quello che resta, non pensare a quello che manca.

Ho deciso di trascrivere quasi per intero la presentazione che tu stessa hai inserito nel libro, perché è una perfetta sintesi dello spirito che pervade ogni pagine. Perché hai avuto il coraggio di dire come stanno le cose: le cose brutte non capitano solo agli altri. Che non è sempre vero che la sofferenza nobilita. Che il tumore non capita solo agli altri. Che la parola cancro non è un tabù. Che il cancro tocca la vita di tutti, se non la nostra direttamente, quella di un amico, di un figlio, di un marito o di una moglie.

E quando la sentenza arriva, tu ci insegni, non ci sono molte strade da percorrere: lasciarsi andare o combattere.

Accettare la fine della propria vita oppure lottare per tutto quello che resta, finalmente consapevole di tutti i falsi “non ho tempo” detti fino a quel momento, quando di tempo sì che ne avevi, e capisci quanto ne hai sprecato.

E mi fa pensare che tu, Luciana, nonostante avessi tutto il diritto di essere egoista e pensare a te stessa, hai iniziato a scrivere. Hai scritto la tua storia perché potesse essere da esempio per tutti quelli che stanno passando o dovranno passare per il tuo stesso cammino: gli esami, la diagnosi, le operazioni, la chemioterapia, accettare il proprio corpo che cambia, imparare a vivere anche senza una parte di sé, la voce nel tuo caso.

Luciana, il tuo libro non è facile da leggere, anzi, è una doccia gelata. Non è facile da digerire perché non è facile pensare che quello che è successo a te potrebbe succedere a chiunque. Ma non è di chiunque la forza con cui hai affrontato il male.

Nel tuo libro non parli solo del cancro. Parli di amore, parli della vita, parli di Dio.

E nell’abbruttimento del male a cui non ti arrendi, parli della bellezza. Di una bellezza riscoperta, non quella imposta dai canoni sociali, non quella da copertina dei giornali. La bellezza di poter essere protagonista della propria vita, cosa che troppo spesso viene data per scontata. La bellezza di poter guardare un paesaggio, di leggere un libro o ascoltare una canzone. La bellezza racchiusa nei piccoli gesti quotidiani, anche solamente nel potersi lavare la faccia da soli e levarsi lo sporco di dosso.

Parli della bellezza del godersi il proprio tempo, tu che nel tempo della malattia hai anche trovato il coraggio per capire che un amore non poteva più funzionare e ti sei innamorata di nuovo.

Luciana, nel tuo libro parli della “conoscenza” con Etty Hillesum, una giovane ebrea morta ad Auschwitz nel 1943. Durante un soggiorno presso il monastero di Santa Chiara di Cortona leggesti il suo diario, e dal quel momento la portasti sempre con te, come fosse un’amica. Io vorrei poter fare lo stesso con te, e ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza, perché sento che siamo simili in tante cose. La passione per la scrittura, l’amore per il silenzio, quella sensazione di sentirsi sempre più avanti rispetto la propria età, la consapevolezza di avere un’anima “anziana”.

Luciana, sei vissuta sul mare, ad Imperia, alla tua città hai dedicato il tuo libro. La grandezza e la profondità del mare l’hai portata dentro, fino alla fine.

Dicono che la letteratura serva anche per renderci immortali: il tuo corpo ci ha lasciato ma il tuo spirito ha vissuto mille anni.

Grazie Valeria per avermi consigliato il libro, grazie a te Luciana, per la luce che hai portato lungo il cammino.

Per informazioni sulla pubblicazione: linkscliccasullavita@libero.it

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Lune-di lettura, 3 aprile 2017

“Tutti vogliono le sensazioni forti, un fuoco scoppiettante, anche a costo che lasci terra bruciata una volta spento, e nessuno una fiammella, accogliente e duratura”

Nei consigli di questo lunedì per iniziare al meglio la settimana entra dritto dritto un libro che la scorsa settimana ha scelto per me  mio marito Alessandro, il mio spacciatore di libri preferito: Distorted Fables (Mondadori 2017, € 16.00) della giovane Deborah Simeone, blogger molto seguita sul web qui al suo primo romanzo.

