“Di parole si può vivere…”

Ti ritrovo in bilico d’apnea
le mani strofinacci
che di nuovo sei in balia
di una rima che allacci.

Di parole si può vivere
mi hai detto stamattina
mentre un sole stretto
apriva nuvole.
Come sono quando pensi a me?
Un nome, un suono di due sillabe?
O il centro di un qualcosa
che non si crea?
L’istinto a cui si è arresa
ogni tua idea?
Potessi amore esser nemmeno una donnna
ma il punto esatto del foglio
dove ti scivola nero il tratto di penna.

Sbuco da un riflusso di pazzia
e muto adesso, tu di ghiaccio,
sembri già in balia
di un altro abbraccio.

Cos’è un uomo senza più realtà…
Un nome, il suono di una pagina…
Sei il centro di un qualcosa che non si crea…
L’istinto a cui si è arresa
ogni mia idea.
Ma se potessi amore
soffiarti via quel pensiero
che a tratti
mi pare ti toglie il respiro…
e la moglie dagli occhi.

La moglie del poeta, Max Gazzè dall’album Quindi? (2010)

poesiaHo già parlato altre volte di musica nel mio blog, perché la musica è arte, in alcuni casi poesia.

Oggi mi sento di condividere un pensiero su questa meravigliosa canzone di Max Gazzè, scritta a quattro mani con il fratello maggiore Francesco, come tantissimi suoi successi. Se Max è un vero musicista, Francesco è sicuramente un poeta dei nostri giorni. Un paroliere, un autore raffinato, mai scontato, che riesce a non ripetersi mai nei testi delle sue canzoni, che rimane dietro le quinte ma condivide con il fratello un enorme talento per la musica e una reale attenzione alla cura dei testi, cosa che si fa sempre più raramente nella musica italiana.

Ho dovuto ascoltare due volte questa canzone per capirne fino in fondo il significato. Apparentemente sembra la dichiarazione d’amore di un uomo alla propria donna. In realtà è esattamente l’opposto.

E’ la moglie che parla al marito. Un marito fuori dal comune: un poeta. Una simile sensibilità si trova in un’altra famosa canzone scritta da un uomo per le donne: Quello che le donne non dicono di Enrico Ruggieri.

La donna che ama il poeta sa che ci sarà sempre un’altra figura femminile nelle loro vite, un’amante presente e ingombrante: la Poesia, che pervade ogni aspetto dell’esistenza di chi la segue e le dà voce. Una musa in carne ed ossa che reclama la propria parte di attenzione.

Lo vediamo con gli occhi della moglie, il poeta di cui non conosciamo il nome, che si affanna per cercare la giusta rima, mentre la donna si crogiola nel dubbio di cosa lui pensi di lei (sono un nome o solo il suono di due sillabe?).

Il moto di gelosia per una passione che porta il marito da un’altra parte, in un’altra dimensione. E il dubbio sull’intensità del suo sentimento, la gelosia che fa desiderare di non essere più una donna in carne ed ossa, ma una pagina bianca pronta per essere accarezzata dall’inchiostro di una penna. Lei che deve farsi spazio nell’universo dei pensieri del marito, che con lo sguardo e con l’anima è già altrove. Che guarda la sua donna ma non la vede realmente, il suo sguardo le passa attraverso, verso altre mete che, quasi come la pazzia, lo allontanano dalla realtà.

Perché avere un’anima poetica può anche essere una condanna.

Max Gazzè – La moglie del poeta

 

Paola Cavioni

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