“Onde tende questo vagar mio breve?” Giacomo Leopardi

La vera felicità esiste?

È possibile fare pace con il proprio essere al mondo?

È possibile esistere senza paura di vivere?

Cos’è la fragilità?

Perché bellezza e fragilità sono così legate fra di loro?

Quanto è importante dare al proprio destino anche una destinazione?

Quanto è importante tendere a quell’infinito che va oltre la brevità della nostra esistenza in questo mondo?

È possibile conservare, in tutta la nostra vita (adolescenza, maturità e fragilità della vecchiaia) quel rapimento, tipico dell’innamoramento, che illumina ogni nostra azione caricandola di significato e bellezza?

È possibile conservare quel rapimento ogni giorno, cercando di difendere e conservare la bellezza del fragile mondo che ci circonda e riconoscendo la nostra stessa fragilità in chi ci vive accanto?

Perché viviamo in un’epoca di passioni tristi?

 

A queste domande, e a molte altre, Alessandro D’Avenia prova a dare una risposta nel suo ultimo romanzo, L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita, pubblicato da Feltrinelli il 31 ottobre 2016, scritto sotto forma di corrispondenza con Giacomo Leopardi con una chiarezza, una delicatezza e una lucidità che raramente si trovano in un autore così giovane (39 anni al momento della stesura).

Il punto di partenza del romanzo è chiaro: arriva un momento, nella vita di ogni uomo, in cui ci si pone queste domande esistenziali.

Non per tutti il momento coincide con l’età adulta. Spesso ci confronta con adolescenti che sembrano già sconfitti e sopraffatti dal peso della vita, proprio perché non hanno trovato nessun adulto in grado di indirizzarli nel labirinto di questi interrogativi tanto grandi da smuovere le menti di poeti, filosofi e teologi.

Alessandro D’Avenia, che di adolescenti ne ha visti già tanti nella sua carriera di docente di scuola superiore, prova a dare una risposta a queste domande attingendo a piene mani dall’opera completa di Giacomo Leopardi (Recanati 29 giugno 1798 – Napoli 14 giugno 1837), primo autore moderno in un’epoca ancora classica. Un autore che nei suoi solo 39 anni di vita terrena ha saputo descrivere tutta la storia dell’Uomo nelle sue paure più profonde ma anche nelle sue più struggenti passioni.

Lo fa restituendoci un’immagine molto terrena e concreta del famoso poeta di Recanati, ben lontana dalla versione stereotipata delle nostre antologie, che lo descrivono come il poeta storpio e semi cieco, eternamente pervaso da un pessimismo che si fa storico, psicologico e poi cosmico.

Il Leopardi che qui troviamo, tra le pagine di un libro che è un saggio più che romanzo, è un giovane innamorato e non solo delle donne, come Geltrude Cassi Lazzari, lontana cugina, o la nobildonna fiorentina Fanny Targioni Tozzetti alla quale dedica lettere appassionate e le poesie raccolte nel Ciclo di Aspasia. È un uomo curioso, innamorato della natura, che riesce leggere e a restituirci la poesia scritta fra i crateri della luna, che riesce a decifrare l’infinito oltre la famosa siepe che lo ha reso immortale.

Ma è anche un uomo deciso, tanto da sfidare la fragilità della propria condizione e pronto a fuggire dalla casa natia quando pensa che i suoi genitori, ed in particolare suo padre, non riconoscano il giusto valore della sua arte. Un giovane come quelli dei nostri giorni, che pensano di trovare un futuro migliore scappando di casa quando si sentono incompresi dai genitori, dagli amici, dagli insegnanti, da un amore non corrisposto.

La fuga di Leopardi termina ancora prima di nascere, ma di quell’evento ci rimane una toccante lettera scritta al padre Monaldo, interamente riportata nel libro, pagine di pura letteratura mascherata fra le righe di una corrispondenza privata e incredibilmente moderna. Questo a conferma che Giacomo Leopardi non è solo A Silvia e Infinito.

Leopardi, restituitoci magistralmente dagli occhi di D’Avenia, ci insegna che dobbiamo essere in grado di mantenere il miracolo che si compie ogni giorni nella storia di ognuno, cercando realmente di dare compimento alla nostra vita attraverso le nostre passioni, sfruttando i nostri talenti, sfruttando o sfidando la nostra contingente condizione fisica.

Ci insegna che la poesia è una luce che illumina anche quando tutto sembra buio e che ogni età è parte di un disegno più grande: adolescenza come arte di sperare, maturità come arte del morire, morire come arte di rinascere.