Un romanzo narrato in prima persona, coinvolgente, che parla soprattutto ad un pubblico di giovani adottandone il linguaggio.

Immaginate di chiamarvi Rebecca, di essere una ragazza bionda poco più che ventenne. Una principessa? No, non siete una principessa: avete un carattere spigoloso come il vostro nome, in una città altrettanto spigolosa come Milano. Poco avvezza ai rapporti umani, per uno strano gioco del destino vi ritrovate a lavorare come portinaia in un palazzo signorile milanese anche se il vostro sogno è sempre stato quello di dipingere. Immaginate di aver perso quello che credevate essere l’amore della vostra vita. Ora, come se non bastasse, provate anche a pensare di avere come compagna di vita un’immaginaria valchiria di nome Crimilde, che appare e scompare come se fosse imprigionata nella vostra testa.

In questa insolita favola, la Simeone descrive la varia umanità che popola il palazzo che fa da sfondo alla storia: una giovane coppia a cui apparentemente non manca nulla ma che si rivela tutt’altro che una famiglia felice, l’arzillo vecchietto che si affeziona a Rebecca e le insegna ad apprezzare la vita, la coppia di anziani coniugi che ancora si vogliono bene dopo una vita passata insieme. A poco a poco, anche grazie al loro aiuto, Rebecca riesce a fare pace con il suo passato e ad affrontare i mostri che abitano dentro di lei.

Una “favola distorta”, moderna, dove la principessa non canta insieme agli animali del bosco ma, al contrario, ha un brutto carattere, è in cura da uno psicologo e deve lavorare per pagare l’affitto del monolocale in cui vive. Una favola dove la principessa si salva da sola e non senza calci e pugni.

Una storia dove il significato della frase “e vissero per sempre felici e contenti” è racchiuso nel gesto amorevole di un anziano vedovo, uno dei condomini, che continua, anno dopo anno, a collezionare quei piccoli soprammobili che la moglie tanto amava.

Una favola dove un insolito principe arriva con la macchina e ha la barba e i capelli lunghi.

“Pensai che in fondo ognuna delle storie d’amore a cui avevo assistito era stata una fiaba, ciascuna a suo modo.”

Un libro per vedere la fiaba dentro ogni vita ed apprezzarla anche quando sembra che l’happy ending tardi ad arrivare.

Buon lunedì!

distorted fables deborah simeone

Aprile, aspettando luglio …

 

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Il mese di aprile si apre con tre autori candidati al Premio Bancarella 2017 di Pontremoli, giunto alla sua 65° edizione. Personalmente è la prima volta che approfondisco il tema dei premi letterari, soprattutto un premio così prestigioso da aver visto, fra i suoi vincitori nel corso degli anni, autori come Hemingway, Guareschi, Pasternak, Montanelli, Fallaci, Biaci, De Crescenzo, per citarne alcuni “storici”, Marcello Simoni e Donato Carrisi in tempi  più recenti.

I libri che ho scelto per questo mese, ovviamente tutti editi fra il 2016 e il 2017 per essere candidati al premio,  sono:

  • Magari domani resto di Lorenzo Marone (Napoli, 1974), Feltrinelli, 2017. Una storia ambientata nei quartieri spagnoli di Napoli che vede come protagonista la trentenne, dall’insolito nome, Luce Di Notte. Avvocato onesto, già segnata dalla vita, alla donna un giorno viene assegnata la causa di affidamento di un minore. La causa stessa diventa lo spunto per riflettere sulla sua vita e su scelte importanti: fuggire come ha fatto metà della sua famiglia oppure restare e cercare il suo posto nel mondo nello stesso posto in cui è nata?
  • I Medici – Una dinastia al potere di Matteo Strukul (Padova, 1973), Newton Compton Editori, 2016. Romanzo storico ambientato a Firenze nel 1429, la gloriosa Firenze medicea. Ai piedi di una Santa Maria Novella in costruzione, si avvicendano le storie dei più famosi esponenti della casata de’ Medici, Cosimo e Lorenzo, in lotta con i loro nemici giurati: le famiglie Strozzi e degli Albizzi. Primo romanzo della trilogia dei Medici, gli altri due romanzi che compongono la saga sono “Un uomo al potere” e “Una regina al potere”.
  • Il giardino dei fiori segreti di Cristina Caboni, Garzanti, 2016. Due sorelle gemelle divisa fin da piccolissime, Iris e Viola, si ritrovano per uno scherzo del destino e si riconoscono pur senza conoscersi. Iniziano così un viaggio a ritroso nelle loro vite alla ricerca del sentiero giusto per compiere il loro destino, cercando la soluzione ad un mistero che, come una pianta, affonda le radici nel profondo della loro famiglia.

