” E’ proprio vero che il difficile non è vivere con gli altri, il difficile è comprenderli “

 

“Adesso, però, (il cieco) si ritrovava immerso in un bianco talmente luminoso, talmente totale da divorare, più che assorbire, non solo i colori ma le stesse cose e gli esseri, rendendoli in questo modo doppiamente invisibili.”

Cosa succederebbe nel mondo occidentale se una misteriosa epidemia rendesse improvvisamente ciechi tutti gli uomini, risparmiando solo gli animali? Un’epidemia della quale non si conosce la causa né tantomeno le modalità di contagio. Una cecità anomala, un “male bianco” che intrappola chi ne è colpito in una luce perenne, che crea una muro fra lui e il mondo visibile.

Una luce bianca che conduce il lettore in un viaggio nel buio dell’animo umano.

Queste sono le premesse del romanzo Cecità del premio Nobel per la letteratura, il portoghese José Saramago (1922-2010), uno dei libri che mi ha accompagnato in questo primo mese del nuovo anno. Sicuramente fra i 5 libri scelti per aprire l’anno, quello più difficile da digerire, sia per lo stile narrativo che per i contenuti proposti. Lasciate ogni speranza voi che lo leggete.

Lo spunto da cui inizia la storia è pura immaginazione ma  l’autore descrive, attraverso la metafora della cecità fisica, una triste realtà contemporanea: quella del’Uomo cieco ai bisogni di chi gli sta intorno, indifferente ad ogni forma di sofferenza che non sia la propria. Un’umanità più simile alla bestia che alla ragione, senza speranza di salvezza, neanche per mano dell’unica donna scampata alla epidemia: la moglie del medico. L’unico essere umano che continua a vedere anche quando tutto il mondo è diventato cieco. La donna cui i primi uomini diventati ciechi si affidano quando, per ordine del governo, vengono internati in quarantena in un vecchio manicomio, nella vana speranza di contenere un’epidemia incontenibile.

Lei incarna tutte le speranze di tornare ad una vita considerata normale, ad un mondo ordinato. Ma neanche lei è immune alle brutture dell’animo umano, e impara ben presto che la vera cecità va ben oltre quella degli occhi.

“ Non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che, pur vedendo, non vedono ”

Cecità è un romanzo che, per la sua stessa struttura e per lo stile, non è di facile lettura. Difficile è, ad esempio, distinguere i dialoghi fra i personaggi, che sono inseriti nel corpo della frase separati solo da virgole, senza l’utilizzo dei due punti e delle virgolette. Distrarsi nella lettura di una pagina vuol dire perdere il filo logico dei pensieri dell’autore.

Allo stesso modo non è di facile comprensione per il suo contenuto, non per niente il titolo originale in portoghese rimanda alla saggistica più che alla narrativa: Ensaio sobre a Cegueira – Saggio sulla cecità. 

” C’era un vecchio con una benda nera su un occhio, un ragazzino che sembrava strabico […] una giovane dagli occhiali scuri, altre due persone senza alcun segno visibile, ma nessun cieco, i ciechi non vanno dall’oculista “

Con i suoi personaggi che non sono caratterizzati da nessun nome (il primo cieco, il medico, la moglie del medico, la donna con gli occhiali da sole, il ladro ecc…) Saramago descrive l’umanità intera, come una massa unica e disperata che piano piano perde tutte quelle caratteristiche che distinguono l’uomo dagli altri animali. La società fondata su regole e principi si sgretola, l’unico pensiero è la soddisfazione dei propri bisogni (con un deciso squilibrio in favore dei bisogni primari: quelli fisiologici e di sicurezza), la mera sopravvivenza, in un mondo in cui le risorse si fanno sempre più limitate perché non c’è più nessuno a produrle, e con una epidemia che cresce in progressione geometrica. Da questo punto di vista, Thomas Robert Malthus e Abraham Maslow avrebbero sicuramente condiviso il pensiero di Saramago.

In questa “nuova” società vale solo una regola: quella del più forte.

” … è risaputo che le ragioni umane non fanno che ripetersi, e anche le non – ragioni “

Non si può leggere questo romanzo senza interrogarsi su diversi aspetti della nostra vita, sul senso stesso della vita. Ogni pagina è un pugno in faccia alla disillusione. Perché Saramago descrive in un certo senso un mondo che è stato e che ancora esiste: la quarantena  dei ciechi nel manicomio viene descritta attraverso scene talmente crude di segregazione e violenza, che potrebbero benissimo essere associate a quanto avvenuto nei campi di sterminio dei regimi totalitari, e a quanto sicuramente succede ancora da qualche parte nel mondo.

” Diceva il proverbio che in terra di ciechi l’orbo è re “

C’è narrativa ma anche tanta sociologia in questo romanzo. Saramago indagata la società umana fin dal suo nucleo principale, la famiglia intesa come legame affettivo oltre che come fondamento della società.

Società della quale descrive le dinamiche più oscure: il tema della lotta del forte sul più debole, la volontà di sopraffazione, la crudeltà gratuita ed insensata, la violenza utilizzata come unico mezzo per impossessarsi del potere e dei mezzi di sostentamento in un mondo ormai senza regole.

Una spirale nel degrado dell’animo umano che ne tocca il punto più basso.

Un punto dal quale difficilmente si torna indietro.

 

Paola Cavioni

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