Non voglio svelarvi altro per non togliervi il gusto della lettura, ma mi piacerebbe che un libro come questo entrasse nelle nostre scuole superiori, che a tutti i giovani fosse data la possibilità di trovare in Leopardi un amico, un confidente da consultare nei momenti di crisi e a cui confidare, perché no, soprattutto le proprie gioie.

“Dalla lettura di un pezzo di vera poesia, in versi o in prosa, si può dir quello che di un sorriso diceva lo Sterne; che essa aggiunge un filo di tela brevissima alla nostra vita.”

Giacomo Leopardi, Zibaldone, 1° febbraio 1829

Info:

Alessandro D’Avenia nasce a Palermo il 2 maggio 1977.

Frequenta il liceo classico. Fra i suoi docenti, padre Pino Puglisi, ucciso da Cosa Nostra nel settembre 1993.

Studia lettere classiche a Roma e consegue anche un dottorato di ricerca presso l’Università di Siena, con una tesi  su “Le Sirene omeriche e il loro rapporto con le Muse nel mondo antico”.

Nel 2006 si trasferisce a Milano dove si divide fra l’attività di insegnante, scrittore e sceneggiatore.

Il suo romanzo d’esordio, Bianca come il latte, rossa come il sangue, supera il milione di copie e viene pubblicato in 23 paesi stanieri.

Alessandro Dv’Avenia ha anche un blog personale: http://www.profduepuntozero.it

 

Dello stesso autore:

Bianca come il latte, rossa come il sangue, Milano, Mondadori, 2010.

Cose che nessuno sa, Milano, Mondadori, 2011.

Ciò che inferno non è, Milano, Mondadori, 2014

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Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare – P.Coelho

C’è una piccola libreria dove si respira profumo di favole e di sogni che si realizzano.

C’è un piccolo angolo di pace dove i piccoli adulti di domani possono imparare ad amare il mondo dei libri, delle storie antiche e moderne, sperimentare esperienze nuove e coinvolgenti.

C’è un’oasi di tranquillità dove ad accoglierti c’è il sorriso di una giovane e coraggiosa libraia, Mariangela, che da sola ha saputo realizzare il suo sogno, con la S maiuscola, in un mondo che ha sempre meno tempo di leggere e ancora meno tempo per apprezzare la vera bellezza e l’emozione di perdersi nelle pagine di un libro.

Il sogno è quello di aprire una libreria indipendente e questo posto magico si chiama Favole a Merenda.

Siamo a Mirabello di Pavia, piccolo comune sorto all’interno di quel vastissimo parco che, negli anni fra il 1300 e il 1500, dal Castello di Pavia arrivava fino alla Certosa, parco di caccia di proprietà della famiglia Visconti prima e degli Sforza poi.

Favole a Merenda è una libreria nata nel 2011, interamente dedicata al mondo dei bambini, dai 3 ai 13 anni e a tutti quelli che bambini lo sono rimasti dentro.

Tutto è a misura di bambino, dalla selezione dei libri alle proposte educative. L’emozione che si prova ad entrare in un posto così però è per tutti. E non ci sono solo i libri. Si organizzano anche pomeriggi creativi e percorsi a tema: sull’arte, sui colori, sulle feste.

Dai classici a Geronimo Stilton, dai manuali creativi alle storie di Harry Potter, non manca niente.

Voglio credere che ci siano ancora tanti bambini e tanti genitori che apprezzino di più i viaggi di Ulisse, la storia di Jo March e delle sue sorelle, le follie del Cappellaio Matto piuttosto che i giochi della playstation che ti obbligano a non pensare.

Grazie Mariangela per il lavoro che fai. Grazie per il tuo sogno.

Grazie perchè ci permetti  di non abbandonare mai il mondo delle favole.

 

Per info: Favole a merenda, di Mariangela Ferrari, via Mirabello 338 (Pavia).

Tel. 0382 468958; favoleamerenda@virgilio.it

 

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Buona domenica con Emily

“Gli orologi dicevano che era mattino 

a distanza le campane sollecitavano la notte – 

Qui tuttavia il tempo non aveva fondamento 

Perché l’epoca si estingueva.”

Emily Dickinson, 1870, n.1159

25 febbraio 2017 – Tanti auguri Papà

Where do I find the words to say? 
How do I teach him? 
What do we play? 
Bit by bit, I’ve realized 
That’s when I need them, 
That’s when I need my father’s eyes. 
My father’s eyes – Eric Clapton

Oggi utilizzo il mio blog per degli auguri speciali.

