Vorrei scrivere …

La vita, in questa parte di mondo, è sempre più frenetica.

Il tempo libero è un bene che si misura con il contagocce e coltivare una passione extra-lavorativa è un’impresa da supereroi, soprattutto quando come me si hanno dei figli piccoli.

I momenti per stare da soli, per coltivare i propri interessi, oppure semplicemente per riflettere sulla propria vita, sono un lusso di pochi e spesso capita di sentirsi obbligati alla vita in società.

E allora il tempo passato nella propria macchina, inchiodati dal traffico nel tragitto fra la casa e il lavoro (e viceversa) diventa per assurdo un prezioso momento di riflessione.

Come direbbero gli anglosassoni: me, myself and I. E la musica ovviamente, preziosa alleata dei migliori pensieri.

Sono quelli i momenti in cui rifletto anche sulle cose di cui vorrei scrivere.

Perché di cose di cui scrivere ce ne sarebbero tantissime.

Vorrei scrivere di quel viaggio in Irlanda che mi ha fatto arrivare fino alla fine del mondo, affacciata sulle scogliere delle ventose isole Aran, rivolta verso l’oceano ad immaginare la distanza dal continente più vicino.

Vorrei scrivere dei nonni che accompagnano i bambini a scuola, mano nella mano, con una lentezza ed una pazienza che ai genitori troppo spesso non è concessa.

Vorrei scrivere dell’emozione di quando ritrovi delle fotografie in bianco e nero dei tuoi nonni, e pensi che anche loro sono stati giovani, i loro capelli non erano bianchi e la loro pelle era liscia. E pensi che un giorno assomiglierai a loro.

Vorrei scrivere della mia di nonna, che ha aspettato  mio nonno per sette lunghi anni, perché prima di partire per la guerra si erano dati un bacio, il che equivaleva ad un fidanzamento. Vorrei scrivere della bicicletta di mio nonno.

Vorrei scrivere del profumo delle mattine di marzo, quando assapori l’arrivo della primavera nella prima luce del mattino.

Vorrei scrivere di quelle idee che ti vengono quando ti svegli la notte e che al mattino ti sei già dimenticato.

Vorrei scrivere di tutte le risposte che mi vengono un giorno dopo aver discusso con qualcuno. Vorrei scrivere di chi, come me, non ha tempismo per le cose.

Vorrei scrivere di quell’uomo che ho visto ieri, che faceva volantinaggio per le vie del mio paese. Sulle spalle uno zaino da bambina.Vorrei scrivere di tutti quelli come lui che mantengono i loro figli con la dignità dei lavori più umili.

Vorrei scrivere dei giovani del nostro paese, del coraggio di chi va e di quello di chi resta.

Vorrei scrivere di tutte le persone che, come me, hanno perso un fratello ( o una sorella). Vorrei scrivere mille punti di domanda – perché proprio a me? – e mille punti esclamativi su un dolore che non potrà mai passare, perché per tutta la vita ti sentirai derubato di una parte di te.

Vorrei scrivere del silenzio delle biblioteche e del profumo dei libri.

Vorrei scrivere della rabbia che sale davanti alla persone che giudicano ma che non muovono un dito.

Vorrei scrivere di quel crampo allo stomaco che ti viene quando capisci di esserti innamorato, e di quando invece capisci di non amare più.

Vorrei scrivere di tutte le canzoni che ti entrano sotto la pelle e che non smetteresti mai di ascoltare. Perché ascoltare una bella canzone è come fare l’amore.

Vorrei scrivere di tutto questo e di molto altro.

Vorrei.

“Cominciai a sognare anch’io insieme a loro, poi l’anima d’improvviso prese il volo …”

Il destino non gli ha concesso il lusso – o la sfortuna? – di invecchiare.

Il tempo non è riuscito a cancellare la sua memoria.

La sua poesia lo ha reso immortale.

“Mille anni al mondo mille ancora
che bell’inganno sei anima mia”

Buon compleanno Faber, ovunque tu sia.

 

Fabrizio De Andrè  (18 febbraio 1940 – 11 gennaio 1999)

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