Fin qui brevi informazioni di base sulla trama, nelle prossime settimane spero di potervi dare anche le mie personali impressioni su ciascuna delle opere.

Gli altri tre romanzi che completano la sestina d’oro dei candidati, fra i quali sarà scelto il vincitore nel mese di luglio e che conto di leggere nei prossimi mesi, sono:

  • La Locanda dell’Ultima Solitudine di Alessandro Barbaglia (Mondadori, 2017)
  • Gocce di Veleno di Valeria Benatti (Giunti, 2016)
  • La guardia, il poeta e l’investigatore di Jung-myung Lee (Sellerio, 2016 – NB della stessa casa editrice vi consiglio l’utilissimo libro “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno”)

Mi piacerebbe capire se tutti questi romanzi hanno qualcosa in comune, capire quale potrebbe essere il segreto del loro successo di vendita e, perché no, azzardare un pronostico, nella mia più completa modestia, per indovinare il nome del vincitore.

Che vinca il migliore!

Per tutte le informazioni sul Premio Bancarella si può consultare la pagina ufficiale della storica manifestazione: www.premiobancarella.it

Tempo di libri

Inizia il conto alla rovescia.

Fiera dell’editoria italiana, Fiera Milano Rho 19-23 aprile 2017.

Buonanotte lettori 

Un comodino pieno di libri è una testa piena di storie. 

Lune-di lettura, 27 marzo 2017

“When was the last time you did something for the first time?”

Quando è stata l’ultima volta che hai fatto qualcosa per la prima volta?

John C. Maxwell

 

Quante cose facciamo ogni giorno, sempre nello stesso modo?

Quante giornate viviamo sempre uguali fra loro, tanto da non saper distinguere, nella memoria, un giorno dall’altro?

Quanto ci lasciamo trascinare dagli eventi senza essere reali protagonisti della nostra vita?

Quante cose potremmo fare per migliorare, un giorno alla volta, la nostra esistenza e renderla davvero unica?

Quante volte siamo talmente anestetizzati dalla vita che stiamo vivendo da non capire che potrebbe esserci un’altra strada da percorrere?

E ancora, quante esperienze non viviamo perché arroccati dietro ai finti “non ho tempo”.

 

Per iniziare con il giusto umore questa nuova settimana, in un lunedì che ci accompagna alla fine di marzo, voglio consigliarvi un libro del 2013 di Chiara Gamberale, che offre lo spunto per rispondere a queste domande.

Per dieci minuti è il diario di Chiara che a trentacinque anni, dopo aver perso marito e lavoro nello stesso momento, decide di non arrendersi al dolore e di reagire provando, per un mese, a fare una cosa nuova ogni giorno. Per dieci minuti. Tanto basta per ricominciare da zero.

Il romanzo è il diario di questo mese, il diario di un viaggio e di pezzi di vita che si ricompongono, di una vita che si scopre in modo inaspettato vera e piena, anche quanto apparentemente nulla sembra andare nel verso giusto.

 

“Da quando la mia vita è vuota non mi ero mai accorta che fosse così piena.”

 

Come tutti i libri della Gamberale, un romanzo dallo stile fresco e immediato, quasi colloquiale.

Un libro per scoprire quali sono i dieci minuti più adatti a noi.

Un romanzo che ci aiuta a capire in quanti mille piccoli modi potremmo sfruttare il cambiamento per rinascere ogni giorno.

per dieci minuti gamberale.jpg

 

L’autrice

 

Chiara Gamberale, scrittrice, conduttrice e autrice di programmi televisivi e radiofonici, è nata a Roma nel 1977, dove tuttora vive.