Buon compleanno all’uomo che mi ha messo al mondo e che oggi spegne sessantacinque candeline.

Sono auguri fatti nell’unico modo che sento veramente mio, a te che sei motivo del mio amore per i libri e per la scrittura.

Tanti auguri a te, che ancora ti fai chiamare papi da due figlie ultra trentenni.

Tanti auguri a te, un uomo generoso, che dalla vita hai avuto tanto, ma tanto hai anche saputo restituire, in modo gratuito, a chiunque chiedesse aiuto.

Tanti auguri a te che non ti fermi mai, neanche adesso che sei in pensione.

Tanti auguri a te, nonno laureato.

Tanti auguri a te che non hai paura del futuro.

Da piccoli si pensa che crescendo si abbia sempre meno bisogno dei genitori, personalmente credo sia il contrario. Mi rendo conto sempre più di quanto ho bisogno della vostra vicinanza, del vostro sostegno. Soprattutto del confronto con te, papà, di tutti i nostri discorsi sulla storia, sulla musica, sui libri che stiamo leggendo.

E mi rendo conto di somigliarvi tanto, a te e alla mamma: la sua dolcezza e la tua curiosità intellettuale sono caratteristiche che sento mie da sempre.

Sono grata di ogni secondo che Gaia ha trascorso con voi nei suoi quasi sei anni, ha una fortuna che a me purtroppo il destino non ha concesso. Sono grata per tutto il tempo che ancora trascorrerà con voi.

Sono stata una figlia inaspettata, ma non per questo meno amata.

Vi ringrazio per ogni singolo ricordo della mia infanzia, ci avete dato tutto quello che un genitore possa dare ad un figlio, e non sto parlando di cose materiali. Grazie per Stefano e per Valeria. Anche ricordare le litigate di quando eravamo bambini e di tutto il casino che facevamo in casa, adesso mi fa sorridere.

Sorrido oggi pensando ai lunghi viaggi in macchina d’estate, in cinque su una golf senza aria condizionata, con la mamma che cantava come un juke box dall’inizio alla fine del viaggio per farci stare buoni.

Sorrido pensando a quella vacanza in montagna dove non riuscivamo ad attraversare il fiume e tu hai fatto avanti e indietro portandoci a turno in spalla.

Sorrido pensando ai sabati dove ci portavi tutti e tre a giocare a tennis, forse per lasciare alla mamma qualche ora di riposo. Io con una racchetta più grande di me, mentre cercavo di attirare la tua attenzione. Adesso che anche io sono mamma, vedo questi ricordi sotto un’altra luce.

Sorrido pensando a te che, dopo lunghe giornate di lavoro, giocavi a pallavolo con noi nel cortile di casa, sere d’estate, con il campo tracciato con il gessetto e la rete di filo di lana.

Sorrido pensando a te che alla fine cedi alle nostre suppliche e ci accompagni in canile a scegliere un cagnolino da adottare.

Siete esempio di vita. Di chi la vita la sa attraversare a testa alta, senza farsi incattivire dagli eventi. Nella gioia e nel dolore.

Di chi dal dolore, quello più grande, ha saputo trarre insegnamento, per apprezzare ancora di più la vita e i suoi doni.

Sono una donna fortunata, conosco le mie radici, so che sono ben piantate in voi e che per quanto l’albero possa vacillare, non c’è vento che lo possa abbattere.

Sono fortunata ad avervi accanto ogni giorno. Sono fortunata ad aver visto la vostra emozione quando vi abbiamo detto che sareste diventati nonni.

Ti voglio bene Pà, per tutto questo e per altri mille motivi.

Tanti auguri, il meglio deve ancora venire.

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Chi vuole scrivere impari prima a leggere

Per una sera abbandono la mia amata narrativa in favore della manualistica.

Studiare la teoria per migliorare la pratica.

 

Buona serata a tutti

lezioni-di-scrittura

Nelle poesie trovi sempre le parole giuste

“But one man loved the pilgrim soul in you, 

And loved the sorrows of your changing face”

When you are old – Yeats

Buona domenica lettori

“La lettura di ogni buon libro è come una conversazione con gli uomini più onesti dei secoli passati che ne sono stati gli autori”

Renée Descartes

Vorrei scrivere …

La vita, in questa parte di mondo, è sempre più frenetica.