Laureata al DAMS dell’Università di Bologna, esordisce nel 1999 con il romanzo Una vita sottile.

Scrittrice molto amata dal pubblico italiano, il suo ultimo romanzo Qualcosa uscito nel mese di febbraio 2017, è entrato fin da subito nella top 10 dei libri più venduti in Italia.

I suoi libri sono tradotti in quattordici paesi.

 

  • Una vita sottile, Venezia, Marsilio, 1999; Milano, Fabbri, 2004
  • Color lucciola, Venezia, Marsilio, 2001
  • Arrivano i pagliacci, Milano, Bompiani, 2002
  • La zona cieca, Milano, Bompiani, 2008
  • Una passione sinistra, Milano, Corriere della sera, 2008
  • Le luci nelle case degli altri, Milano, Mondadori, 2010
  • L’amore quando c’era, Milano, Corriere della sera, 2011
  • Quattro etti d’amore, grazie, Milano, Mondadori, 2013
  • Per dieci minuti, Milano, Feltrinelli, 2013
  • Avrò cura di te, di Chiara Gamberale e Massimo Gramellini, Longanesi, Milano, 2014
  • Adesso, Milano, Feltrinelli, 2016,
  • Qualcosa, Longanesi, 2017

Mille grazie

Oggi siamo arrivati alle prime mille visualizzazioni del blog, dall’inizio del 2017.

A qualcuno potranno sembrare pochissime, ma per me è un grande traguardo.

Ringrazio tutti voi che avete speso anche un solo minuto della vostra vita per leggere i miei pensieri.

 

Grazie di cuore!!

Paola

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“Riluci d’oro dove la vita ti ha scheggiato”

Un uomo in viaggio verso la casa dove è nato.

Due coppie su un aereo che li porterà in vacanza.

Il regista.

Anna e Michele.

Andrea ed Elena.

Vite che si intrecciano verso la stessa meta. Istanbul.

Istanbul che risplende come le tessere d’oro dei mosaici di Santa Sofia.

E poi un incidente.

Un tradimento.

Persone che pensano di conoscersi ed invece non ci conoscono affatto.

Vite che si ricostruiscono, che si scoprono e riscoprono, che rinascono.

Segreti che si lasciano svelare solo grazie al perdono concesso dal tempo.
Sono questi gli elementi del romanzo del 2013, di cui da poco è uscita la versione cinematografica, scritto dal regista turco Ferzan Ozpetek (1959).

Ozpetek conferma anche in questo caso di ispirarsi alla gente comune per dare un corpo e una storia ai personaggi delle sue opere. Un romanzo che sembra una sceneggiatura.

“Io, invece, mi guardo sempre intorno. Ascolto le conversazioni altrui. Mi chiedo che cosa stiano digitando, le persone, sulla tastiera del loro cellulare, a chi rispondano. Cerco di immaginare le loro storie chiuse dentro ad un telefonino. E i loro segreti, i rimpianti, i sogni. Per raccontarli nei miei film. Qualcuno ha detto che sono un ladro di storie, e forse è davvero così.”

Ladro di storie, ladro di vite. Di quelle vite che ci mostra anche nei suoi film, che non sempre hanno una direzione ben precisa, anime graffiate che riescono però a trovare la forza per continuare ad amare.

“Impara anche questo: sei amata quanto ami”

Perché Rosso Istanbul è soprattutto questo, un libro che parla dell’amore in tutte le sue forme, senza nessun confine.

“Ma adesso so che è questo il punto dell’amore: avere qualcuno che ti aspetta davanti alla porta, la sera. Qualcuno che ti abbraccia. Qualcuno tra le cui braccia, anche se solo per un giorno e non per sempre, ti senti a casa. […] Che cos’ho imparato sull’amore? Quello che ho imparato sull’amore è che l’amore esiste. […] Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati […] ho imparato, e in questo ha ragione mia madre, che è possibile amare due persone contemporaneamente”

Un libro da leggere tutto d’un fiato. Che dura il tempo di un film, ma ti rimane cucito addosso.

rosso istanbul