Il tempo libero è un bene che si misura con il contagocce e coltivare una passione extra-lavorativa è un’impresa da supereroi, soprattutto quando come me si hanno dei figli piccoli.

I momenti per stare da soli, per coltivare i propri interessi, oppure semplicemente per riflettere sulla propria vita, sono un lusso di pochi e spesso capita di sentirsi obbligati alla vita in società.

E allora il tempo passato nella propria macchina, inchiodati dal traffico nel tragitto fra la casa e il lavoro (e viceversa) diventa per assurdo un prezioso momento di riflessione.

Come direbbero gli anglosassoni: me, myself and I. E la musica ovviamente, preziosa alleata dei migliori pensieri.

Sono quelli i momenti in cui rifletto anche sulle cose di cui vorrei scrivere.

Perché di cose di cui scrivere ce ne sarebbero tantissime.

Vorrei scrivere di quel viaggio in Irlanda che mi ha fatto arrivare fino alla fine del mondo, affacciata sulle scogliere delle ventose isole Aran, rivolta verso l’oceano ad immaginare la distanza dal continente più vicino.

Vorrei scrivere dei nonni che accompagnano i bambini a scuola, mano nella mano, con una lentezza ed una pazienza che ai genitori troppo spesso non è concessa.

Vorrei scrivere dell’emozione di quando ritrovi delle fotografie in bianco e nero dei tuoi nonni, e pensi che anche loro sono stati giovani, i loro capelli non erano bianchi e la loro pelle era liscia. E pensi che un giorno assomiglierai a loro.

Vorrei scrivere della mia di nonna, che ha aspettato  mio nonno per sette lunghi anni, perché prima di partire per la guerra si erano dati un bacio, il che equivaleva ad un fidanzamento. Vorrei scrivere della bicicletta di mio nonno.

Vorrei scrivere del profumo delle mattine di marzo, quando assapori l’arrivo della primavera nella prima luce del mattino.

Vorrei scrivere di quelle idee che ti vengono quando ti svegli la notte e che al mattino ti sei già dimenticato.

Vorrei scrivere di tutte le risposte che mi vengono un giorno dopo aver discusso con qualcuno. Vorrei scrivere di chi, come me, non ha tempismo per le cose.

Vorrei scrivere di quell’uomo che ho visto ieri, che faceva volantinaggio per le vie del mio paese. Sulle spalle uno zaino da bambina.Vorrei scrivere di tutti quelli come lui che mantengono i loro figli con la dignità dei lavori più umili.

Vorrei scrivere dei giovani del nostro paese, del coraggio di chi va e di quello di chi resta.

Vorrei scrivere di tutte le persone che, come me, hanno perso un fratello ( o una sorella). Vorrei scrivere mille punti di domanda – perché proprio a me? – e mille punti esclamativi su un dolore che non potrà mai passare, perché per tutta la vita ti sentirai derubato di una parte di te.

Vorrei scrivere del silenzio delle biblioteche e del profumo dei libri.

Vorrei scrivere della rabbia che sale davanti alla persone che giudicano ma che non muovono un dito.

Vorrei scrivere di quel crampo allo stomaco che ti viene quando capisci di esserti innamorato, e di quando invece capisci di non amare più.

Vorrei scrivere di tutte le canzoni che ti entrano sotto la pelle e che non smetteresti mai di ascoltare. Perché ascoltare una bella canzone è come fare l’amore.

Vorrei scrivere di tutto questo e di molto altro.

Vorrei.

“Cominciai a sognare anch’io insieme a loro, poi l’anima d’improvviso prese il volo …”

Il destino non gli ha concesso il lusso – o la sfortuna? – di invecchiare.

Il tempo non è riuscito a cancellare la sua memoria.

La sua poesia lo ha reso immortale.

“Mille anni al mondo mille ancora
che bell’inganno sei anima mia”

Buon compleanno Faber, ovunque tu sia.

 

Fabrizio De Andrè  (18 febbraio 1940 – 11 gennaio 1999)

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Buongiorno …

“Esattamente come fanno quei film che ad una certa velocità innaturale ci permettono di osservare fenomeni-come lo sbocciare di un fiore- invisibili a occhio nudo, così la lettura ci dimostra che non è sufficiente che le cose accadano, per conoscerle: e laddove nella vita la “sensazione del cambiamento” ci viene risparmiata, nei personaggi di un libro possiamo scoprire questa verità che, seppure dolorosa, è il segreto stesso del nostro destino.”

Da “Il nostro cuore cambia”: Proust e le rivelazioni della lettura di Emanuele Trevi